Famiglie e studenti

«Nessun mezzo in più Puntiamo sul car pooling»

di Claudio Tucci

2' di lettura

«L’agenzia per la mobilità regionale ci ha comunicato che non ci saranno mezzi di trasporto aggiuntivi e che il servizio extraurbano non sarà incrementato. Per me, ma soprattutto per i miei studenti, questo rappresenta una grave criticità, visto che su 1.200 ragazzi almeno 8/900 utilizzano i mezzi pubblici per raggiungere la scuola, l’istituto Giulio Natta di Rivoli (Torino). Cosa ho fatto? Ho potenziato le rastrelliere per bici e monopattini, aumentato gli spazi per i parcheggi anche di moto e motorini. Ma soprattutto ho scritto alle famiglie, chiedendo loro di provare a organizzare un servizio di car pooling», ha spiegato la dirigente scolastica, Rita Esposito. Che ha aggiunto: «Sto aspettando le risposte. Ritengo però che un uso condiviso, e stabile, di automobili private tra un gruppo di persone sia importante anche per circoscrivere i contatti».

«Sono mesi che, come tanti miei colleghi, cerco di risolvere i problemi - ha sottolineato Esposito -. E a volte al danno si aggiunge la beffa: Non solo non ho ricevuto docenti aggiuntivi, anzi ho dovuto rinunciare ad un posto di potenziamento su scienze e tecnologie meccaniche. La mia scuola è un istituto tecnico, e c’è bisogno di queste professionalità. A oggi, poi, a una manciata di giorni dalla riapertura, ho numerosi posti vacanti in organico: a Torino ormai sono introvabili i professori di matematica e italiano; anche gli ingegneri, specie meccanici, sono una chimera».

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Sui banchi, ha chiosato Esposito, sono stata più fortunata potendo già disporre di banchi monoposto, 70 per 70 cm. «Sono però un po’ grandi, e ho quindi chiesto 400 banchi di dimensioni inferiori. Mi auguro che arrivino entro ottobre. A oggi in media ho 26 alunni per classe. Con l’università di Bolzano abbiamo aderito al progetto Eden per aiutare il distanziamento: ogni tre banchi inseriamo una pianta verde; un modo per evitare contatti diretti tra i ragazzi e al contempo creare sensibilità alle tematiche green».

Se purtroppo qualche studente o docente si dovesse contagiare, si rischia una incriminazione penale? «Le rispondo così. Vorrei vivere in un Paese dove il lavorare con impegno e nel rispetto delle regole fosse considerato un valore, non una potenziale fonte di guai».

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