la nuova procedura

Nessun rischio da quarantena breve e tampone unico in uscita, ecco tutti i vantaggi

Oltre a liberare in anticipo decine di migliaia di persone in isolamento domiciliare, la prassi rivista può decongestionare il ricorso ai test e incentivare l’uso dell’app Immuni

di Nicola Barone

Quarantena e tamponi: si cambia

Oltre a liberare in anticipo decine di migliaia di persone in isolamento domiciliare, la prassi rivista può decongestionare il ricorso ai test e incentivare l’uso dell’app Immuni


4' di lettura

La prima cosa da dire è che si tratta di un passaggio privo di rischi sostanziali. La seconda è che lo è, a maggior ragione, con risorse limitate in una fase nella quale le forze vanno più che mai concentrate nella capacità di individuazione precoce dei nuovi focolai. Per questo è una novità di assoluto rilievo la decisione di “accorciare” il periodo di quarantena mettendo fine alla prassi del doppio tampone, presa dalle autorità italiane in linea con altri Stati. Le ricadute positive riguardano la sfera personale ma con significative conseguenze anche sul piano economico.

Come funzionerà il sistema

Con le regole riformulate adesso le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale va eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test). Per chi ha sintomi ed è risultato positivo il rientro in comunità è possibile dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test). «Una pandemia è un qualcosa di dinamico, non statico, quindi anche un cambiamento dei protocolli è giusto poiché deve seguire ciò che nel tempo accade. Premesso questo l’Oms stesso raccomanda in assenza di tampone almeno tre giorni di isolamento dopo la sparizione dei sintomi, per gli asintomatici invece dieci giorni di quarantena», spiega Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di ricerca in Statistica medica ed Epidemiologia molecolare presso l’Università Campus Bio-Medico. «L’Italia è sempre stata un Paese cauto in questa gestione pandemica, giusto all’inizio poiché sapevamo poco del virus. Ora vista in questa fase una maggior percentuale di asintomatici e di basse cariche si può ridurre il periodo di quarantena e liberare dopo una negatività al tampone».

Il solco tracciato dalle autorità internazionali

La modifica dei criteri di guarigione e rilascio dell’isolamento dei pazienti positivi prevede il superamento della necessità di due tampone negativi, ora limitata a uno solo. Si prescrive tuttavia che, anche in assenza di negativizzazione (processo che sappiamo essere spesso molto lento, indipendentemente dal decorso della malattia), il soggetto positivo sia dichiarato guarito entro i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Da un’équipe multidisciplinare di scienziati riuniti nelle «Pillole di ottimismo» era arrivato, all’inizio di settembre, un appello alle principali cariche istituzionali, al ministro della Salute e al Comitato tecnico scientifico perché venisse superata la procedura allora in vigore. Guido Silvestri, virologo e professore alla Emory University di Atlanta, e Paolo Spada, chirurgo vascolare all’Humanitas Research Hospital di Milano, dicono che «l’importanza del cambiamento «sta nell’aver riconosciuto, come già nelle linee guida dell’Oms e nella pratica di quasi tutti i Paesi, che “positivo” non equivale a “malato”/”contagioso” e che l’analisi del tampone, utile nel momento della diagnosi, non lo è più nelle fasi successive, in cui il criterio clinico deve prevalere».

Chance più larghe per l’utilizzo di Immuni

Prima conseguenza positiva «è che non fermiamo le persone più del dovuto, ovviamente, e risparmiamo nei tempi di risposta al tampone senza inficiare la sicurezza e la tranquillità di tutti», sottolinea Ciccozzi. E questo è un non trascurabile balzo in avanti. In aggiunta al fatto di «liberare decine di migliaia di persone in isolamento domiciliare, togliendo anche dall’impasse psicologico e logistico i loro famigliari», come fanno notare Silvestri e Spada, «questo passo può incentivare all’uso dell’app Immuni, sinora evitata dalla maggior parte delle persone, anche o soprattutto per il percepito rischio di essere coinvolti nelle pastoie burocratiche della positività, pur in assenza di sintomi. Gli stessi sintomatici non devono temere di segnalare i propri disturbi, perché il percorso risulta ora più breve e non più indeterminato».

L’impatto sulle capacità di testing e di tracciamento

Seguendo nel ragionamento Silvestri e Spada, «molti posti letto negli ospedali sono inoltre stati occupati finora da pazienti ricoverati a scopo precauzionale, e trattenuti a lungo in attesa della negativizzazione del tampone». Adesso «possono essere ora svincolati per tempo, senza alcun rischio di contagiosità. Il passo successivo potrebbe essere l’uso del test sierologico per i soggetti che risultano positivi ai tamponi eseguiti per screening occasionale, in assenza di sintomi: questi pazienti, che sono stati a lungo isolati nei mesi scorsi, potrebbero ora essere riconosciuti come casi di infezioni superate, e ormai fuori dal periodo di contagiosità, per i quali non è necessario alcun provvedimento restrittivo. La quarantena fiduciaria dei contatti, infine , ridotta da 14 giorni a 10, consente di limitare il disagio che grava sempre più spesso sulle famiglie e il lavoro, specialmente a seguito dei casi di positività nelle scuole e nei gruppi di lavoro». Gli editors-in-chief di «Pillole di Ottimismo» ritengono che anche nel suddetto caso, come per il rilascio dell’isolamento dei positivi, l’uso del tampone al termine del periodo possa essere abbandonato del tutto, «poiché le garanzie sul contenimento del contagio sono più che sufficienti e nel contempo si otterrebbe ulteriore riduzione dell’impatto sulle capacità di testing del sistema di tracciamento e sulla vita lavorativa ed economica della società».

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