ALIMENTARE

Nestlé, Perugia conquista KitKat e diventa hub del cioccolato

Nello stabilimento lavorano 613 persone più un centinaio di stagionali. Presentati nuovi prodotti con cui si punta sui mercati esteri

di Silvia Pieraccini


Perugina: nuove golosita' dall'Hub internazionale del cioccolato in tutto il mondo

3' di lettura

Le nubi sullo storico stabilimento Perugina di San Sisto, il quartiere di Perugia nato intorno al famoso marchio di cioccolato, si sono diradate. La decisione della multinazionale Nestlè di portare qui, dall’agosto scorso, la produzione del KitKat Icon (snack al cioccolato a forma di coniglietto per le feste pasquali e di Babbo Natale per le feste natalizie), e dunque di uno storico brand internazionale forte all’estero, ha rasserenato gli animi dopo la fase (2016-2018) della ristrutturazione e delle uscite incentivate (che alla fine sono state circa 150). Per la nuova linea produttiva dedicata al KitKat il gruppo ha investito un milione di euro, completando così il piano di investimenti da 60 milioni realizzato negli ultimi tre anni, di cui 15 milioni nell'ammodernamento degli impianti.

La sfida sui mercati esteri
Oggi lo stabilimento Perugina è dunque ripartito, diventando quello che Nestlè chiama un hub internazionale del cioccolato, competitivo all’interno del gruppo e pronto a potenziare ancora la produzione con nuovi articoli, oltre ai tradizionali Baci Perugina, alle tavolette di cioccolato Nestlè e, appunto, alla new entry KitKat. Proprio nei giorni scorsi i vertici dell’azienda hanno presentato nuovi prodotti made in Perugia con cui puntano a conquistare anche i mercati esteri: oltre al KitKat, ci sono tre novità a marchio Perugina, le praline ‘I granellati', la tavoletta monoporzione fondente ‘Mini Nero' e i Baci Rosa. E soprattutto hanno descritto uno stabilimento che vuol crescere, vuol competere, vuol mostrare ‘saper fare' e qualità delle produzioni.

«Essere un hub è importante – spiega Bruno Emmenegger, business executive manager della divisione Dolciari di Nestlé Italiana – perché permette di rispondere ai consumatori mondiali che amano il gusto italiano. Oggi l’hub di Perugia esporta il 44% della produzione, che è diretta alle consociate estere: la produzione continua a crescere – aggiunge il manager - ed è destinata a diventare sempre più protagonista sul mercato globale».

Il piano per rilanciare l’export del Bacio
Ora la sfida vera, che finora non ha raggiunto i risultati attesi, è quella di rendere davvero internazionale il Bacio, prodotto-icona di Perugina la cui ricetta risale al 1922, ad alto valore aggiunto e intensità di manodopera, che è stato riconosciuto come global brand all'interno del gruppo e che deve spiccare il volo oltreconfine. «Perugina guarda con grande attenzione all'Asia, che ricerca la qualità di prodotti di importazione e apprezza il gusto italiano anche nel cioccolato», afferma l'azienda che sta creando delle experience di marca digitali per poi far vivere la creazione artigianale di Baci nel punto vendita, con demo e calligrafi che regalano messaggi personalizzati.

«Le nuove produzioni consolidano e rafforzano l’occupazione – afferma Michele Greco, segretario generale Flai-Cgil Umbria – e i volumi attuali, circa 21mila tonnellate, ci danno sicurezza, anche se la capacità produttiva dello stabilimento è di 32-38mila tonnellate, raggiunte nei periodi d’oro. Quel che serve, adesso, è far decollare il piano strategico di rilancio dell’export del Bacio». Anche perché questo, secondo il sindacato, potrebbe permettere di trasformare a tempo pieno i contratti che durante la fase di ristrutturazione sono stati ridotti a part time per tutelare l'occupazione.

Oggi nello stabilimento di Perugia lavorano 613 persone più un centinaio di stagionali assunti durante i periodi di punta. L’incremento delle produzioni destinate all'export, e dunque a Paesi che hanno una stagionalità diversa dall’Italia, assicurerebbe nuovo lavoro e ulteriore prestigio. Il primo passo, quello dell’arrivo delle produzioni di KitKat, lascia ben sperare.

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