cinema

Netflix produrrà un «cinepanettone»: le sale indipendenti la boicottano

di Andrea Biondi

Una carta del cinema per regole chiare su distribuzione online

4' di lettura

Gli esercenti cinematografici italiani passano alle maniere forti. O perlomeno a quelle urlate, con una Santa Alleanza contro una Netflix che, ora, si lancia addirittura anche nella produzione dei cinepanettoni. Senza una regolamentazione chiara su distribuzione e «contemporaneità» di uscite in sala e sulla piattaforma «abbiamo deciso di non proiettare film Netflix nelle nostre strutture. Pena l’esclusione dal circuito». A dirlo è Andrea Malucelli, presidente di UniCi , unione di sale indipendenti che, numeri alla mano esibiti dal Consorzio, rappresenta il terzo circuito di esercenti del Paese.
Subito dopo i big Uci Cinemas e The Space con un 15% di marketshare. «Nella nostra idea di mercato – afferma Malucelli, presidente di UniCi – c’è posto per tutti, ma sono necessarie regole e condizioni per lavorare che mancano. Per questo invitiamo tutta la filiera, produttori compresi, a partecipare alla stesura di una Carta del Cinema».

Il caso «Sulla mia pelle»
Insomma, una riscrittura delle regole e dei rapporti che appare una necessità anche sulla scia delle polemiche virulente seguite all’ultimo Festival di Venezia. Il Leone d’oro è stato vinto da Roma, il film di Alfonso Cuarón targato Netflix. A Venezia è stato presentato anche Sulla mia pelle, il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi la cui visione in contemporanea nelle sale e su Netflix (oltre che attraverso proiezioni «pirata» anche collettive) ha creato un autentico bailamme, al punto che Andrea Occhipinti, numero uno di Lucky Red che ha prodotto e distribuito il titolo, ha preferito rassegnare le dimissioni da presidente dei distributori dell’Anica. «Il film – dice Malucelli – ha ottenuto un discreto risultato al botteghino nonostante gli abbonati Netflix potessero comunque vederlo a casa. Ma tutto questo rappresenta il campanello d’allarme di una possibile deriva cui va subito posto rimedio».

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Arriva «Natale a 5 Stelle»
Come se non bastasse, lunedì 8 ottobre è arrivata la conferma della notizia che prima di Natale (dal 7 dicembre) debutterà il cinepanettone di Netflix. L’appuntamento che per le sale italiane ha rappresentato per lungo tempo un appuntamento chiav sbarca così per la prima volta «solo» su Netflix e con una scelta tutt’altro che minimal: scritto da Enrico Vanzina e diretto da Marco Risi. Titolo più che eloquente: Natale a 5 Stelle. A produrlo sarà Andrea Occhipinti per Lucky Red.

Il tema caldo delle finestre
Benzina sul fuoco, insomma, nel quadro di un allarme che gli esercenti hanno lanciato in particolare dopo la mostra di Venezia. «Netflix non ha trovato spazio a Cannes o a Berlino. E invece ha trovato una sponda a Venezia. La realtà purtroppo è questa», dice Carlo Bernaschi, presidente dell’Anem (Associazione nazionale esercenti multiplex). «La tendenza a non rispettare le finestre – aggiunge Bernaschi – è pericolosa. Invece bisogna scegliere. La contemporaneità non va bene». Chiaro il messaggio a Netflix: scegliere fra uscita sulla piattaforma o al cinema, con l’invito dall’altra parte al rispetto delle finestre che, attualmente, per accordi fra le parti si attestano sui 105 giorni di permanenza al cinema, prima del Tvod (on demand a consumo) e del «fisico» con dvd e Blu-ray, della pay tv, poi dello Svod (l’on demand con abbonamento) per approdare a fine corsa sulla Tv free. C’è stato qualche strappo alla regola, ma episodico. L’esperienza di Vision distribution – società di distribuzione cinematografica frutto dell’accordo tra Sky e cinque tra le principali società di produzione indipendenti italiane – con una maggiore flessibilità nei tempi fra passaggio in sala e sulla pay.

Se gli esercenti fanno muro
Il caso Netflix però appare differente agli esercenti, non fosse altro perché si tratta di una realtà così importante da consumare il 15% del traffico web mondiale. Così gli esercenti di Unici (77 sale diffuse nel Paese) hanno deciso di passare al contrattacco. Chiaro che la valenza pratica di un divieto per i film Netflix non è dirompente. Ma l’intento era far suonare l’allarme. «Ci fa piacere – spiega Mario Lorini, presidente Anec, l’associazione nazionale degli esercenti – che un gruppo privato come UniCi riconosca la nostra stessa idea. Uniti si vince. E questo è tanto vero adesso». Per il presidente Anec «il cambiamento delle regole non può essere unilaterale. Il meccanismo delle finestre deve rimanere. E non è una posizione di retroguardia. Ci sono film che hanno contributi pubblici; loro soprattutto devono rispettare le regole e la centralità della sala che deve essere garantita da tutti gli attori della filiera».

Incassi in calo (di 30 milioni)
Gli ingredienti per una miscela esplosiva ci sono tutti, anche perché il box office non dà segnali di grande salute. Nei primi nove mesi del 2018, stando ai dati Cinetel, all’appello mancano 30 milioni su base annua per incassi scesi a 377,6 milioni. È ovvio che non è a Netflix che va attribuita la colpa.Solo per fare due esempi, la stagionalità (l’estate in cui le sale si svuotano, di spettatori ma anche di proposte degne) e l’eccesso di film in programmazione sono problemi di cui si parla da anni. E ancora in cerca di soluzione.

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