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Netflix ritocca i prezzi, in Italia scatta l’aumento per due tariffe su tre

Il pacchetto standard sale a 12,99 euro mensili, 17,99 euro per il premium

di Andrea Biondi

(Bloomberg)

3' di lettura

Netflix ritocca i prezzi in Italia: da uno a due euro in più al mese. Resta però ferma la tariffa base, offerta ai clienti a 7,99 euro al mese.

Per il colosso di Los Gatos si tratta del terzo aumento da quando è sbarcato sul mercato italiano nel 2015. Il primo rialzo è del 2017 e il secondo è datato giugno 2019. In entrambi i casi non è stata rivista al rialzo la tariffa base, da 7,99 euro al mese (contenuti visibili su uno schermo per volta e senza alta definizione). E così succederà anche in occasione di questo terzo ritocco all’insù che, a quanto verificato dal Sole 24 Ore, partirà oggi.

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«Il nostro obiettivo principale – puntualizza un portavoce Netflix – è offrire un’esperienza di intrattenimento che superi le aspettative dei nostri abbonati. Stiamo aggiornando i nostri prezzi per riflettere i miglioramenti che apportiamo al nostro catalogo di film e di show e alla qualità del nostro servizio e, cosa ancora più importante, per continuare a dare più opzioni e portare valore ai nostri abbonati. Proponiamo diversi piani di abbonamento affinché ciascuno possa trovare l’opzione più soddisfacente per le proprie esigenze».

Nel dettaglio, si pagherà quindi un euro in più al mese per il piano Standard (da 11,99 a 12,99 euro) e due euro in più per il piano Premium (da 15,99 a 17,99 euro). Il primo consente la visione in contemporanea su due schermi e con risoluzione Full HD. Il piano Premium contempla invece la possibilità di utilizzare contemporaneamente 4 schermi per visioni in ultraHD e 4K.

Netflix dunque mette mano al pricing delle sue offerte in Italia che già da oggi cambieranno per i nuovi abbonati, mentre gli abbonati esistenti inizieranno a ricevere una notifica dal 9 ottobre tramite e-mail e anche all’interno della app, 30 giorni prima dell’aumento di prezzo.

È evidente che un aumento di prezzo non rappresenta una mossa per strizzare l’occhio a nuovi e vecchi abbonati. Ma in Netflix, come si evince dalla dichiarazione del portavoce, la scelta è ricondotta ai miglioramenti tecnologici intercorsi nel frattempo dall’ultimo repricing come anche all’aumento del prodotto messo a disposizione dei clienti. Che è diventato anche più made in Italy. Nel 2020, ad esempio, sono state lanciate 5 nuove stagioni di serie originali italiane oltre a film made in Italy (da “Ultras” a “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”). Anche nel 2021, come raccontato di recente dalla vicepresidente per le serie italiane di Netflix, Eleonora Andreatta, gli originals italiani non sono mancati, sia per le serie (“Generazione 56K” o “Luna Park” lanciata il 30 settembre) sia per i film (“Il Divin Codino”, per esempio).

Questa la base delle argomentazioni a supporto di una scelta attesa al test degli abbonati. I quali in Italia, stando a indiscrezioni di mercato che circolano fra analisti, sarebbero complessivamente sopra i 3 milioni. Sono però rumors perché non esistono dati ufficiali se non quelli forniti trimestralmente dal gruppo, quotato al Nasdaq, e da cui emergono 209 milioni di abbonati globalmente a fine giugno, ma aumentati solo di 1,54 milioni per il periodo aprile-giugno.

Dati più specifici si avranno dopo che dal 2022 nascerà Netflix Italia, con la contabilizzazione in Italia e non più in Olanda dei ricavi conseguiti in loco (con tutto quel che consegue in termini di tassazione e portando in aggiunta all'Iva già versata in Italia sin dagli esordi, anche le imposte sui redditi di un numero di lavoratori che saranno spostati stabilmente in Italia). Tutto questo mentre, su un altro versante, occorrerà vedere come finirà la partita che, sempre in Italia, vede Netflix, come gli altri operatori del video on demand, interessata dall’aumento previsto dal Tusmar delle quote obbligatorie di investimento in produzioni italiane ed europee. È previsto il raddoppio dal 12,5% degli introiti netti annui al 25% del 2025. Un incremento che ha fatto protestare i vertici di Netflix in Italia. Le Commissioni parlamentari hanno tempo fino al 15 ottobre per esprimere il loro parere. Poi toccherà al Governo dare forma definitiva a quello che ora è lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sui Servizi Media Audiovisivi (Smav).

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