covid-19, chi vince e chi perde

Netflix salvata dal virus: in Borsa cancella il crollo e torna in vetta

Famoso per le spese folli, il colosso dello streaming era in difficoltà per l’arrivo di concorrenti come Disney o Amazon. Poi è arrivata la pandemia

di Enrico Marro

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(AFP)

Famoso per le spese folli, il colosso dello streaming era in difficoltà per l’arrivo di concorrenti come Disney o Amazon. Poi è arrivata la pandemia


3' di lettura

Fino a poco tempo fa era considerata una società dal futuro incerto, con la cassa bruciata dai debiti e lo sbarco nel settore streaming di temibili concorrenti come Disney e Amazon. Poi è arrivata l’emergenza coronavirus e più di tre miliardi di persone sono finite ai domiciliari a guardarsi le serie tv. Così, a Wall Street, Netflix si ritrova a essere una delle poche società che è tornata ad accarezzare i massimi borsistici pre-pandemia, nemmeno si trattasse di un outsider del settore biotech che annuncia di sperimentare un vaccino di qualche tipo.

Ma quella di Wall Street è davvero una reazione comprensibile? O le attuali quotazioni di Netflix in Borsa sono solo un fuoco di paglia? Vediamo cosa pensano gli analisti, ma prima ancora vediamo quali erano i problemi del colosso dello streaming nell’era pre-coronavirus.

Netflix prima del coronavirus
Il credo di Netflix è sempre stato spendere a piene mani mettendo in piedi nuove produzioni per moltiplicare gli abbonati. I risultati sono stati da incorniciare, con 170 milioni di abbonati, ricavi a oltre 20 miliardi di dollari (e incrementi annui a doppia cifra), utile operativo al 13%, grazie anche alla consueta agilità fiscale delle multinazionali americane. Il problema è il debito del colosso dello streaming: solo quello a lungo termine è quintuplicato in quattro anni a quota 14 miliardi di dollari, con una spesa per interessi che si aggira sui 600 milioni di dollari l’anno.

Vivere a leva bruciando cassa
La società californiana è famosa a Wall Street per la sua capacità di bruciare cassa: nel 2019 ha generato liquidità per 3,5 miliardi di dollari ma investito su nuove serie per 15 miliardi, continuando nel suo gioco pericoloso di vivere a leva. La scommessa degli analisti è che nei prossimi anni l’aumento degli abbonamenti inverta la tendenza: secondo Neil Begley, di Moody’s, nel 2021 Netflix toccherà i 200 milioni di abbonati, mettendo nel mirino per il 2023 finalmente il breakeven sul free cash flow. Secondo Guggenheim Securities ce la farà addirittura nel 2022. Ma c’è anche chi - come Patrice Cucinello di Fitch - è più scettico sul fatto che la società guidata da Reed Hastings possa mai smettere di bruciare cassa.

Netflix e il coronavirus: all’inferno e ritorno
In questo scenario pieno di incognite piomba come un fulmine l’epidemia di coronavirus - presto diventata la prima pandemia del terzo millennio - costringendo oltre tre milioni di persone al “distanziamento sociale”. Per ora non sappiamo se l’economia mondiale avrà una ripresa a “U”, a “V” o a “L”, ma nel caso del colosso dello streaming basta dare un’occhiata a un grafico di Borsa per vedere una netta “V”: massimi intorno a quota 390 superati quattro volte tra metà febbraio e inizio marzo, poi un crollo verticale (-35%) con un minimo di 290 toccato il 17 marzo, quindi una vertiginosa risalita (+32%) a quota 382, superata il 31 marzo

L’effetto pandemia sui conti
Visto che stiamo parlando di Netflix, non del Bitcoin, qualche spiegazione razionale a questi giri della morte sulle montagne russe ci dev’essere. Secondo gli esperti sono due i motivi delle fortune del colosso dello streaming. Primo: gli abbonamenti stanno aumentando, come conferma una ricerca di Credit Suisse, soprattutto nei Paesi che per primi sono finiti in quarantena come Corea, Italia e Spagna. Secondo motivo: l’emergenza coronavirus sta bloccando negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna produzioni kolossal che nel 2020 si stimava sarebbero costate 17 miliardi di dollari. La Covid-19 è quindi riuscito nel doppio miracolo di aumentare gli abbonamenti e contemporaneamente frenare le spese di Netflix, che comunque al momento ha un buon magazzino da mettere in gioco.

I punti deboli
Attenzione però, spiegano altri analisti, perché gli effetti a lungo termine del coronavirus rischiano di essere nefasti per la società californiana. Intanto i concorrenti non sono rimasti alla finestra. Disney, in particolare, che è stata costretta dal contagio a chiudere i parchi a tema, sta spingendo con decisione l’acceleratore su Disney+, che è probabilmente destinato a macinare più abbonamenti di Netflix visto che quest'ultima ha già saturato diversi mercati, come nota il direttore di Hub Entertainment Research. In Italia, Disney+ è arrivato il 24 marzo a 6,99 euro, contro prezzi mensili che oscillano tra 7,99 e 15,99 euro per Netflix (e i 3,99 euro di Amazon Prime Video). Poi non va dimenticato che gli effetti della pandemia sulle tasche dei consumatori nei prossimi mesi si faranno sentire in modo drammatico: siamo sicuri che i budget familiari per le spese di entertainment resteranno intatti?

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