Sviluppo

Neve, l’allarme degli operatori: servono più hotel e impianti

Vialattea: per non limitare il turismo alle seconde case è necessario aumentare del 30% i posti letto disponibili. In Val d'Aosta investimenti sui bacini idrici per l'innevamento programmato

di Filomena Greco


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Piccolo Cervino. Rendering della stazione a monte della nuova trifune che collegherà Zermatt a Cervinia

5' di lettura

Skipass per under 18 a prezzi popolari in Valle d’Aosta e stagionali “a giornate” a Bardonecchia. Sono alcune delle novità di marketing a ridosso dell’apertura degli impianti tra Piemonte e Valle d’Aosta, regioni che insieme raggiungono il 13% delle quote del mercato neve in Italia. Nei comprensori del NordOvest si scia a partire dai mille metri di quota – è il caso di Limone Piemonte, nel Cuneese – fino ai tremila e oltre di Cervinia. Qui la stagione ha già aperto, il 26 ottobre scorso, nel resto della Valle d’Aosta si comincia il 30 novembre mentre in Piemonte solitamente il via agli sci è a ridosso dell’8 dicembre. Con almeno tre appuntamenti per lo sci mondiale: dopo tre anni torna a Sestriere la Coppa del mondo di sci femminile e a La Thuile (29 febbraio-1° marzo 2020) il super Gigante e uno Slalom. Il 20 e il 21 dicembre invece Breuil-Cervinia diventa per la terza volta sede della Coppa del Mondo FIS 2019-2020 con una gara di Snowboard Cross – SBX in cui si sfideranno i migliori riders del mondo.

Due modelli di gestione del prodotto neve diversi: la Valle d’Aosta conta società a forte partecipazione pubblica mentre il Piemonte registra un ruolo dominante dei privati. Su una cosa, però, le differenze sono poche: sul prodotto neve si deve investire – strutture ricettive e impianti di risalita – per stare al passo e aumentare le proprie quote di mercato, garantire buoni livelli di innevamento programmato e garantire sostenibilità al turismo in quota. Soltanto il fondo neve della Regione Piemonte vale 26 milioni, a cui si aggiungono le risorse per l’innevamento e la sicurezza in pista. In Valle d’Aosta la regione autonoma è azionista di maggioranza delle principali stazioni sciistiche: le aziende fatturano nel complesso circa 85 milioni di euro all’anno fa sapere la Regione autonoma, con 3 milioni di presenze e 30 milioni di passaggi, con mille addetti tra dipendenti fissi e stagionali: «Si tratta di un settore trainante per l’economia valdostana – sottolinea l’assessore Luigi Bertschy – e stiamo lavorando strategicamente per investire in tutti i grandi comprensori, attraverso iniziative di grande respiro, di collegamento intervallivo o di riprogettazione dei comprensori. Si tratta di iniziative che al momento sono ancora in fase progettuale, ma che una volta realizzate cambieranno la qualità dell’offerta sciistica dell’intera Valle d’Aosta per il prossimo futuro». Collegare Cogne a Pila, ad esempio, o unire Cervinia alla Val d’Ayas sono alcune delle visioni progettuali che potrebbero incidere sul futuro della Valle. E guardando al futuro non guasta il secondo riconoscimento arrivato dalla Guida Michelin alla ristorazione in quota per il Petit Royal di Courmayeur che si affianca al Petit Restaurant di Cogne.

Il sistema neve nel suo complesso ha registrato a livello nazionale la scorsa stagione invernale una riduzione del 3,6% delle presenze e del 4,7% per i fatturati, come evidenziano i dati di Skipass Panorama Turismo, Osservatorio Italiano del Turismo Montano di JFC. Il Piemonte, in particolare, è cresciuto in presenze e arrivi mentre la Valle d’Aosta ha registrato un dato in linea con quello nazionale

La Via Lattea, il comprensorio più esteso del Piemonte con 12 milioni di passaggi a stagione – il record risale al 2016/2017, con quasi 14 milioni – registra un tasso di sfruttamento degli impianti pari a circa il 27%. Da un lato si tratta di un dato “fisiologico”, dall’altro però, come rileva l’amministratore delegato della Sestrieres Spa Alessandro Perron Cabus nell’ultima relazione di bilancio, richiama la necessità di fare di più. Qui, come nel resto del Piemonte, il problema sta nel turismo di prossimità, che rappresenta la parte dominante dell’offerta neve. «Servirebbe aumentare di almeno il 30% la dotazione di posti letto nei comprensori piemontesi – commenta Giampiero Orleoni, presidente di Arpiet, l’associazione delle imprese del trasporto a fune – così da garantire presenze anche in settimana. Il mercato punta sulle settimane bianche, andrebbe incentivato a fronte di un pendolarismo legato all’esteso patrimonio di seconde case, che indebolisce il sistema».

Gli operatori della Via Lattea stanno correndo ai ripari tanto che la stessa società di gestione degli impianti del comprensorio sta investendo sulla rete alberghiera: «L’estate scorsa – evidenzia l’ad Alessandro Perron Cabus – la società ha acquistato l’ex Hotel I Cavalieri di Sestriere, oggi Hotel Gran Roc, che ci prepariamo ad inaugurare a dicembre, dopo tre anni di chiusura, e ha sottoscritto il copromesso per l’Hotel La Torre di Sauze d’Oulx, in amministrazione controllata». Sono dunque una dozzina le strutture ricettive gestite dalla Setrieres Spa, attraverso ABC Group. Sommando i posti letto alberghieri dell’intero comprensorio della Via Lattea, rileva la Sestrieres Spa, si raggiungono i 10.193 posti a fronte di 65mila posti letto in appartamenti di seconde case.

Tra i principali progetti per nuove infrastrutture in Piemonte, ci sono i lavori per la nuova telecabina da 10 posti che sostituirà la storica biposto del Rosso, a Prato nevoso, nel Cuneese. Si lavora anche a Bardonecchia, dove è in fase di installazione la seggiovia quadriposto “Sellette”, nel quadro di un più ampio progetto di ammodernamento della parte in quota del comprensorio del Melezet. Progetti e interventi sono incorso da anni per fare di San Domenico di Varzo, in Val d’Ossola, a ridosso della Svizzera, un comprensorio sciistico tra i principali dell’arco alpino, ed è in pista anche il piano investimenti per Limone Piemonte, sostenuto dalla Regione Piemonte. Si punta alla prima 6 posti in Vialattea, a inizio 2020 dovrebbe iniziare la progettazione esecutiva.

«Neve e innevamento programmato rappresentano i punti di forza della proposta neve in Valle d’Aosta» sintetizza Ferruccio Fournier, presidente dell’Associazione valdostana impianti a fune (Avif). Per gli operatori, si tratta di un passaggio obbligato per garantire le aperture stagionali e sfruttare le finestre di freddo per creare il giusto tappeto di neve in pista. Un mix di investimenti, tecnologia e infrastrutture, a cominciare dai bacini idrici. «L’ultimo in ordine di tempo – racconta Fournier – è quello da 130mila metri cubi realizzato a Champoluc, in grado di garantire l’innevamento completo delle piste attraverso 100 ore di lavoro dell’impianto». Sostenibilità è la parola d’ordine per i comprensori valdostani. «L’attenzione all’ambiente è determinata dall'utilizzo da parte di tutti i comprensori unicamente di energia idroelettrica, mentre alcuni di essi hanno realizzato, sfruttando gli impianti di innevamento, centraline di produzione locale di energia idroelettrica» sottolinea l’assessore Bertschy. Inoltre, per sostenere le stazioni sciistiche minori, la Regione ha introdotto un sistema di ticketing particolare: «verrà riconosciuto, allo sciatore possessore di un “teleskipass”, una giornata gratuita, da utilizzare sempre in uno degli 11 comprensori minori al raggiungimento della quinta, decima e così via, giornata di sci effettuata sempre in una di queste località» spiega.

Lavori in corso a Courmayeur per la sostituzione di due impianti a fune con una nuova dotazione, nuove piste ludiche (funslope) invece a Gressoney (Monterosa Ski) e Pila, nuovo parco giochi a Gressoney e bacino di accumulo dell’acqua ad Ayas. In Valle d’Aosta e sono diversi i progetti che puntano ad increntare i collegamenti tra le valli valdostane, tra questi c’è l’ipotesi di creare un collegamento con impianto 3S tra Cogne e Pila, ipotesi tornata in campo dopo la bocciatura della Regione Autonoma nel corso del 2017. Mentre almeno dal 1993 si discute della possibilità di collegare, su territorio italiano, Cervinia alla Val d’Ayas, una suggestione ancora d’attualità alla luce dei due impinati – uno in fase di realizzazione, l’altro aperto a settembre scorso – per collegare Italia e Svizzera. «Si tratterebbe del più grande comprensorio sciistico» commenta Fournier, con un carico di impatto ambientale ancora tutto da valutare.

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