analisiemergenza coronavirus

New generation Ue, i passaggi perché il piano da 750 miliardi della Commissione diventi operativo

L'erogazione dei fondi destinati ai singoli paesi (per l'Italia un totale di circa 173 miliardi) dovrebbe avvenire “in progress”, attraverso tranche (con periodicità da definire) collegate allo stato di avanzamento dei singoli piani di riforma

di Dino Pesole

default onloading pic
(12386)

L'erogazione dei fondi destinati ai singoli paesi (per l'Italia un totale di circa 173 miliardi) dovrebbe avvenire “in progress”, attraverso tranche (con periodicità da definire) collegate allo stato di avanzamento dei singoli piani di riforma


4' di lettura

Il nuovo piano “Next generation Ue” proposto dalla Commissione europea, con la sua potenza di fuoco da 750 miliardi grazie a un mix di sovvenzioni e prestiti, rappresenta una svolta non da poco e va accolto con assoluto favore. Il problema, determinante quando si è alle prese con un’emergenza senza precedenti come quella in atto, è nei tempi di attuazione che possono fare la differenza, e nelle “condizioni” in termini di rispetto degli impegni sul versante delle riforme e degli investimenti (che possono anche essere determinanti). Le complesse procedure istituzionali europee si intrecciano dunque con gli adempimenti che il nuovo piano della Commissione pone nella responsabilità dei singoli paesi.

La parola ai Capi di Stato e di Governo
I prossimi appuntamenti saranno decisivi per verificare se la proposta avanzata da Ursula von der Leyen potrà essere approvata senza modifiche e a quali condizioni i quattro paesi cosiddetti “frugali” (Paesi bassi, Svezia, Austria e Danimarca) saranno disposti a dare il via libera al piano. Passaggio fondamentale, perché per avviare l'operazione (che non ha precedenti nella storia dell'Unione europea) occorre l'unanimità, e dunque è probabile che il testo subisca delle modifiche. Chiaro comunque l'intendimento della presidente della Commissione: in caso di mancata approvazione, sarà del tutto chiaro a quali paesi vada attribuita la “responsabilità”. Non certo a Bruxelles, che ha fatto la sua parte. Per questo è più che probabile che il summit europeo del prossimo 19 giugno non sia risolutivo. Si ipotizza un nuovo vertice dei Capi di Stato e di governo da tenersi a ridosso delle vacanze estive, probabilmente a fine luglio. Circostanza non secondaria: il 1° luglio la Germania assumerà la presidenza di turno dell'Unione europea e dunque Angela Merkel potrà mettere in campo tutta la sua ormai consolidata abilità negoziale alla ricerca della migliore soluzione di compromesso.

Dal via libera del Consiglio Ue alle tappe successive
Una volta ottenuto il via libera da parte dei Capi di Stato e di Governo, il nuovo piano della Commissione dovrà passare al vaglio dei parlamenti nazionali, con particolare riferimento alle modalità di finanziamento dell'intera operazione. Sarà la Commissione a raccogliere sul mercato dei capitali i 750 miliardi da utilizzare per il “Next Generation Ue”, attraverso l'emissione di bond garantiti dalla tripla A con scadenze tra il 2028 e il 2058 (per finanziare sia le sovvenzioni che i prestiti - 560 miliardi diretti alla ripresa economica, di cui 310 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 250 miliardi come prestiti). Parte delle fonti di finanziamento potrebbe provenire, oltre che dal bilancio Ue anche da nuove forme di prelievo (come la tassa sul digitale e sull'anidride carbonica). Sono tutt'altro che escluse nuove istruttorie e possibili incidenti di percorso, soprattutto quando si mette mano a un terreno scivoloso come il fisco, e anche su questo è prevista l'unanimità.

La palla torna alla Commissione
Una volta completata questa prima parte dei passaggi istituzionali, la palla tornerebbe alla Commissione. L’idea è quella di incardinare la concessione sia delle sovvenzioni che dei prestiti all'interno del “semestre europeo”, vale a dire di quella serie di adempimenti messi in campo per assicurare il coordinamento “ex ante” delle politiche economiche. Operazione che normalmente avviene nei primi sei mesi dell'anno, e che si conclude in maggio con le rituali ”raccomandazioni che Bruxelles invia a ogni paese”, poi condivise dal Consiglio Ue di giugno. Quest'anno, alla luce dell'emergenza in atto, il piano dettagliato di riforme strutturali e di investimenti necessario a ottenere il via libera ai fondi potrà essere presentato anche in ottobre, in concomitanza con il varo delle leggi di bilancio. Per l'Italia, il primo step vi sarà a fine settembre con l'approvazione del quadro macroeconomico aggiornato, e poi con la messa a punto della manovra per il 2021.

Work in progress
Stando alla “road map” prevista dalla Commissione, i programmi di riforma e il timing sugli investimenti dovrà essere approvato sia dallo stesso esecutivo comunitario che dal Consiglio. L'erogazione dei fondi destinati ai singoli paesi (per l'Italia un totale di circa 173 miliardi) dovrebbe avvenire “in progress”, attraverso tranche (con periodicità da definire) collegate allo stato di avanzamento dei singoli piani di riforma. In sostanza, sull'effettivo impiego dei fondi la Commissione e il Consiglio eserciteranno dei controlli periodici, di fatto spostando il focus, che nel periodo pre-pandemia si concentrava sulla sorveglianza del rispetto dei vincoli di bilancio, allo stato di avanzamento dei percorsi di riforme e investimenti. Istruttoria determinante ai fini dell'erogazione delle diverse tranche dei finanziamenti. Se questo è in linea di massima il timing, pare evidente che per il nostro paese il nuovo “Recovery plan” rappresenti un'occasione storica per rendere effettiva la capacità di spesa (finora carente) dei fondi europei, per snellire e semplificare l'apparato burocratico e amministrativo e ridurre in modo incisivo la pressione fiscale anche grazie ai proventi della lotta all'evasione, ma anche per accelerare i tempi della giustizia civile e affrontare il nodo dell'incompiuto federalismo fiscale. Per una volta, non sarà e non potrà essere Bruxelles l'oggetto degli strali e delle polemiche politiche. In gioco è una partita che vale il futuro del paese, e che dunque è tutta da giocare in casa nostra.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti