Viaggi nel tempo

New Orleans, il racconto del ritorno nella città delle origini

Questo è l'unico posto al mondo dove puoi mangiare ostriche fritte, trovare una perla in un panino e bere Bloody Mary facendo il bucato.

di Brendan Greeley

4' di lettura

Una volta, la mia futura moglie ed io abbiamo trovato una perla in un po-boy di ostriche da Domilise's, a New Orleans. Un po-boy è quello che altrove verrebbe chiamato semplicemente “panino” ed è un pezzo di baguette con una crosta molto croccante, tagliato per il lungo, farcito con uno strato puramente decorativo di lattuga e, nel mio caso, ostriche fritte. Ci sono varianti con il roast beef o con i gamberi e alcuni lo chiedono metà e metà anche se non ho mai capito perché, visto che il risultato è mangiare meno ostriche. Me ne sono reso conto subito nell'istante in cui mi ha toccato i denti. L'ho estratta delicatamente e ho constatato con la donna che poi avrei sposato che, in effetti, si trattava di una piccola perla dalla forma irregolare. Eravamo increduli per quel colpo di fortuna e lʼabbiamo fatta sparire subito nell'incarto del panino. Ne parliamo ancora con meraviglia.

La friggitoria Domilise’s a conduzione familiare.

Domilise's si trova all'angolo tra Bellecastle Street e Annunciation Street, che hanno il nome scritto su mattonelle di ceramica incastonate nel marciapiede. Quando, molti anni fa, consegnavo le pizze in zona e mi perdevo (il gps integrato nell'auto era ancora troppo costoso), piazzavo la macchina in mezzo a un incrocio con le quattro frecce accese, scendevo al volo e controllavo il marciapiede per sapere il nome della via. New Orleans è scomoda. È inefficiente. Non funziona.

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Ma a New Orleans c'è Domilise's: a conduzione familiare, nient'altro che una friggitrice, la linea di preparazione dei po-boy affacciata su un vecchio pavimento di linoleum e un bancone non troppo lungo. Gli interni sono una celebrazione della famiglia Manning e le pareti sono tappezzate con i poster dei quarterback della NFL Peyton ed Eli Manning. Il padre, Archie Manning, era stato a sua volta quarterback dei New Orleans Saints negli anni Settanta. È una storia risaputa e ovvia per chiunque sia di New Orleans. Ma io non sono originario di qui e ci sono arrivato dopo.

Mi spezza il cuore non essere di New Orleans. Ci ho vissuto però, e ogni occasione è buona per ritornarci. Ho imparato a non commettere gli errori più banali. So pronunciare bene Calliope Street e, quando dico il nome della città, cerco di trovare un compromesso tra la pronuncia “Niu Oar liins”, che è sbagliata, e “Nou'olins” che è un po' forzata. Avevo imparato anche ad aprire e pulire velocemente le ostriche quando lavoravo in un ristorante specializzato vicino a Jackson Square. Poi, dieci anni dopo, durante un matrimonio, mi sono offerto di aiutare a velocizzare la linea delle ostriche e il risultato è stato che mi sono aperto la mano e hanno dovuto portarmi al pronto soccorso.

Ormai non sono più di New Orleans, me ne sono andato in cerca di qualcosa di migliore: un lavoro, stabilità, infrastrutture adeguate, vie con nomi scritti chiaramente. Mi sento sempre in colpa quando ritorno perché ora ho capito che il bello di questa città bisogna meritarselo alla maniera cattolica, ovvero scontando la fatica di viverci.

L'esistenza di locali come Domilise's ha una semplice spiegazione economica. Lo stesso vale per lo Snake and Jake's Christmas Club Lounge, un bar in un capanno in Oak Street in cui c'è persino la poltrona di un dentista. Oppure Le Bon Temps Roule, in Magazine Street, dove, prima della pandemia, la brass band The Soul Rebels suonava ogni giovedì sera. Si tratta di attività che possono nascere e resistere solo dove i prezzi degli immobili sono bassi. New Orleans è la città più incredibile del mondo, non malgrado la sua scomodità, ma proprio grazie ad essa. Solo qui possono esistere esperimenti come Igor's Lounge & Gameroom in St Charles Street, dove si può giocare a biliardino e bere un Bloody Mary mentre si fa il bucato. Idee fantastiche, ma impensabili quando una città diventa cara.

E la città sta diventando cara. Ci sono più supermercati, scuole migliori, abitanti più giovani e ricchi, case ristrutturate. New Orleans si sta imborghesendo. La sua affascinante trascuratezza sta pian piano venendo sostituita da un'efficienza più vivace, tipica del nord. Sarebbe ingiusto da parte mia lamentarmi dei cambiamenti. Quando ho vissuto qui, molto prima dell'uragano Katrina, c'erano sì bei posti come Domilise's, ma anche sparatorie, risse, povertà generazionale. Non si può avere una cosa senza l'altra. E non si può parlare sinceramente di New Orleans senza affrontare la questione razziale. Sono bianco, non sono nato lì e questo mi ha permesso di avere esperienze limitate e sicure.

Con ciò, ho amici che non se ne sono mai andati. Uno ha visto la sua casa spazzata via dall'uragano, ha superato la perdita e ora gestisce uno studio di contabilità. Un altro ha avviato una panetteria con sua moglie e l'ha poi trasformata in un piccolo impero: Gracious Bakery. Venirli a trovare e vederli fiorire mi riempie di gioia, ma quando lo faccio sono ormai un turista come gli altri. Avrei potuto rimanere, ma ho deciso di andarmene. Eppure mia moglie ed io siamo stati baciati dalla fortuna di trovare una perla in un po-boy di Domilise's. Come tutte le grazie, New Orleans è una che non mi merito. Ma le sarò sempre grato per quello che mi ha dato.

Riproduzione riservata ©

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