La Silicon Valley si sposta sulla costa Est

New York capitale dell'hi-tech. Con Amazon e Google 45mila posti di lavoro

di Riccardo Barlaam


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3' di lettura

NEW YORK - Nel 2008 con la crisi subprime New York, la capitale finanziaria degli Stati Uniti, si era ritrovata improvvisamente a terra. Le banche chiudevano. I grattacieli passavano di mano a prezzi di saldo. Le immagini dei dipendenti di Lehman Brothers che lasciavano la sede di lavoro con gli scatoloni di cartone in mano fecero il giro del mondo. Fu allora che l’ex sindaco Michael Bloomberg e la sua amministrazione cominciarono a ripensare al futuro della città. La crisi subprime aveva rivelato la vulnerabilità di un modello di sviluppo basato solo sull'industria dei servizi legati al settore finanziario e a Wall Street. Bloomberg decise di investire sulla nuova industria hi-tech: stanziò 2 miliardi di dollari per creare un polo tecnologico con un'università a Roosevelt Island, limbo di terra tra Manhattan e Queens, e di recuperare l'ex area di Long Island, davanti a Roosevelt Island, un'area industriale decaduta che negli anni si era trasformata in uno dei posti più malfamati della città. Furono in molti a criticare l'investimento di Bloomberg per creare il polo hi-tech di New York giudicandolo troppo elevato. Dieci anni dopo a Long Island ci sono diverse aziende hi-tech. A Roosevelt Island a inizio anno è stato inaugurata l'Università Cornell Tech, nata dalla partnership tra la Cornell University e l'Istituto israeliano di tecnologia Technion. L'indiana Tata ha scelto la stessa area per il suo centro di ricerca e consulenza. New York insomma si prepara ad essere il centro dell'economia legata all'industria hi-tech che dalla Silicon Valley e Seattle si è spostata sulla costa Est. Sarà ancora di più così con le ultime due notizie che riguardano Google e Amazon.

Google si allarga
Google ha appena annunciato di voler espandere i suoi uffici newyorchesi con nuovi edifici e per creare 12mila nuovi posti di lavoro. La holding di big G Alphabet sta negoziando l'acquisto del St. John's Terminal, West Village, a Manhattan Sud, in uno dei posti più belli della città davanti all'Hudson River. Il St. John, un tempo terminal merci, è di proprietà del Gruppo Oxford, società immobiliare controllata dal fondo pensionistico dei lavoratori pubblici dell'Ontario. Sono in corso i lavori di ristrutturazione del vecchio edificio che occupa un'area di 14 milioni di metri quadri: diventerà una struttura leggera tutta vetro e acciaio davanti alla pista ciclabile e al “lungomare” di Manhattan con spazio per ospitare uno staff di oltre 8.500 persone. Google ha già altre sedi a New York. Nel 2000 ha aperto la sede al 111 dell'Ottava strada. Nel 2010 ha aperto una seconda sede al Chelsea Market e una terza al Pier 57. Ha un piano per espandere queste due ultime aree e dare spazio ad altri lavoratori. Insomma nuovi spazi per uffici in grado di ospitare solo a New York, a regime, uno staff di 20mila persone.

Amazon sdoppia il secondo headquarter
Amazon qualche giorno fa ha fatto sapere sul giornale di famiglia, il Washington Post, che i negoziati per la scelta del sito dove ospitare il suo secondo headquarter sono a uno stadio finale, una nuova sede sulla costa est per la quale promette 5 miliardi di investimenti e 50mila nuovi posti di lavoro. Bezos sembra intenzionato a sdoppiare la scelta: una parte del secondo headquarter verrà realizzata a Cristal City nella Virginia del Nord, l'altra dovrebbe vedere la luce a New York. Nell'area di Long Island City, Queens, il waterfront davanti a Roosevelt Island e all'East River. La stessa area su cui Bloomberg aveva puntato per sognare un futuro diverso per questa metropoli diversificando da banche e finanze.

A Long Island in questi anni sono già arrivate le prime aziende. L'area è una delle più vivaci per le nuove costruzioni immobiliari per uffici e residenziali. Ed è stata già scelta, tra le altre, dalla società di produzioni Silvercup Studios, dal gigante dei media Altice e da Estée Lauder che qui ha stabilito la sua divisione It con 300 ingegneri informatici. Ora l'ultimo grande tassello del puzzle per creare l'hub tecnologico (e logistico) arriva da Amazon che dovrebbe a giorni confermare la scelta di Long Island City: altri 25 mila nuovi posti di lavoro che si preparano ad arrivare a New York, oltre ai 20mila di Google. C'è stato un gioco di squadra tra le istituzioni locali per arrivare a questo successo che ridisegna il futuro della metropoli americana. Il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo ha offerto incentivi ad Amazon. Il successore di Bloomberg, Bill de Blasio, qualche giorno fa ha promesso 180 milioni $ di investimenti per migliorare la rete infrastrutturale attorno a Long Island City.
Così New York, oltre ai lavori legati a Wall Street, diventerà il posto dove lavoreranno migliaia di persone nell'industria hi-tech. Il futuro è assicurato.

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