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New York: collezionisti ai raggi x

I risultati del sondaggio di Arts Economics mostrano come la Grande Mela sia pole postion per la ripresa degli scambi nell’era post Covid, sebbene nuova fiscalità e regolamentazione potrebbero influenzare il futuro

di Maria Adelaide Marchesoni

8' di lettura

New York è una delle città americane più duramente colpita dalla pandemia Covid-19 e le ripercussioni sul sistema dell'arte, al pari di altri importanti hub, sono ormai note. Per i prossimi mesi è ancora difficile immaginare un'inversione di tendenza, si intravede solo una cauta ripresa delle attività e dei comportamenti ai quali eravamo abituati in “epoca pre-Covid”, naturalmente molto è legato alla progressione delle campagne di vaccinazione avviate a livello mondiale, fondamentali per riprendere a visitare dal vivo le fiere e le gallerie nelle principali capitale dell'arte.
Nonostante uno scenario di breve termine ancora in salita, pieno di insidie e difficoltà, c'è chi guarda al futuro con un certo ottimismo e sostiene che New York è nella posizione migliore per cavalcare la ripresa appena la pandemia sarà alle nostre spalle, sebbene la guerra commerciale con la Cina dell’epoca Trump, i nuovi dazi e la nuova regolamentazione contenuta nel National Defense Authorization Act che estende le previsioni del Bank Secrecy Act al mercato dell'arte, autorizzando i regolatori federali a progettare misure che rimuoverebbero il velo di segretezza dalle transazioni rendendo noti nomi, cognomi, importi e conti, potrebbero influenzare la ripartenza. Insomma addio all’anonimato negli scambi di opere d’arte, come in Europa richiede la V Direttiva applicata dal 1° gennaio 2020 che combatte il finanziamento al terrorismo.

IMPORTAZIONI ED ESPORTAZIONI DI ARTE DA/PER GLI STATI UNITI

Dati in miliardi di dollari - Fonte: © Arts Economics (2020) with data from USITC

IMPORTAZIONI ED ESPORTAZIONI DI ARTE DA/PER GLI STATI UNITI

The New York Art Market Report ” realizzato da A rts Economics , società fondata dall'economista Clare McAndrew, autrice del report UBS-Art Basel sul mercato globale dell'arte, su richiesta della fiera Indipendent Art Fair con sede a New York co-fondata e diretta da Elizabeth Dee, che ha tenuto la sua 11ª edizione nel marzo dello scorso anno, e di Crozier Fine Arts, leader globale nella logistica e custodia di opere d'arte, spiega gli elementi cruciali per la ripresa che permetteranno alla metropoli americana di uscire il più velocemente dalla crisi.

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«King Nyani (Swahili sta per gorilla)» della serie, «Love the Last» del duo australiano Gillie e Marc Schattner. Bella Abzug Park di Hudson Yards, NYC. Photograph: Courtesy Gillie and Marc Schattner

I punti di forza di New York

Prima di presentare i risultati del sondaggio, il primo realizzato da Clare McAndrew su un singolo hub dell'arte, che ha coinvolto ad agosto 388 collezionisti residenti nell'area di New York e 146 art advisor, occorre ricordare che la città rappresenta circa il 90% del mercato dell'arte statunitense ed è il più grande hub al mondo con il 44% delle vendite globali nel 2019. Insomma quello che avviene sul mercato dell'arte di New York la dice lunga su quello che succede nel resto del mondo. Inoltre circa il 60% degli estate e delle fondazioni di artisti americani ha sede a New York. Il primo fattore rilevato dalla ricerca è senza dubbio la ricchezza che circola all'interno della città, al quale fa seguito un'infrastruttura culturale altamente sviluppata che comprende istituzioni pubbliche e private, eventi artistici di primo piano, servizi legali e finanziari che si occupano di fine art, così come una vasta rete di consulenti d'arte, conservatori e periti, tra gli altri servizi ausiliari e, non da ultimo, un quadro normativo e un sistema fiscale che offre un elevato livello di protezione agli acquirenti e ai venditori locali e internazionali. Non solo, la città rappresenta il maggior centro per i flussi commerciali in uscita ed entrata con una media del 71% del valore di tutte le importazioni d'arte in arrivo negli Stati Uniti dal 1996 al 2019 e il 79% del valore delle esportazioni. Ha anche rappresentato nel periodo il 76% di tutte le esportazioni nazionali o interstatali in valore negli States. Insomma è il centro del paese per le transazioni artistiche internazionali e per il mercato d’accesso delle opere importate e conservate negli States.

QUOTA DI NEW YORK DEGLI SCAMBI COMMERCIALI TRANSFRONTALIERO DI ARTE NEGLI STATI UNITI
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Collezionisti ai raggi X

New York è la patria di molti dei più importanti collezionisti d'arte del mondo: circa la metà dei 3.000 acquirenti d'arte più attivi nel paese vive nella Grande Mela. La maggior parte degli intervistati (98%) colleziona per ragioni estetiche e filantropiche ma anche per sostenere gli artisti e la cultura. Solo una minima parte dei collezionisti intervistati (12%) considera importante l'arte come forma di investimento, per la diversificazione del portafoglio e la copertura contro l'inflazione. Questi risultati sottolineano che i collezionisti di New York sono, o si percepiscono come, significativamente meno orientati all'investimento in arte rispetto ad altri collezionisti a livello globale, come indicato in altri report su questa dinamica.

«Doggy Bags» di Will Kurtz, a Broadway, tra la 38a e la 40a strada. Photograph:Courtesy Alexandre Ayer/Diversity Pictures for the Garment District Alliance

Le collezioni

Gli intervistati possiedono in media 146 opere d'arte con alcune differenze correlate in base all'età: i Millenial hanno in media 45 opere, i collezionisti della Gen X, 115, i Baby Boomer (di età compresa tra i 56 e i 74 anni) ne possiede 168, e quelli della cosiddetta “generazione silenziosa” (quella nata tra il 1925 e il 1945) possiedono in media oltre 200 opere. Anche le dimensioni delle collezioni sono collegate al livello di ricchezza, passando da una media di 90 opere per chi ha una ricchezza inferiore a 1 milione di dollari a collezioni di dimensioni doppie (185 opere) per chi supera i 10 milioni di dollari. Il 75% di questo patrimonio artistico è esposto negli spazi personali e accessibili come case o uffici, il 5% delle opere sono date in prestito ai musei, di cui il 3% donato ai musei, e il restante 20% si trovava in depositi generali o specializzati.

QUOTA DI ESPORTAZIONI USA PER VALORE A NEW YORK
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Sul fronte del budget annuale la spesa in media è pari a 759.000 dollari, anche se ciò varia notevolmente in base all'età e al livello di ricchezza. Per i Millenial la spesa media annua è di poco superiore a 45.500 dollari, rispetto ai circa 600.000 dollari dei collezionisti della Gen X e dei Baby Boomer. La cosiddetta “generazione silenziosa” ha indicato una spesa media molto più alta, pari a 3,4 milioni di dollari all'anno. Nonostante New York sia l’hub di vendita di opere d'arte più costose al mondo, l'84% dei collezionisti ha riferito che il più delle volte ha effettuato transazioni a prezzi inferiori ai 50.000 dollari, e che il 43% delle loro collezioni era costituito da opere di artisti emergenti e, l'80% delle opere acquistate erano di artisti viventi.

Murale «Fame Zero» Un75 di Emmanuel Jarus, a pochi isolati dalla sede dell'Onu al 243 di East 44th Street. Photograph: Courtesy Just_a_Spectator

Questi collezionisti non amano comperare arte online e le ragioni della scarsa diffusione dell'online potrebbe risiedere nel fatto che il 10% dei collezionisti intervistati ha 75 anni o più, e il 48% sono Baby Boomer. McAndrew fa notare che c'è anche un elemento geografico da considerare: gli intervistati di questo sondaggio vivono a pochi passi da gallerie, fiere e case d'asta, dove possono incontrare artisti, esperti e altri appassionati d'arte. Infatti il canale di gran lunga più utilizzato per acquistare opere d'arte sono le gallerie e i dealer, con il 76% dei collezionisti che li utilizza sempre o spesso. La maggior parte (96%) aveva anche acquistato opere nelle fiere d'arte (vi partecipava a sei l’anno), con il 43% che le utilizza sempre o spesso. Non solo, i collezionisti newyorchesi hanno partecipato in media a 77 mostre ed eventi legati all'arte nel 2019, circa la metà presso le gallerie. Nel periodo dell’emergenza sebbene la maggior parte dei collezionisti si è guardato le OVR delle fiere d’arte (online viewing rooms), in assenza di eventi live, l’acquisto è stato meno diffuso preferendo di gran lunga l'interazione offline con le gallerie, tant’è che rispetto ai collezionisti di altri paesi, gli intervistati sono stati generalmente meno coinvolti online e il 26% non ha mai effettuato un acquisto su una piattaforma online.

Certo resta da chiedersi quanti dei galleristi attivi fino a ieri con spazi da visitare, referenti principali di questi collezionisti, riusciranno a rialzarsi dopo la pandemia? E se riusciranno a ottenere aiuti e ristori statali. Secondo la testata online Hyperallergic il Paycheck Protection Program (PPP), finanziato dai contribuenti statunitensi, per soccorrere le piccole e medie imprese entrate in crisi con la pandemia, non avrebbe ristorato le piccole attività bensì gallerie del calibro di David Zwirner, Pace e Gagosian che - secondo la testata - avrebbero ricevuto ciascuna oltre 2 milioni di dollari, sul fronte dei musei a beneficiarne sarebbero stati il Whitney e il Guggenheim Museum che avrebbero ricevuto ciascuno oltre 5 milioni di dollari, e, addirittura la factory di Jeff Koons avrebbe ottenuto un prestito compreso tra 1 e 2 milioni di dollari.

Frieze Sculpture al Rockefeller Center 2020. Photograph: Courtesy of Diane Bondareff/AP Images for Tishman Speyer

Outlook

Nel breve termine, cioè per i prossimi 12 mesi, il 59% dei collezionisti esprime una visione pessimista sul mercato dell'arte a New York e il 48% sul mercato globale. Il pessimismo si riduce se si analizza una tendenza a lungo termine: il 51% è ottimista sul mercato dell'arte della Grande Mela nei prossimi due-cinque anni, e il 64% lo è sul mercato globale. Ad agosto con una buona dose di ottimismo, nonostante la crescita della pandemia, il 76% dei collezionisti di New York intervistati era disposto a partecipare a eventi, mostre e fiere in città nei prossimi 12 mesi e il 52% ha affermato che avrebbe partecipato a eventi locali o in altri regioni, anche fuori dagli Stati Uniti.

«Brick House» di Simone Leigh. High Line Plinth, Tenth Avenue alla W 33a Street. Photograph: Courtesy High Line Art

Gli art advisor

Il sondaggio ha coinvolto anche un attore del mercato poco esplorato: l'art advisor. Sebbene non sia una professione regolamentata, a New York dal 1980 vi è l' Association of Professional Art Advisors (APAA), che conta attualmente più di 170 membri, è l’unica associazione che definisce gli standard per la consulenza sull’arte a livello globale e chiede l’adesione a un codice etico. I consulenti intervistati da McAndrew avevano sede a New York o avevano lavorato con clienti a New York nell'ultimo anno. In media hanno 45 clienti, con una consulenza su vendite o acquisti per un valore di 33 milioni di dollari nel 2019, di cui il 52% attribuibile a clienti newyorkesi. Gli intervistati hanno partecipato all'acquisto o alla vendita in media di 27 opere d'arte all'anno direttamente dalle gallerie, il 60% delle quali aveva sede a New York. Negli ultimi due anni i consulenti d'arte hanno riferito di lavorare con una media di 33 gallerie, di cui circa la metà nella Grande Mela. L’outlook degli art advisor nel breve termine è più pessimista sul mercato di New York rispetto alla ripresa dei mercati globali, nei prossimi 2- 5 anni questa differenza si assottiglia, sebbene la luce in fondo l tunnel si veda con chiarezza solo guardando nel lungo termine, cioè a 10 anni.

«Rose III» di Isa Genzken, presentato in occasione del settimo anniversario dell'occupazione di Zuccotti Park da parte di Occupy Wall Street. Photograph: Timothy Schenck, Courtesy Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York

Conclusioni

Insomma sia i collezionisti che gli art advisor sono consapevoli delle sfide che attendono il mercato di New York a breve termine. Alcune delle maggiori preoccupazioni dei collezionisti, dato il loro elevato impegno nel settore, sono il rischio di chiusura di molte gallerie a causa del Covid, e il possibile venir meno del sostegno e dei finanziamenti sufficienti alle arti. Tuttavia, la maggior parte è fiduciosa nella resilienza del mercato newyorchese a lungo termine, grazie anche alla forza della sua infrastruttura culturale e della sua esperienza che lo pone in una posizione migliore per affrontare le sfide future rispetto a molti altri mercati globali.

Del resto con le nuove ondate di contagi alle porte e le possibili mutazioni del virus, in questo inizio di 2021 i protagonisti del mercato dell’arte si domandano se vi sarà un passaggio degli scambi d’arte da un focus globale a uno più locale. Nonostante la pandemia, è stato il commercio transfrontaliero di arte, relativamente libero, a continuare ad espandere le dimensioni del mercato negli Stati Uniti, compreso quello di New York, hub chiave in termini di valore. La domanda di importazioni di arte a New York è alimentata non solo dalla sua forte presenza di ricchi collezionisti, ma anche dall'esistenza di una forte interazione tra collezionisti e galleristi di tutto il mondo. «Poiché le opere d'arte spesso non vengono scambiate direttamente tra l'artista e il collezionista - spiega McAndrew –, il vantaggio comparativo offerto dalle diverse piazze di scambio non si basa su chi può produrre l'arte migliore, ma su quali mercati consentono un'interazione efficiente ed economica tra acquirenti e venditori». In linea di principio ciò potrebbe avvenire ovunque, ma è il contesto normativo e fiscale a svolgere un ruolo ancora più importante e il regime di scambi relativamente liberi negli States ha consentito sinora una posizione di primo piano. Nell’ultimo periodo però tutto ciò è entrato in fibrillazione dall'espansione delle tariffe doganali e dalle politiche protezionistiche, i cui pieni effetti dovranno ancora mostrarsi. Tali misure frenano le vendite transfrontaliere e potrebbero avere effetti negativi sulla crescita futura e, in ultima analisi, influire sulla centralità di New York nel mercato mondiale dell'arte.

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