STANZE MINIMALI

New York? È anche low cost. Una notte in hotel a 99 dollari nelle nuove catene “no frills”

di Gianni Rusconi


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Marka

3' di lettura

Una notte in albergo a quattro stelle a Manhattan, nei periodi “caldi” dell'anno, come Capodanno, può costare anche fino a mille dollari. In linea generale, se si cerca una stanza in un hotel che abbia una qualche parvenza di design e offra servizi premium, non è facile trovare qualcosa che faccia al caso proprio spendendo meno di 500 dollari. Almeno fino a oggi. Come ha scritto Bloomberg, infatti, gli operatori presenti a New York stanno valutando nuove strade per offrire ai viaggiatori soluzioni decisamente più economiche rispetto alla media, facendo da contraltare a chi, invece, punta sulla Grande Mela per attirare una clientela senza problemi di portafoglio.

È il caso di giganti dell'hospitality come la thailandese Six Senses (che sbarcherà sulla 10th Avenue nell'estate 2020), Aman Resorts (in arrivo entro la fine del prossimo anno con 83 camere e 20 appartamenti sulla 57esima Strada e sulla 5th Avenue, con proposte anche superiori a 2mila dollari a notte) ed Equinox (il marchio di palestre di lusso che aprirà a giugno il suo primo hotel in uno dei grattacieli degli Hudson Yards, fra Chelsea, Hell's Kitchen e il fiume Hudson). Concentriamoci però sui nuovi attori “low cost”.

Sister City è uno spin-off della nota catena Ace Hotels e qualche settimana fa proponeva camere nella sua prima struttura in 225 Bowery (fra Lower Manhattan, SoHo e Little Italy) partendo da tariffe di 99 dollari. Detto che oggi si può trovare alloggio con circa 150 dollari e i prezzi previsti per la tarda primavera, in camera doppia standard, stanno già superando abbondantemente i 200 dollari. Si tratta sicuramente di una soluzione da considerare, anche solo per risparmiare sui costi di commissione per il booking “imposti” da aggregatori quali Expedia o Kayak. Le camere sono essenziali, prendono spunto dalle “bento box” (i contenitori in legno per il pranzo) giapponesi e dalle saune finlandesi, e iper minimalista è anche il sito, dove ci si registra gratuitamente e in pochi click si prenota direttamente il soggiorno sfruttando i vari sconti previsti per la community.

Il paradigma del “fare più con meno” è una sorta di mantra per i nuovi attori dell'hotellerie e si addice soprattutto alla categoria dei boutique hotel, per cui l'importanza di valorizzare gli spazi comuni è la priorità numero uno per massimizzare i profitti (riducendo i costi) e per incontrare i favori di una clientela che non tende a passare troppo tempo nelle stanze. La nuova generazione di micro-alberghi compensano quindi le limitate dimensioni delle camere con standard di design elevati e aree condivise più grandi e più accoglienti. Arlo Hotels, che ha debuttato in Hudson Square nel 2016 e conta di allargarsi con altre tre strutture nel centro di Manhattan nel corso dell'anno prossimo, è uno di questi, con prezzi che viaggiano (per una doppia) nell'ordine dei 230 dollari.

Sfruttare ogni metro quadrato di spazio per offrire tariffe competitive agli ospiti è anche la filosofia di Moxy Chelsea, marchio di proprietà Marriott: con circa 160 dollari si può soggiornare una notte in una struttura che dispone al secondo piano di spazi lounge modulari progettati per trasformarsi all'occorrenza in sale riunioni o di co-working o per aperitivi di gruppo. Altro esempio di boutique hotel che sta scommettendo sul fattore “low cost” per conquistare la Grande Mela è CitizenM: per le sue strutture di Bowery (vicino al New Museum) e Times Square ha puntato su camere piccole ma eleganti e funzionali e su spazi comuni impreziositi da finestre da pavimento a soffitto che regalano luce e vista sulla città, il tutto condito da servizi smart come la ristorazione 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

I prezzi per notte oscillano fra i 250 e i 300 dollari. Più economico, siamo sui 200 dollari, è l'Hoxton Williamsburg, avamposto del noto marchio londinese aperto a Brooklyn nell'autunno 2018 da Sharan Pasricha, amministratore delegato della britannica Ennismore. A Bloomberg il manager ha sintetizzato in modo mirabile l'essenza di questi nuovi attori dell'hospitality in cerca di ribalta, spiegando come oggi sia possibile “estrarre valore monetizzando ogni minimo spazio, perché i tetti sono diventati generatori di reddito, i piani terra crogiuoli di comunità e le panetterie, i negozi di fiori e i caffè, i “giocattoli” che producono entrate”.

In concreto, all'Hoxton, si propongono agli ospiti stanze poco spaziose ma molto ospitali a prezzi più contenuti rispetto alla media newyorchese, aggiungendo valore sotto forma di cene in terrazzo dentro cupole riscaldate per tutto l'inverno e prese di corrente vicino ai lettini per fare co-working all'aperto in estate. Esaurito l'entusiasmo iniziale (e terminate le tariffe promozionali), si chiedono alcuni esperti, il modello “low cost” può trovare radici solide in una piazza complessa e competitiva come quella di New York? La ricetta sembra essere una sola: fidelizzare la clientela, mantenendo un ottimo rapporto qualità-prezzo.

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