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Newlat in Borsa, tra i soci spunta Carlo De Benedetti

Il gruppo che fa capo alla famiglia Mastrolia si appresta allo sbarco a Piazza Affari. Nel parterre di 68 investitori, che hanno sottoscritto l'offerta di circa 90 milioni di euro, ci sarebbero tutti i maggiori asset manager italiani e alcuni grandi esteri. Nella lista dei compratori del titolo alimentare ci sarebbe anche la Romed di Carlo De Benedetti

di Carlo Festa


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2' di lettura

Le fette biscottate Buitoni, la pasta Delverde e il latte Polenghi, prodotti di punta del gruppo Newlat della famiglia Mastrolia, riescono nell'impresa di sbarcare in Borsa, in un momento complesso per i mercati, soprattutto alla luce dei ritiri di settimana scorsa di matricole come Ferretti e Rcf. Nel parterre di 68 investitori, che hanno sottoscritto l'offerta di circa 90 milioni di euro, ci sarebbero tutti i maggiori asset manager italiani e alcuni grandi esteri: istituzionali come Algebris, Allianz Global Investors, Fideuram, Eurizon, Mediolanum, Anima, Arca. Ma, a sorpresa, spuntano anche altri nomi eccellenti: nella lista dei compratori del titolo alimentare, secondo i rumors, ci sarebbe infatti anche la Romed dell'Ingegnere Carlo De Benedetti.

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Romed, il veicolo tramite il quale si muove Carlo De Benedetti, ritorna quindi a un suo antico amore, il settore alimentare. La fa con un investimento piccolo ma simbolico: sarebbe infatti attorno ai 500mila euro il gettone di presenza alla quotazione di Newlat, che sbarcherà a Piazza Affari il prossimo 29 ottobre. C’è da ricordare che di Buitoni l’Ingegnere è stato proprietario oltre che presidente e proprio con il brand alimentare aveva provato nel 1985 la scalata ai panettoni di Stato della Sme.

Carlo De Benedetti aveva acquisito Buitoni un anno prima, battendo l’offerta di Danone e rilevandola dalla famiglia, ma già nel 1988 lo storico brand italiano della pasta secca e dei prodotti da forno viene rivenduto alla multinazionale svizzera Nestlè, assieme allo storico stabilimento di San Sepolcro.

Nestlè è tuttora proprietaria del brand Buitoni, che dopo decenni di crescita e sviluppo è stato dato in licenza (per prodotti come fette biscottate e crostini dove è tra i maggiori player del mercato) proprio alla Newlat, a cui è stato ceduto anche l’impianto di produzione di San Sepolcro.

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Nel parterre dell’Ipo, oltre alla Romed, sono entrati i principali investitori «long only» italiani, cioè quelli con un ottica di investimento stabile e di lungo-medio periodo: nomi, appunto, che vanno da Fideuram ad Eurizon fino a Mediolanum ed Anima. E, sempre secondo le indiscrezioni, avrebbe investito una piccola quota azionaria in fase di Ipo anche Decalia Asset Management, dove tra gli amministratori c’è Rodolfo De Benedetti, presidente di Cir, figlio di Carlo De Benedetti. Rodolfo è entrato qualche tempo fa con una quota nella società di investimenti Decalia, che si occupa di gestire i soldi di grandi clienti.

Ad attrarre tutti questi investitori su Newlat è stato il settore alimentare, per definizione anticiclico, ma anche la possibilità di avere l’azione al prezzo minimo della forchetta di valorizzazione, chiesto dagli investitori già in fase di road show. Inoltre l’operazione è totalmente in aumento di capitale e le risorse saranno utilizzate per acquisizioni: una caratteristica di «equity story» che è piaciuta agli istitituzionali.

Insomma, una Ipo finalmente andata a buon fine, anche se tra qualche difficoltà, sul listino principale dopo mesi avari di sbarchi per Piazza Affari, che ora attende probabilmente tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo altre matricole come Franchi Marmi, San Lorenzo e Intercos.

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