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Newlat compra pasta Delverde: il gruppo del food va a Piazza Affari

di Carlo Festa


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(Bloomberg)

3' di lettura

Il «food» italiano in Borsa. Newlat, uno dei principali gruppi italiani nel settore agro-alimentare, procede verso la quotazione a Piazza Affari. L’azienda, che fa capo all’imprenditore salernitano Angelo Mastrolia, ha in portafoglio una serie di marchi storici dell’alimentare italiano: Polenghi, Giglio e Torre in Pietra cui si uniscono Buitoni, band di Nestlé per il quale Newlat ha di recente rinnovato per tre anni un contratto di licensing sul segmento pasta, e Plasmon, ancora in licensing dopo l’acquisizione da Kraft Heinz del sito di Ozzano Taro. Lunedì 8 aprile è inoltre stata siglata anche l’acquisizione dalla multinazionale argentina Molinos Río de la Plata del 100% della società Delverde Industrie Alimentari, storica azienda alimentare italiana specializzata nella produzione di pasta premium con sede a Fara San Martino in Abruzzo.

Si tratta di una piccola transazione (da 9,25 milioni milioni di euro) che tuttavia conferma la strategia di Newlat volta a costituire una piattaforma per acquisire da multinazionali estere alcuni marchi storici del settore alimentare, la maggior parte dei quali Made in Italy. Quella del gruppo Newlat è stata una crescita progressiva: negli ultimi 10 anni ha incrementato il proprio fatturato da 20 a 350 milioni di euro e oggi è pronta ad aprire agli investitori il proprio capitale sul mercato Star della Borsa Italiana, dove intende quotarsi entro la fine dell’anno grazie al supporto di banche nazionali e internazionali: tra queste, secondo i rumors, ci sarebbero Equita e Hsbc.

Sul mercato dovrebbe essere collocata una quota attorno al 40 per cento, lasciando comunque la maggioranza del gruppo in mano al presidente Mastrolia. Inoltre si tratterà di una operazione esclusivamente in aumento di capitale, in modo da utilizzare le risorse della quotazione per la crescita e per ulteriori acquisizioni. L’obiettivo è quello di presentare una equity story di Newlat come piattaforma ideale per aggregare altre aziende del food.

Il gruppo Newlat genera circa 350 milioni di euro di fatturato con 25 milioni di Ebitda. La società è cresciuta negli anni per acquisizioni, soprattutto da grandi multinazionali estere ed italiane: i due accordi realizzati con Nestlè (Pezzullo nel 2005 e Buitoni nel 2008 con lo storico stabilimento di San Sapolcro), le due acquisizioni effettuate con la Parmalat (Newlat nel 2008 e Polenghi nel 2009) ai tempi della gestione di Enrico Bondi, una con Ebro Foods (la tedesca Birkel nel 2013) e un’altra con Heinz-Kraft (alcuni asset di Plasmon nel 2015). In questo arco temporale sono stati rilevate altre attività, come ad esempio la Centrale del latte di Salerno. Infine c’è stata l’acquisizione di Delverde dalla multinazionale argentina Molinos Río de la Plata, transazione che ha visto come advisor Oaklins Italy, lo studio BonelliErede e lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli.

Rilevante per Newlat è il mercato tedesco che genera un terzo dei volumi: con una quota di mercato del 46% nel settore della pasta tipica tedesca e del 18% in Germania nella pasta in generale. I capitali ottenuti con l’Ipo serviranno per altre operazioni. Una possibile acquisizione sul tavolo potrebbe essere, se i tempi e le disponibilità finanziarie lo permetteranno, quella di Plasmon, visto che Heinz-Kraft ha deciso di cederla. Newlat è già fornitrice di Plasmon e potrebbe essere interessata a rilevare l’intera divisione: operazione che per grandezza (attorno ai 600 milioni) consentirebbe un salto dimensionale rilevante a Newlat. Sul tavolo, una volta portata a termine la quotazione a Piazza Affari, potrebbe esserci comunque anche una fusione carta contro carta con altri gruppi alimentari italiani. In ogni caso Newlat andrà ad accrescere sul listino un settore, quello dell’alimentare che, dopo il caso Parmalat finita a Lactalis, non può contare su un numero di quotate adeguato al blasone italiano.

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