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Ecco Newsguard, il servizio anti fake-news. Il Sole 24 Ore promosso a pieni voti

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3' di lettura

Una «etichetta nutrizionale» per valutare la qualità di una testata giornalistica, dalla correzione degli errori alla trasparenza sui finanziamenti ricevuti. Newsguard, il sistema di monitoraggio sull’affidabilità dell’informazione creato nel 2018 dall’imprenditore Steven Brill e dall’ex editore del Wall Street Journal Gordon Crovitz, ha lanciato anche in Italia un servizio di valutazione che copre - per ora - il 70% dei siti di notizie e informazioni cliccati in Italia. Entro la fine di giugno, spiega la società, si arriverà al 90% del totale. Le “pagelle” sono messe a disposizione degli utenti con un’estensione che può essere installata sul proprio browser: all’utente basta cliccare sul logo che compare sulla barra degli indirizzi per aver accesso alla valutazione sul sito che sta consultando, senza filtri o censure preventive. La spunta compare anche nella Newsfeed di Facebook.

Il Sole 24 Ore, dopo essere stato fra i primi ad aderire all’iniziativa Trust Project (un consorzio di testate per garantire la qualità delle notizie), ha incassato l’approvazione in tutti i nove criteri utilizzati dal servizio: non pubblicare notizie false, raccogliere e presentare notizie in modo affidabile, correggere o spiegare regolarmente gli errori, gestire in maniera responsabile la differenza tra opinioni e notizie, non pubblicare titoli ingannevoli, fornire informazioni su assetto proprietario e finanziamenti, segnalare in modo chiaro la pubblicità, indicare il nome dei responsabili e tutti i conflitti di interesse, fornire informazioni sugli autori del contenuto. Il disco verde a tutta linea è arrivato anche per il Fatto Quotidiano e l’Agenzia Giornalistica Italia. Il Quotidiano nazionale ha ottenuto l’ok a sei parametri su nove, Corriere della Sera, Messaggero e Repubblica a sette su nove, La Stampa per otto su nove.

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Come si arriva alla valutazione finale
Il lavoro di scrematura e analisi dei contenuti è affidato a un team di giornalisti interni, chiamati a filtrare l’informazione online con il pacchetto di criteri indicati sopra. Il nuovo consulente senior per l’Italia è Giampiero Gramaglia, dal 2006 al 2009 direttore responsabile dell’Ansa. Oltre al fact-checking sui portali già rodati, l’azienda tiene sotto controllo i siti che aumentano improvvisamente la propria visibilità online senza fornire indicazioni sulle proprie origini. Un modello diventato fin troppo familiare nell’era delle fake news: «Questi siti - si legge nel comunicato di Newsguard vengono spesso creati con l'obiettivo di diffondere informazioni errate e fare disinformazione». Tra le iniziative parallele c’è il Media Literacy Partnership Program, un programma gratuito «destinato alle biblioteche italiane che sostiene l'alfabetizzazione mediatica e consente a chi partecipa di impegnarsi criticamente nella valutazione di notizie e informazione che incontra sui social media e nei motori di ricerca».

Secondo un sondaggio della società di ricerca YouGov per Newsguard, il il 92% degli intervistati infatti ritiene «che le informazioni false e/o fuorvianti su internet siano un problema»mentre il 78% sostiene che i social media dovrebbero «fare di più» per fornire agli utenti informazioni sull'affidabilità dei siti di notizie e il 74% si aspetta qualche step aggiuntivo dai motori di ricerca. L’allarme sulla proliferazione di notizie inaffidabili sta crescendo con l’avvicinarsi del voto europeo del 23-26 maggio. La Commissione, il braccio esecutivo della Ue, sta incalzando i grossi gruppi del digitale (da Google a Facebook) a vigilare con più attenzione sulla diffusione dolosa di contenuti fittizi o propagandistici. Il primo richiamo è arrivato a ottobre 2018, sulla scia dello scandalo Cambridge Analytica . Lo scorso aprile Bruxelles ha pubblicato il primo bilancio, segnalando i ritardi di tutti i gruppi interpellati.

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