ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil debutto a Piazza Affari

Nexi, indebitamento in calo ma i multipli sui profitti sono elevati

di Antonella Olivieri


Innovazione tecnologica, passare al digitale vale il 3,5% del pil

3' di lettura

Quattro anni fa avevano pagato 2 miliardi per rilevare poco meno dell’intero capitale di Icpbi, a Natale ne erano già rientrati col dividendo straordinario staccato da Nexi, che oggi portano in Borsa. Per i tre fondi di private equity Advent, Bain e Clessidra, riuniti in Mercury, un’operazione da incorniciare: con l’Ipo monetizzano più di un altro miliardo di puro guadagno, conservando ancora il controllo assoluto di Nexi, oltre che l’attività bancaria (servizio titoli e settlement) dell’ex Istituto centrale delle banche popolari, scorporata in Depobank.

Ora sarà da vedere se il miracolo si ripeterà in Piazza Affari, quando su Nexi – sicuramente popolare con l’ex CartaSì che è nelle tasche di 30 milioni di italiani - potrà puntare anche il singolo risparmiatore. La matricola dei pagamenti digitali è arrivata sul mercato con un’offerta rivolta ai soli investitori istituzionali e capitalizzazione iniziale di 5,7 miliardi, incluso l’aumento di capitale da 700 milioni riservato al mercato.

La realtà che approda in listino ha cambiato pelle rispetto alla vecchia Icbpi. Dall’estate scorsa il core business dei pagamenti digitali (Nexi) è separato dalle attività bancarie (Depobank). E il perimetro si è allargato con le acquisizioni: Setefi e Card D.o.o., rilevate da Intesa-Sanpaolo per 928 e 107 milioni; Bassilichi (72 milioni); le attività di gestione dei servizi per gli esercenti di Mps (535 milioni) e di Deutsche Bank (30 milioni). Lo shopping è continuato con le attività di servizi per gli esercenti di Carige (23,4 milioni) e l’89,84% della start-up Sparkling 18 (nuovi servizi digitali) per 2,5 milioni (il 10,16% era già in pancia a Bassilichi). Poi è iniziato lo sfoltimento, con la cessione attività non strategiche, tra le quali alcune anche di recente acquisizione. Le principali: la croata Mercury Processing Services International, che ha assorbito Intesa SanPaolo Card D.o.o., per un introito complessivo di 114 milioni, e Oasi (servizi antiriciclaggio) per un prezzo pattuito di 145,9 milioni.

L’effetto collaterale di questa stagione di intensa finanza è stato il lievitare del debito, con una posizione finanziaria netta negativa per 2,4 miliardi al 28 febbraio scorso e 108 milioni di oneri finanziari nel 2018 che hanno compresso l’utile a 21,5 milioni. L’indebitamento si ridurrà però ora di 700 milioni grazie all’aumento di capitale, che ha fornito azioni per l’Ipo, in aggiunta a quelle messe in vendita dai vecchi soci. In parallelo è previsto un aumento della redditività. Nel bilancio proforma 2018 i ricavi operativi netti sono indicati in 931 milioni, con un Ebitda “normalizzato” di 424 milioni (dato depurato dalle poste straordinarie quali, per esempio, le rettifiche di valore, potenzialmente importanti per via degli avviamenti). Grazie alle nuove iniziative avviate, il management conta di aumentare l’Ebitda fino ad altri 95 milioni a regime, nel 2020. Per il futuro il dato rettificato è stimato in crescita tra il 13% e il 16% all’anno, con un’indicazione di 490 milioni per il 2019 e di 560 milioni (a metà delle guidance) per il 2020. Il rapporto net debt/Ebitda normalizzato dovrebbe calare a 3,5-3 per fine esercizio, con l’obiettivo di arrivare a 2,5-2 nel medio-lungo periodo.

Anche a 9 euro – prezzo d’Ipo fissato nella parte bassa della forchetta iniziale di 8,5-10,35 euro -, Nexi risulterebbe ben più cara delle società quotate comparabili prendendo a riferimento il rapporto prezzo/utili. E invece a sconto sui multipli Ev/Ebitda utilizzando il criterio di rettifica dell’azienda: 15 e 13,1 volte sul 2019 e 2020, rispetto ai multipli di 17,8 e 15,5 della francese Worldline e di 18,3 e 16,2 dell’americana Worldpay, che sono ritenute più immediatamente comparabili (la seconda è passata da un’operazione di private equity promossa da Advent e Bain). Visa e Mastercard viaggiano a multipli più elevati 21,4 e 19 la prima, 23,7 e 20,6 la seconda.

Nonostante le complessità, il collocamento si è chiuso col tutto esaurito, grazie anche a un consorzio robusto con cinque global coordinator (Banca Imi, Merrill Lynch, Credit Suisse, Goldman Sachs e Mediobanca) e otto joint bookrunner (Akros, Barclays, Citigroup, Hsbc, Mps, Ubi, Ubs e UniCredit). Il flottante, nell’ipotesi di esercizio integrale delle greenshoe e inclusi i vecchi azionisti diversi da Mercury, arriverà al 40,9%. A cedere azioni, oltre ai tre fondi che resteranno al controllo, anche Bpm, Popolare Sondrio, Credito Valtellinese, che manterranno quote sotto l’1%, e Banca di Cividale e Iccrea, che invece usciranno del tutto dal capitale.

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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