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Nexi va in Borsa a 9 euro per azione. Fondi Usa e Singapore i compratori

di Carlo Festa


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2' di lettura

È pronta al debutto Nexi, il leader dei pagamenti nato dall’Istituto Centrale delle Banche Popolari (Icbpi) e da CartaSì e posseduto da un consorzio di private equity: Bain Capital, Advent e Clessidra. Sarà una delle maggiori Ipo a Piazza Affari di quest’anno e tra le maggiori realizzate negli ultimi anni: con un’operazione del valore complessivo di 2 miliardi di euro, con un equity value di 5,7 miliardi e un valore d’impresa superiore a 7,2 miliardi. È infatti stato fissato a 9 euro il prezzo per azione dell’esordio in Borsa previsto per la prossima settimana. Il valore è il minimo della forchetta ristretta di 9-9,5 euro a cui venivano raccolti gli ordini negli ultimi giorni dell’offerta. Il range iniziale in marzo, prima che venisse ridotta la forchetta, era invece compreso tra 8,50 e 10,35 euro.

I fondi azionisti ridurranno la loro quota dal 94 per cento al 56,5 per cento. Il flottante sarà invece attorno al 43%: oltre alla vendita da parte dei soci esistenti, è stata prevista l’emissione di nuove azioni per 700 milioni. Dedotti i costi dell’Ipo e dell’aumento di capitale, la somma raccolta servirà a ridurre l’indebitamento a 1,7 miliardi di euro.

La decisione formale sul prezzo della quotazione è stata discussa da un Cda guidato dall’Ad Paolo Bertoluzzo che si è tenuto ieri in serata: sul tavolo tutti i risultati dell’offerta, che si è conclusa ieri all’ora di pranzo. Sulla base del prezzo fissato, la capitalizzazione per l’esordio in Borsa di Nexi, il prossimo martedì 16 aprile, sarà di 5,7 miliardi di euro. L’offerta è stata coperta più volte dagli investitori.

Questi ultimi sarebbero in maggioranza grandi fondi esteri, ma ci sarebbe stata anche una forte domanda da parte di asset manager italiani. Tra i grandi investitori ci sarebbero asset manager globali come Blackrock, Vanguard, Fidelity, ma anche gruppi europei come società del gruppo Credit Agricole, Julius Baer, Alliance Bernstein, Vontobel.

Tra i sottoscrittori ci sarebbe anche un grande fondo sovrano asiatico: secondo i rumors l’investitore che avrebbe ordinato un pacchetto cospicuo di azioni Nexi sarebbe un fondo di Singapore, probabilmente Gic.

La domanda italiana è stata molto importante, buon segnale di vitalità anche del mercato domestico: in campo sarebbero scese tutte le maggiori Sgr italiane, da Fideuram a Pioneer, fino a Kairos, Mediolanum, oltre ad alcuni grandi gruppi assicurativi come Generali.

Arriva così a conclusione l’offerta di Nexi, che ha avuto successo malgrado il momento poco favorevole per la situazione macro-economica in Europa e, in particolare, in Italia. Un chiaro segnale che, alla fine, gli investitori esteri sono sempre attratti da aziende con determinati requisiti, in settori ad alta crescita, e a certi livelli di prezzo.

Per l’esito dell’operazione ha avuto un ruolo importante il lavoro svolto dal consorzio bancario composto da Banca Imi, Bofa-Merrill Lynch, Credit Suisse, Goldman Sachs e Mediobanca come global coordinator e da ben otto bookrunner (Barclays, Citi, Hsbc, Unicredit, Banca Akros, Ubi, Mps e Ubs). Evercore è stato l’advisor finanziario.

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