Arte digitale

Nft e mercato dell’arte: «Non siamo di fronte ad una rivoluzione»

Per l'executive director dell'organizzazione americana Rhizome, Zachary Kaplan, ma a una presa di coscienza e allineamento al mercato dell'arte tradizionale

di Silvia Anna Barrilà

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“freezing” from Entropy8Zuper! (Auriea Harvey and Michaël Samyn) skinonskinonskin, 1999. Website. Screenshot, 2017, Netscape Communicator 4.7 for Windows98, entropy8zuper.org/skinonskinonskin/rhizome

4' di lettura

Dopo il record di Christie's, anche Sotheby's cavalca l'onda dell'Nft, offrendo dal 12 al 14 aprile “The Fungible Collection” di Pak, artista anonimo che da più di 20 anni è all'avanguardia nell'arte digitale. Il fulcro della collezione sono le Open Editions, un set di Nft che possono essere acquistati all'infinito dai collezionisti durante il periodo della vendita, mettendo in discussione il rapporto tra scarsità e valore.

Ma siamo veramente di fronte ad una rivoluzione del mercato dell'arte?
Arteconomy24
lo ha chiesto a Zachary Kaplan, executive director di Rhizome, un'organizzazione di New York che dal 1996, quando è stata fondata dall'artista Mark Tribe, sostiene l'arte e la cultura digitale attraverso commissioni, mostre, conservazione digitale e sviluppo di software, e dal 2003 è affiliata al New Museum di New York.

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Che cosa ne pensi dell'attuale boom dell'arte digitale?
Non è la prima volta che il mondo dell'arte nota l'arte digitale. Spesso questo interessamento riduce l'arte digitale – che comprende molte pratiche distinte, tra cui la net art, software art, videogiochi, realtà virtuale e aumentata, eccetera – ad un singolo movimento. L'arte digitale (di qualunque forma) viene integrata nell'arte contemporanea, e poi dimenticata per essere, poi, forse riscoperta più avanti. Noi di Rhizome, che ci concentriamo sull'accesso all'arte digitale (ad alto rischio di obsolescenza o perdita) e siamo affiliati da tempo al New Museum come parte di un progetto congiunto per sostenere la pratica digitale nell'arte contemporanea, cerchiamo sempre di mantenere una visione sul lungo termine e lontana dall'hype.

Zachary Kaplan

Quali sono stati alcuni dei momenti di contatto tra la Internet Art e il mondo dell'arte tradizionale?
Penso che l'affiliazione di Rhizome con il New Museum sia stato un momento molto importante: rimane un esempio unico di come la pratica digitale sia stata messa in primo piano da un museo contemporaneo con un ampio mandato ad esplorare le novità. Degni di nota sono anche gli sforzi di lunga data come le commissioni Artport del Whitney Museum, fondato da Christiane Paul nel 2001, o il provocatorio programma digitale basato sulla ricerca di Serpentine sotto Ben Vickers e Hans Ulrich Obrist.

Quindi non stiamo affrontando una rivoluzione?
Penso che questo momento non sia tanto una rivoluzione, quanto piuttosto l'arte digitale che si allinea con il più ampio mercato dell'arte contemporanea. La cosa interessante da vedere è come la speculazione del mercato possa cambiare la percezione del pubblico di quest'arte.

Laura Brothers, LONELY1.png, 2014. Immagine della serie “out_4_pizza,” inclusa nella Net Art Anthology di Rhizome

Quindi c'è speculazione in questo momento?
Certo, non è difficile ammetterlo.

E come è possibile tanta speculazione su un'arte che fino ad ora ha fatto fatica ad affermarsi a causa della sua immaterialità?
Ci sono due cose fondamentali che emergono sempre quando si discute della vendita di arte digitale. Il primo è il rischio di obsolescenza: questo è un problema che esiste anche con il “più semplice” file digitale. Ad esempio, per eseguire una semplice operazione come aprire un documento Word è necessaria una varietà di hardware e software e un utente che sappia come interagire con esso attraverso questi strumenti. Un'opera d'arte digitale non è qualcosa che nasce per esistere, ma un artefatto complesso che si basa su codice e altro. Questa minaccia, anche se scarsamente compresa, è stata un problema e non è stata risolta dal nuovo mercato dell'arte digitale.

Ricostruzione di Eduardo Kac, Reabracadabra, 1985, silent, color, digital poem to video, 9.64 x 9.8 x 9.64 in. Courtesy the artist

E la seconda questione?
La scarsità e il fatto che alcune opere d'arte digitali vivano gratuitamente online come siti web che chiunque può apprezzare, o come semplici file che possono essere copiati e viaggiare abbastanza facilmente. I mercati NFT forniscono una risposta a questioni come la provenienza e la circolazione, tuttavia anche le gallerie d'arte lo hanno fatto nel corso degli anni, con vari approcci. Quindi, invece di rivoluzione o rottura, questo momento potrebbe essere piuttosto quello in cui il mercato degli Nft si sta mettendo in pari rispetto a teorie decennali.

L'interesse continuerà a crescere?
Vedremo come andranno le cose tra sei mesi. Tuttavia, è sicuramente un momento unico per l’attenzione e il numero di nuove persone che si interessano a questo settore. Non scomparirà nel nulla, c'è stato un cambiamento.

Petra Cortright, VVEBCAM (2007). Screenshot di pagina YouTube ricostruita. Ricostruzione dalla Net Art Anthology di Rhizome

Chi sono questi nuovi acquirenti?
È un misto. Ci sono alcuni che hanno investito in Ethereum molto tempo fa e hanno visto il suo valore crescere enormemente e ora hanno molto da spendere. C'è una grande eccitazione a livello di comunità: l'idea di sostenere gli artisti, molti dei quali sono poco riconosciuti dal mercato dell'arte contemporanea tradizionale e hanno rischiato vendendo il loro lavoro in questo modo. E così facendo, stanno anche supportando Ethereum come valuta o potenziale blockchain per creare le modalità di organizzazione finanziaria e comunitaria. Una cosa bella che ho osservato tra i mercati NFT è che gli artisti acquistano opere di altri artisti. Un vero senso di cameratismo e sostegno reciproco. A tal fine, è importante tenere presente che la maggior parte delle vendite non sono scambi da record e gran parte del mercato più modesto potrebbe essere sostenibile a lungo termine.

Quali sono le sfide secondo te?
Per me la sfida – la stessa che Rhizome sta affrontando da anni - è il futuro di queste opere in termini di conservazione, circolazione, esposizione. Perché è lì che l'arte trova il suo valore. Sono ansioso di vedere come queste opere verranno mostrate e rimarranno accessibili nel tempo.

C'era un mercato anche prima?
Sono molte le gallerie specializzate che lavorano in questo settore da decenni. Ad esempio bitforms gallery e Postmasters Gallery di New York. Altre gallerie non specializzate hanno supportato i loro artisti che realizzano cose digitali complesse, come Bridget Donahue per artisti come Lynn Hershman Leeson e Martine Syms. Harm van den Dorpel è stato il primo a vendere un'opera certificata NFT a un museo, lo Stedelijk di Amsterdam, nel 2015. E la prima opera NFT ad essere venduta è stata dell'artista Kevin McCoy come parte di un progetto con Anil Dash all'interno del programma Seven on Seven di Rhizome nel 2014.

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