Nuove frontiere

Nft, metaverso e mondo del travel: come compreremo le vacanze con criptovalute

Per il momento i token non fungibili sono un modo per conquistare e fidelizzare i clienti. Ma in prospettiva potranno contribuire al business nel Web 3.0

di Gianni Rusconi

5' di lettura

Comprare un soggiorno con i token non fungibili è possibile. Ed è altrettanto possibile, almeno dal punto di vista tecnologico, poter fidelizzare i propri clienti “regalando” loro Nft per entrare a far parte di una selezionata community alla quale gli operatori del travel rivolgono campagne di comunicazione mirate, utilizzando l'indirizzo Ethereum degli utenti.

Non è uno scenario da fantascienza quello che abbiamo appena descritto, ma la sintesi di una delle innovazioni che potrebbe cambiare le modalità con le quali si acquistano viaggi e pacchetti vacanza.

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Di questo è assolutamente convinto Luca De Giglio, Founder di Trips Community.com, la società che ha collaborato con Gruppo Alpitour per organizzare lo scorso agosto l'asta con in palio una notte in esclusiva all'hotel Ca' di Dio di Venezia della catena di lusso VRetreats (prima dell'apertura al pubblico avvenuta il 27 dello stesso mese), asta che si è svolta attraverso OpenSea, il più grande marketplace di Nft al mondo.

«Il punto di svolta per superare le criticità legate all'integrazione dei pagamenti in criptovaluta nelle piattaforme servizi turistici – spiega – dipende dalle strategie dei principali circuiti di carte di credito: quando Visa, Mastercard e via dicendo supporteranno le valute digitali così come oggi supportano quelle tradizionali, gli Nft diventeranno una risorsa per gli operatori del travel».

Il grande salto in avanti, insomma, è di là da venire. Oggi si fa sperimentazione e la certezza di chi prova a sperimentare in questo campo è che cambierà (e sta già cambiando del resto) il punto di contatto fisico con il consumatore.

L'esperienza di relazione con il cliente, in altre parole, va trasferita anche nei canali digitali e con gli Nft si porteranno in un sistema decentralizzato (la blockchain) opzioni di soggiorno e diritti di booking.

Relazioni da curare

Il fortunato e facoltoso vincitore dell'asta per avere a disposizione in uso esclusivo l'hotel a 5 stelle lusso veneziano la notte del 19 agosto ha pagato 1 ethereum, l'equivalente (al cambio di allora) di circa 2.800 euro. Ma non è tanto la cifra pagata a fare notizia, quanto la prima applicazione della tecnologia Nft per l'acquisto di un servizio turistico.

L'idea di puntare sulle criptovalute è venuta a VRetreats e ha visto partecipare sulla piattaforma OpenSea utenti in possesso di un portafoglio digitale. Il progetto, a livello tecnico, è stato realizzato dalla divisione It di Alpitour World in collaborazione con TripsCommunity e ha messo in pratica uno dei principi consolidati dei non fungible token, e cioè la possibilità di vendere oggetti digitali o fisici, garantendone la proprietà e senza intermediari, grazie alla blockchain.

Avvicinare i mondi dell'hôtellerie di lusso e quello virtuale non è stata quindi solo un'intelligente operazione di marketing per promuovere la nuova struttura.

«La tecnologia degli Nft - ha commentato in occasione dell'asta Angelo La Riccia, direttore commerciale di VRetreats e VOIhotels - ci consentirà di sperimentare nuovi paradigmi di distribuzione, ancora non presidiati e per noi decisamente interessanti».

Il ruolo centrale della blockchain

L'esperimento di Cà di Dio avrà un seguito? A domanda, Francesco Ciuccarelli, Cio e Cto del Gruppo Alpitour, non ha dubbi: «Sì, lo avrà sicuramente. Con VOIHotels abbiamo costituito un team di lavoro dedicato, di cui fa parte anche Tripscommunity.com, e stiamo ragionando per il prossimo anno sia in termini di iniziative per la messa in vendita di esperienze uniche in ambito alberghiero sia in fatto di nuove modalità di creazione e distribuzione di un prodotto turistico».

Non manca dunque progettualità per lo sviluppo degli Nft in ambito turistico ma occorre, secondo il manager, distinguere due aspetti: da una parte l'utilizzo delle monete digitali come mero strumento di pagamento, che dipende essenzialmente dalle regolamentazioni e da come si muoveranno governi e autorità, dall'altra l'adozione della blockchain come infrastruttura decentralizzata e il ricorso ai token all'interno di una comunità verticale.

Le criptovalute, a detta di Ciuccarelli, vanno oggi viste come operazioni di marketing o come strategie di investimento difficilmente (ancora) replicabili in Italia, e comunque poco legate all'operatività industriale.

L'uso della “catena dei blocchi”, spiega, «è direttamente collegato all'abilitazione di nuove modalità transazionali in una catena del valore distribuita e all'aggregazione di una massa critica di early adopters intorno ad alcune applicazioni che già interpretano il nuovo paradigma. E questo sta già avvenendo. Oltre agli Nft di cui abbiamo visto un caso molto interessante in chiave loyalty da parte della catena Marriot, c'è il caso del markeplace di cripto currency WindingTree, che ha aperto in ambito travel la strada delle cosiddette Dao, e cioè organizzazioni autonome decentralizzate».

Prospettiva Web 3.0

Decentralizzazione, il passaggio dall'informazione al valore e alla transazione, la sovranità individuale: questi, secondo il Cio e Cto di Gruppo Alpitour, sono gli attributi chiave del concetto del Web3 (o 3.0), e cioè l'idea alla base di una nuova iterazione di Internet che incorpora il decentramento basato su blockchain.

Attraverso questi attributi, si può superare la centralizzazione delle informazioni e soprattutto del valore oggi in mano a pochi grandi operatori globali, facilitando la circolazione degli asset digitali tra singoli individui o aziende e rimettendo sul ponte di comando l'utente.

«Nell'ambito di una organizzazione decentralizzata - aggiunge ancora Ciuccarelli - un operatore turistico integrato come Alpitour può avere vantaggi concreti mentre le grandi Ota (le online travel agency come Booking, ndr) rappresentano per certi versi il prototipo delle disfunzioni che Web3 vuole superare».

Il turismo sposa il metaverso

I possibili effetti (benefici) del Web3 si possono leggere anche nelle attività legate al travel che milioni di utenti conducono già oggi. Le recensioni pubblicate su Tripadvisor, questo l'esempio citato da Ciuccarelli, non sono effettivamente di proprietà di chi le scrive e un suo asset trasportabile e interscambiabile, ma sono dati detenuti dalla piattaforma, che ne ricava il maggiore valore.

In un contesto Web3, viceversa, possiamo immaginare non solo di detenerle e utilizzarle liberamente in piattaforme differenti ma anche di monetizzarle, trasformandole in un prodotto.

E infine il metaverso. Inteso come rappresentazione di sé nell’universo digitale, è un concetto che richiama il mondo che prefigurava SecondLife circa vent’anni fa; oggi, grazie all'evoluzione delle tecnologie di virtual e augmented reality, questo concetto ha acquisito nuova forza e trova nel Web3 un'infrastruttura ideale per creare esperienze digitali, anche di viaggio, in grado di trasferire il valore dell'esperienza turistica nel mondo fisico.

L'acquisto di una notte a Cà di Dio con Nft è quindi solo il primo passo di un viaggio che porterà a disintermediare il classico canale di vendita per il prodotto “travel” e a creare piattaforme in cui far convergere destinazioni o servizi turistici acquistabili o scambiabili attraverso i token. Parlando a un nuovo target di viaggiatori, e cioè coloro che hanno familiarità con le criptovalute.

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