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Nichetto: «Cerco il mio equilibrio tra passione italiana e funzionalità scandinava»

di Fabrizia Villa


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Luca Nichetto

2' di lettura

«Sono sempre stato affascinato fin da bambino dei riflessi del vetro sul pavimento quando si entra una vecchia chiesa con le vetrate multicolore. Cammini tra i colori e la sensazione è di farlo su un tappeto». Così Luca Nichetto, veneziano con studio a Stoccolma, racconta Reflection, il nuovo tappeto di Moooi Carpet con cui partecipa al Fuorisalone. Realizzato grazie a una sofisticata tecnologia di stampa su tessuto, è anche una concreta sintesi dei due mondi tra cui il designer si muove.

Quest’anno torna al Salone con Moooi, una collaborazione con Marcel Wanders iniziata tre anni fa. Che cosa cambia quando il cliente è un altro designer?
La differenza è notevole. Le prime volte che parlavo con Marcel mi diceva di non perdere troppo tempo a far render, voleva solo uno schizzo per capire se andare avanti o no con un progetto. Persino leggendo il contratto si percepisce che è stato pensato da un designer, perché c’è del rispetto per il nostro lavoro. Oggi, che nel settore del mobile stanno scomparendo le aziende a conduzione familiare e che l’interlocutore è sempre più spesso un manager, tutto è diventato più complicato. C’è meno scambio quando non si ha una figura di riferimento.

Oggi vive e ha uno studio a Stoccolma. C’è una lezione in particolare del design scandinavo che ha fatto sua?
Ciò che ho imparato lavorando a Stoccolma è a non considerare il prodotto solo per la parte emozionale, che è una prospettiva tipicamente italiana, ma pensarlo anche da un punto di vista funzionale. Da noi capita che, pur di emergere e farsi notare, si perda di vista la funzione. Nel mio lavoro voglio trovare il punto di equilibrio tra la passione italiana e l’attenzione alla funzionalità scandinava. Ho imparato molto anche dal punto di vista dell’ecosostenibilità trovando un livello di coscienza che non avrei immaginato. Vivere in Scandinavia mi ha tolto anche dalla pressione del confronto con i maestri italiani che, per la mia generazione, a volte diventa pesante. Mi sono scrollato di dosso questo vestito di piombo e mi sento molto più libero.

Questo è l’anno di Euroluce. La tecnologia LED come ha cambiato il modo di progettare le lampade?
Il LED è stata una vera rivoluzione. Se in questi anni c’è stata poca innovazione nel settore del mobile, per la luce si sono aperte mille possibilità. Penso, per esempio, a Lucerna, la lanterna nomade e ricaricabile che ho disegnato per Ethimo, un progetto outdoor che senza la tecnologia LED sarebbe stato impossibile da realizzare.

Altri progetti al Salone?
Una collaborazione importante con il brand spagnolo Sancal per cui ho firmato un’intera collezione, dai tappeti alle sedute. Per loro, in particolare, ho progettato un divano straordinario. È realizzato con una tecnologia della maglieria: il rivestimento esce dal telaio intero, non c’è nessuna cucitura e ci sono delle tasche in s’infilano i cuscini. Un grande risultato perché elimina tutti gli scarti che rendono la tappezzeria poco sostenibile. Tra i tanti altri progetti, mi fa piacere ricordare le lampade che ho fatto a Murano, la mia isola, per l’americana Mattermade.

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