«Un libro per Eva»

Nicola D'Amico: «Le donne e la conquista del sapere: vi racconto la storia di una rivoluzione»

di Silvia Sperandio

Nicola D’Amico

4' di lettura

Più le donne conquistano spazio nella società, grazie all'istruzione e alla cultura, e meno si è consapevoli di quanto siano costati questi traguardi. Sforzi talvolta eroici, spesso rimasti nell'ombra, per rivendicare il proprio diritto alla conoscenza e ad attività diverse dalle “cose da donna” come la cura della casa e dei figli, la cucina e il cucito.

Per non cedere all'oblio e scoprire un nuovo universo, ecco “Un libro per Eva”, di Nicola D'Amico, ultima fatica che completa una trilogia dedicata alla storia dell'Istruzione in Italia. Oltre 200 i profili femminili raccolti da D'Amico, che alla scuola ha dedicato la sua lunga carriera di giornalista, scrittore e saggista: un volume denso di scoperte, che attesta il rigore storico- filologico del ricercatore, e un lungo viaggio con la donna italiana dalle radici greco romane fino al 1963, quando, con la scuola media unica per tutti, l'istruzione femminile non è più un'avventura.

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Il percorso parte con la figura di Saffo e della sua “Casa delle Muse”, finalmente restituita alla dimensione di luogo di “poesia allo stato puro”, e prosegue attraverso secoli di storia al femminile, incontrando figure eccezionali: come (santa) Caterina da Siena, «la letterata che non sapeva scrivere» o Vittoria Colonna, la poetessa amica di Michelangelo e dell'Ariosto, fino a Suor Maria Mazzarello, teorica insieme a Don Bosco della «pedagogia dell'allegria», alla scrittrice Grazia Deledda, e alla matematica filantropa Gaetana Agnesi....

Una galleria di ritratti da leggere con la piacevolezza di un romanzo che rivela la grande fatica impiegata per conquistare il sapere. Ma il libro sconfigge anche gli stereotipi che hanno per secoli interdetto alla donna, in Italia più che in altri Paesi europei, il diritto all'istruzione e, con questa, all'indipendenza.

«Una cosa è certa– tiene a sottolineare D'Amico - e cioè che l'uomo “trova”, nei vari secoli, modi e opportunità di istruzione, mentre la donna deve lottare per conquistarseli». «Ecco perché La storia dell'istruzione delle donne è essenzialmente una storia rivoluzionaria. Una rivoluzione che viene da lontano e che vedrà le donne sempre più protagoniste della storia».

Come è nata quest'opera?
Ho voluto completare un ciclo dedicato alla scuola del nostro Paese, con un settore rimasto in ombra che invece meritava di essere approfondito per la sua ricchezza (gli altri volumi di questa trilogia di Nicola D'Amico sono Storia e storie della scuola italiana, Zanichelli, e Storia della formazione professionale in Italia, Franco Angeli, ndr ). Ogni nuova ricerca rinnova la riflessione ed è un ostacolo all'oblio del passato. Senza il “possesso” del passato, il presente è solo una corsa ad occhi bendati”.

Il suo libro è il risultato di lunghe ricerche, durante le quali ha analizzato centinaia e centinaia di personaggi femminili. Cosa l'ha spinta a cercare?
“Sono un cronista, ho svolto questa attività per molti anni osservando la realtà quotidiana e poi, con lo stesso sguardo, sono andato a saccheggiare la storia. In realtà la storiografia in materia di scuola e istruzione non è ricchissima. Ancor più rare sono le storie specifiche sull'istruzione delle donne, che per molti secoli è stata spesso solo formazione eticostrumentale o istruzione domestica, privata.

Quale criterio ha adottato per selezionare le storie?
Il mio lavoro non vuol essere una rassegna di eccellenze femminili. Queste ultime sono presenti, e a loro ho dedicato una sessantina di ritratti, ma il libro vuol rendere conto delle “non eccellenze”, delle donne che hanno cercato l'istruzione, e l'hanno trovata, spesso lottando per conquistarla. Ma attenzione: è assai raro che l'intelligenza si sia affermata come tale. Il flusso dell'istruzione non è mai stato ancorato alle leggi dell'intelligenza e dell'applicazione individuali, ma è stato regolato fatalmente da quelle del censo.

C'è una peculiarità che riguarda le donne?
Il libro traccia un teorema. Le donne che potevano studiare appartenevano a due categorie: o erano monache, e dunque avevano a disposizione sufficiente tempo e spazi di riflessione, oppure erano donne benestanti che potevano disporre dei migliori maestri. Giocavano a favore dell'istruzione, insomma, avere molto tempo a disposizione, vivere in un ambiente atto alla riflessione, e la dottrina di eccellenti maestri.

Sono state le madri, o i padri, a incoraggiare le figlie a studiare?
I padri, senza dubbio. Anche questo è un aspetto particolare emerso dalle ricerche. I padri, spesso hanno dovuto lottare con le mogli perché le figlie studiassero.

Perché le madri opponevano resistenza?
Alcune lo facevano per semplice utilitarismo, poiché avrebbero preferito che le figlie continuassero ad aiutarle in casa, mentre non è escluso che altre madri provassero una sorta di invidia. Ma il sentimento che ho riscontrato più frequentemente, purtroppo, è stata la rassegnazione delle madri all'inferiorità e all'emarginazione.

Una domanda scontata. Per le donne è stato più difficile emergere?
Non sempre alle donne spettava un riconoscimento, e quasi mai al pari degli uomini. Basta ricordare che molte poetesse del ‘500 sono state poi considerate dalla critica come semplici “rimatrici”... Lo stesso Benedetto Croce guardò con sospetto molte letterate, perfino il premio Nobel Grazia Deledda, definendola una scrittrice “regionalista”.

Anche chi ha creduto nel diritto della donna all'istruzione ha finito spesso per limitarne il raggio alla sfera sentimentale. Il suo giudizio?
“Un libro per Eva” è la risposta anche a questo pregiudizio. Esso non riporta solo le letterate, ma anche le donne medico, le ingegnere, e in generale la storia della donna nelle professioni. Le eccellenze hanno avuto il ruolo, attraverso la loro particolare visibilità, in un panorama generale di esclusione dalle donne dall'istruzione, di testimoniare, secolo dopo secolo, le incondizionate capacità femminili, contro ogni pregiudizio, contro ogni tipo di ostacolo, quando non di vera persecuzione.

Quali sono le sue figure preferite?
Voglio bene a tutte, ma le mie preferite sono Gaetana Agnesi, Grazia
Deledda e un'altra grande umile scrittrice sarda, Anna Maria Massidda, anche lei nuorese, vissuta a metà dell'Ottocento e autrice di “Sa campana”, una poesia dalla musicalità struggente, della quale spero si ricordi Pier Vincenzo Mongaldo, il grande critico, nella monumentale storia della letteratura italiana che va scrivendo.

Nicola D'Amico, UN LIBRO PER EVA - Il difficile cammino dell'istruzione della donna in Italia: la storia, le protagoniste
Prefazione di Silvia Costa, ed . Franco Angeli, 402 pagine € 43,00 euro; versione eBook € 30,00

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