danza

Nidplatform tra luci e ombre

La biennale di Reggio Emilia occasione per fare il punto sui trend in atto

di Silvia Poletti


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O aterballetto (foto Alice Vacondio)

2' di lettura

Voluta e curata per promuovere, specie all'estero, l'attuale produzione coreografica nostrana dai principali operatori nazionali e prontamente abbracciata e sostenuta dal MIBAC ( che di edizione in edizione ne finanzia la realizzazione insieme alla Regione ospitante, ma soprattutto interviene con linee guida sempre cangianti), la biennale NID Nuova piattaforma della danza italiana è un'ottima occasione per fare il punto dei trend in atto e delle politiche artistiche che sottotraccia stanno definendo possibili sviluppi.

In teatro Nidplatform a Reggio Emilia

In teatro Nidplatform a Reggio Emilia

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Apre però anche a degli interrogativi: la stretta connessione tra operatori e artisti – sempre più impaniati gli uni agli altri dai legacci di reti e sistemi tanto caldeggiati dal Ministero- non rischia di creare dei corto-circuiti? Per ottenere spazio l'artista si piega al gusto e al diktat dell'operatore che può sostenerlo? Oppure l'operatore si adegua a quello che appare attualmente più gradito a una certa ideologia dominante? E fino a che punto c'è uno sguardo reale e dinamico sulla complessa attuale scena coreografica internazionale e soprattutto una conoscenza vera di quanto già ampiamente esplorato e digerito altrove, tale da mettere nella giusta collocazione ciò che ci viene propinato per nuovo?

La quinta NID ospitata quest'anno a Reggio Emilia, nei magnifici spazi della città secolarmente legata alla danza ( lo testimonia l'effige del coreautore Salvatore Viganò, caro a Stendhal, sul soffitto dorato del Valli) ha sollevato proprio questi quesiti. E lo ha fatto soprattutto nella nuova sezione open studios - carrellata di selezionati work in progress in cerca di sostegno produttivo. Là dove presumibilmente la ricerca dovrebbe essere ancora incontaminata abbiamo visto i difetti più conclamati dell'attuale andazzo: involuti atteggiamenti provocatori, che in alcuni casi denotano scarso studio dell'argomento trattato, in altri anche un certo squallore ideologico; l'ingenuo vezzo di epater le bourgeois ( davvero fuori tempo massimo) con trivialità varie; ma, quel che è peggio, una qualità performativa spesso tremendamente modesta.

In generale si occhieggia -quando non si esplicita-un'estetica che ondeggia tra l'hipster e la queer per uso di oggetti, look e atteggiamenti, anche qui seguendo l'attuale gender politics alcune volte sembra francamente pretestuosa. In questo mare magnum in cui operatori e osservatori amano comunque avvilupparsi, la danza appare a tratti in bagliori luminosi ora per intelligenza ora per bellezza. Noi l'abbiamo incontrata, per fare qualche nome, in VN di Cristina Kristal Rizzo e La morte e la fanciulla di Abbondanza Bertoni , nella scapricciata intelligenza di Silvia Gribaudi ( Graces ), nel rigore compositivo ed esecutivo di Philippe Kratz di Aterballetto e nelle visionarietà di Sieni. I dati a chiusura della NID reggiana ci dicono che oltre trecento operatori (di cui la metà stranieri) sono accorsi alla chiamata. Vedremo se ci saranno- e in che modo- esiti. In attesa della prossima puntata, alla NID numero 6, annunciata nel giugno 2021 a Salerno.

Nid platform
Reggio Emilia 10-13 ottobre 2019
un progetto RTO con MIBAC/Direzione Generale Spettacolo dal Vivo

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