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Niente accordo con le banche, il Tribunale dichiara il fallimento di Perini Navi

Bocciato il piano. A pesare sulla decisione del giudice i ritardi nelle trattative e la richiesta di ulteriori 4 settimane per definire gli accordi con gli istituti di credito

di Carlo Festa

3' di lettura

Il marchio storico degli yacht Perini Navi va in fallimento. Il Tribunale di Lucca ha dichiarato fallito il cantiere viareggino specializzato negli yacht di lusso, bocciando il piano di ristrutturazione del debito promosso dalla proprietà, la famiglia Tabacchi, tramite la società Fenix. Il concordato in bianco era stato presentato lo scorso mese di maggio al Tribunale di Lucca che aveva successivamente dato una proroga per la presentazione del piano di rilancio fino ai primi di gennaio. Oggi l'epilogo con la dichiarazione di fallimento e la nomina da parte del Tribunale del curatore, Franco Della Santa.

Il piano bocciato prevedeva l'impegno del fondo lussemburghese Blue Skye, già noto per essere azionista del Milan. Non più tardi di dieci giorni fa Perini Navi e Fenix Holding comunicavano di aver firmato un accordo con i fondi di investimento Blue Skye e Arena Investors. L'offerta, vincolante, presentata da Blue Skye e Arena Investors prevedeva l'emissione di un bond a 4 anni da 30 milioni in prededuzione. Si puntava ad ottenere così il via libera da parte del Tribunale di Lucca all'accordo di ristrutturazione, al fine di salvaguardare l'operatività e la continuità aziendale. L'obiettivo era quello di far ripartire l'operatività nei siti produttivi di Viareggio e La Spezia, senza apportare alcuna modifica alle concessioni mentre restava confermata la cessione del cantiere turco della società. All’azienda si erano interessati anche i Cantieri San Lorenzo, che ora potrebbe ritornare in campo come auspicato dai sindacati.

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Ma come mai Perini Navi è stata dichiarata fallita? Il Sole 24 Ore ha potuto visionare la documentazione e secondo quanto emerge dal dispositivo non sarebbe stato raggiunto un accordo con i creditori bancari che chiedevano ulteriori 4 settimane per visionare la situazione. Nell’udienza del 26 gennaio - si legge «la debitrice, che è stata notiziata dell’istanza di fallimento, ha rappresentato di avere raggiunto accordi di ristrutturazione dei debiti con il 70,37% dei fornitori, di avere inoltre raggiunto accordi di ristrutturazione con i 6 armatori e con i titolari del prestito obbligazionario. Ha rappresentato invece che le trattative con il ceto bancario erano ancora in corso, avendo raggiunto accordi con un solo istituto. In forza di tali assunti ha chiesto un differimento dell’udienza di almeno 4 settimane come richiesto dai creditori bancari in una mail depositata in modo da avere tempo di perfezionare tutti gli accordi necessari per presentare una domanda di omologazione ex articolo 182 bis».

Il Tribunale di fronte a questa richiesta di rinvio dell’udienza pre-fallimentare ha deciso di non accordarla per le seguenti ragioni: «Fin dalla domanda di presentazione di concordato con riserva, Perini Navi ha manifestato il proposito di pervenire alla presentazione del termine concesso (e poi prorogato) di una domanda di omologazione ex articolo 182 bis. In più di 8 mesi, dal deposito della predetta domanda, la proponente non è riuscita nello scopo, né vi sono elementi che facciano ritenere che la concessione di un rinvio di (almeno) 4 settimane possa consentire di conseguire il risultato sperato dalla proponente.

Quindi i riflettori del documento ritornano sugli istituti di credito. Per i quali - spiega il giudice «il termine delle 4 settimane è un termine minimo all’esito del quale non è certa nemmeno la risposta (quale essa sia) e che allo stato ai creditori bancari non è stata trasmessa la possibile bozza di accordo, oltre che i chiarimenti indicati nella e-mail sui dati aziendali necessari alle verifiche del caso. In altre parole è come se al Tribunale si stesse chiedendo di risprire la procedura di concordato con riserva».

Infine il giudice sottolinea che «il mancato deposito del piano ha determinato una corsa alla presentazione delle istanze di fallimento da parte dei creditori nella speranza di ottenere in questa maniera il pagamento del loro credito».

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