LEGGE DI BILANCIO

Niente Bolkenstein per il settore termale

di Vera Viola

2' di lettura

La direttiva europea nota come “Bolkestein” non si applicherà al settore termale: la modifica è stata introdotta dalla Legge di Bilancio che pertanto cancella per il comparto l’obbligo di rinnovare e affidare le concessioni mediante gare pubbliche.

La nuova norma – risultato di una lunga e dura battaglia condotta da Federterme (Confindustria) tra Bruxelles e Roma – può finalmente sbloccare il rilascio o il rinnovo delle concessioni per l’utilizzo delle acque termali, negli stabilimenti e alberghi, che erano bloccate da tempo e favorire gli investimenti nel settore. Un altro provvedimento adottato prima di Natale include le strutture termali tra i beneficiari del tax credit, che il decreto sull’“Art bonus” aveva inizialmente previsto per la riqualificazione solo delle strutture alberghiere. Agevolazione che favorirà investimenti su strutture e attrezzature con un contributo massimo in regime de minimis di 200mila euro. In altre parole, il 2018 si apre sotto i migliori auspici per un sistema di 378 stabilimenti, distribuiti in 170 comuni, in grado di generare fino a 1,5 miliardi di fatturato con 60mila addetti.

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Ma è utile fare un passo indietro. L’Italia recepisce acriticamente nel 2010 la direttiva europea “Bolkestein” (la 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato europeo comune, approvata dalla Commissione nel 2006 per iniziativa del commissario per il mercato interno Frits Bolkestein) – che nell’intento di eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei servizi, impone che per le concessioni minerarie sia necessario esperire gare d’appalto publiche. Federterme ingaggia subito la sua battaglia contro. «L’Italia – chiarisce il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci – non era obbligata ad applicare la direttiva al settore termale, trattandosi di un’industria che eroga servizi di carattere sanitario, prestati da personale qualificato: un tipo di attività che la stessa norma europea escludeva dal proprio campo di attuazione. C’era poi la questione delle concessioni in atto – aggiunge Jannotti Pecci – . Come sarebbe stato possibile mettere a gara le concessioni, che sono sì pubbliche, ma non su aree demaniali, e che vengono utilizzate in immobili e con impianti di proprietà privata?». L’organizzazione di categoria solleva il caso davanti alla Commissione Ue che le dà ragione. A quel punto è necessario modificare la legge di recepimento italiana. Un emendamento alla Legge di Bilancio ha consentito di fare le correzioni auspicate. Ora analoga questione si pone per l’industria di imbottigliamento delle acque minerali: in questo caso in quanto industria non dovrebbe – secondo Federterme – essere soggetta alla contestata direttiva Ue.

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