La beffa in una norma

Pensione sospesa ai medici “senior” che vaccinano: «Per fare le iniezioni ci rimettiamo»

Una norma introdotta a metà marzo sospende il trattamento previdenziale durante i mesi di svolgimento dell’attività di vaccinazione retribuita con contratti a prestazione

di Marzio Bartoloni

(ANSA)

3' di lettura

Assomiglia a una beffa quella che sta capitando ai medici in pensione che si sono messi a disposizione per fare le iniezioni agli italiani negli hub vaccinali che spuntano come funghi in tutta Italia. Per loro le aziende sanitarie hanno previsto contratti a prestazione per un minimo di 38 ore a settimana, solo che una norma in vigore da metà marzo dispone che il trattamento previdenziale (la pensione) non venga erogato durante i mesi di svolgimento dell'attività. Con l’effetto che diversi camici bianchi pensionati ora rischiano di rimetterci di tasca propria. Adesso il rischio è quello di una fuga di questi vaccinatori.

La lettera denuncia dell’ex primario del San Raffaele

«Piuttosto che pagare per lavorare, preferisco fare attività a titolo gratuito invece di rinunciare alla pensione». Così ha scritto all'Asl di Melegnano (Milano) Carlo Staudacher, già primario di Chirurgia generale del San Raffaele, uno dei tanti medici in pensione che hanno deciso di rimettersi il camice per contribuire alla campagna vaccinale. Come tanti altri, ha però scoperto che, in base a un emendamento al decreto-legge 2/2021 introdotto il 12 marzo, ai medici in pensione che vengono contrattualizzati per la campagna vaccinale viene sospesa la pensione. Staudacher, 77 anni, figlio di Vittorio considerato il padre della chirurgia d'urgenza in Italia, nonostante abiti a Milano da marzo ha prestato servizio come vaccinatore «ovunque mi abbiano mandato, da Trezzo, a Melzo, a Cernusco, lavorando 8 ore al giorno per 5 giorni, sabato e domenica compresi». «Sono un medico - spiega - non potevo stare a vedere migliaia di morti senza fare nulla».

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Rischio fuga dei vaccinatori: «Così ci rimettiamo»

Nella sua lettera l’ex primario del San Raffaele lancia un allarme dovuto al fatto che ha già visto «molti colleghi lasciar perdere» mentre «tanti altri lo faranno - aggiunge - perché in un provvedimento per contrastare l'epidemia hanno messo un vincolo che è gravemente disincentivante». Staudacher conosce da anni Letizia Moratti, assessore al Welfare di Regione Lombardia, «e l'ho contattata per spiegarle il problema. Mi ha detto che chiederanno al governo una modifica ma i tempi sono lunghi». Per il medico ora in pensione «non è una questione di soldi ma di dignità. Io prendo ora il compenso di 44 anni di attività e ho ovviamente dato la mia disponibilità per un'emergenza così importante. Ma - conclude - se mi ammalo, ora non percepisco nulla e la differenza tra pensione e contratto co.co.co. è un importo che il medico paga allo stato per fare le vaccinazioni».

L’ente previdenziale dei medici conferma: norma insensata

Anche l’Enpam conferma l’insensatezza di una norma, introdotta il mese scorso, che obbliga gli enti di previdenza a sospendere la pensione ai medici che accettano di aiutare le Asl per far fronte all'emergenza Covid. «È curioso che un lavoratore autonomo libero professionista disponibile a fare un nuovo lavoro di utilità collettiva debba veder sospeso il reddito differito derivante legittimamente da un suo precedente lavoro», avverte Alberto Oliveti, presidente dell'ente di previdenza dei medici e dei dentisti. «Assurdo che un medico che lavora e che rischia non venga pagato - continua Oliveti - Chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa stortura». Il riferimento è all'articolo 3-bis del decreto-legge 2/2021, che è stato introdotto il 12 marzo scorso con la legge di conversione 29/2021. La norma da un lato prevede che durante l'emergenza Covid le aziende sanitarie e socio-sanitarie possano conferire incarichi remunerati ai medici andati in pensione di vecchiaia, ma dall'altro dispone che il trattamento previdenziale (cioè la pensione) non venga erogato «per le mensilità per cui l’incarico è retribuito».

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