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Niente più “stop” produttivi grazie ai robot. La scommessa (premiata) di Sinteco

L’azienda di Belluno si è aggiudicata il Premio Italiano Meccatronica 2019, consegnato da Unindustria Reggio Emilia in occasione del tradizionale incontro di fine anno dell’associazione

di Ilaria Vesentini

(Cultura Creative)

3' di lettura

Va a Sinteco, azienda di Longarone (Belluno) specializzata in impianti e linee robotizzate per l’automazione, entrata nel 2003 nel gruppo Bucci di Faenza, il Premio Italiano Meccatronica 2019, consegnato dal presidente di Unindustria Reggio Emilia, Fabio Storchi, in occasione del tradizionale incontro di fine anno dell’associazione.

La giuria della 13esima edizione del riconoscimento organizzato e promosso da Unindustria Reggio Emilia in collaborazione con il Club Meccatronica e Il Sole 24Ore-Nòva ha riconosciuto nella realtà veneto-romagnola una inedita capacità di «affermarsi a livello mondiale nella progettazione e produzione di impianti di automazione industriale, medicale e ospedaliera, con oltre 5mila installazioni all’attivo».

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Una leadership frutto anche del «forte investimento in attività di ricerca e sviluppo a supporto della digitalizzazione degli impianti in ottica di manutenzione predittiva». L’azzeramento degli stop produttivi è il traguardo delle soluzioni che Sinteco sta studiando, grazie a un team di 65 super-tecnici (tra ingegneri, fisici, matematici) su 200 persone in organico (e 55 milioni di euro di fatturato).

A Yape-Your Autonomous Pony Express (Milano), un sistema per l’urban delivery a guida autonoma, è stato invece assegnato il premio della start up più innovativa del 2019: Yape è un r obot intelligente su due ruote, agile e leggero, interamente progettato e costruito in Italia, in grado di muoversi negli edifici e in città per effettuare consegne personalizzate a domicilio.

Le altre aziende della rosa finale del Premio italiano Meccatronica sono le due milanesi Balance Systems e Rold, Futura Converting di Lucca e la fiorentina La Marzocco. Esponenti eccellenti di un made in Italy che coniuga meccanica, elettronica e Ict che in Emilia ha la sua terra d’elezione, ma che non è più immune dalla crisi.

Tema al centro dell’incontro di ieri al Centro Internazionale Loris Malaguzzi intitolato «2020 – dove stiamo andando?». «L’industria manifatturiera italiana per avere un futuro deve poter contare su un Paese e su sistemi territoriali che scelgono come loro “destino” l’industria, la conoscenza, la ricerca, la sostenibilità e la coesione sociale. Imprese e lavoro devono sentirsi sostenuti da una politica industriale, da un sistema educativo e formativo, da una politica fiscale e da relazioni industriali a misura dell’era 4.0», sottolinea il presidente di Unindustria Reggio Emilia, Fabio Storchi.

Ma sul presente e soprattutto sul futuro del Belpaese «si stagliano le grandi questioni nazionali irrisolte: il debito pubblico, il deficit infrastrutturale, la produttività, il rilancio di Alitalia o, ancora, la continuità o meno della nostra industria siderurgica. Stiamo sfidando pericolosamente una prospettiva di decrescita che promette ben poca felicità», stigmatizza.

L’Emilia-Romagna e Reggio Emilia vanno meglio della media del Paese, con una disoccupazione intorno al 4%, «ma il Pil si attesta a un irrilevante 0,3% ed è in atto un calo significativo della produzione industriale: -4,1% anche a Reggio Emilia nel terzo trimestre dell’anno».

Di fronte alla frenata globale dell’economia che si delinea per i prossimi 12 mesi e a politiche di Governo che lavorano in direzione opposta a quella utile alle fabbriche (si vedano misure come sugar e plastic tax, l’ipotesi di confisca allargata, la prescrizione dei processi) l’appello degli industriali reggiani è alla comunità territoriale, per far convergere le forze sul ruolo economico e sociale della città come perno dell’area Mediopadana, in virtù della stazione AV e degli investimenti sul distretto digitale e sul polo universitario.

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