nuove attività

Niente pretese se non c’è un Ordine o un Collegio

di Guglielmo Saporito


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1' di lettura

Le nuove professioni, che non hanno Ordini o Collegi, restano fuori dal meccanismo di rimborso delle spese di adesione. Ad esempio gli oneri di iscrizione a una categoria, che il dipendente in regime di esclusiva affronti quale responsabile della protezione dati (Rdp), non sono ribaltabili sul datore di lavoro. Ciò perché si tratta di una professione “non collegiata”, riconosciuta ma non obbligatoria (nel senso che per esercitare le relative attività non è indispensabile l’iscrizione a un Albo) che non può, allo stato, generare problemi di oneri economici.

Infatti le professioni non collegiate sono attività auto-organizzate a norma della legge 4/2013, che non assicurano alcuna esclusiva e quindi non generano costi detraibili per il datore di lavoro.

Oltretutto, la legge 4/2013, nell’ampliare le categorie professionali, esclude che dal nuovo regime delle professioni possano derivare «nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato», con un divieto che si attaglia all’iscrizione a un organismo di categoria libero o volontario. Un’iscrizione volontaria a un’associazione o Albo previsto dalla legge 4/2013 può, quindi, dare garanzie di affidabilità, ma non è indispensabile per svolgere la prestazione lavorativa. In conseguenza, il costo dell’iscrizione all’Albo resta a carico del dipendente, senza poter essere traslata sul datore di lavoro. L’iscrizione a una professione regolamentata (il cui elenco è gestito dal ministero per lo Sviluppo economico) è quindi soprattutto sintomo di qualificazione professionale, utilizzabile come attestato di qualità dei servizi offerti, ad esempio per talune garanzie che si forniscono al cliente, quali il codice deontologico di condotta.

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