gioco tattico in extremis

Niente tregua fino a marzo: Bolloré tenta di sabotare Mfe

Raffica di azioni legali per cercare di riportare Mediaset al tavolo

di Antonella Olivieri

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(AFP)

Raffica di azioni legali per cercare di riportare Mediaset al tavolo


3' di lettura

Se l’obiettivo di Vivendi era quello di ostacolare la nascita di Media for Europe per costringere Mediaset a tornare al tavolo a trattare, la decisione di ieri del Tribunale di Milano getta un’ipoteca pesante su questa prospettiva. Probabilmente ora non ci sarà alcun tentativo di ricomposizione e per entrambe le parti lo spartiacque sarà la scadenza del 19 marzo, quando scadranno i sei mesi utili per ratificare la nascita della holding olandese che nei piani del Biscione dovrebbe riunire sotto un tetto comune le due Mediaset, italiana e spagnola, e altri broadcaster che volessero aderire al progetto.

In teoria Vivendi potrebbe fare reclamo contro la decisione di ieri del Tribunale di Milano, chiamato dai francesi a sospendere in via d’urgenza le due delibere assembleari di Mediaset Spa per la fusione in Mfe, la seconda quella di gennaio per emendare le parti dello statuto ritenute dal giudice troppo in chiave anti-Vivendi. Però la strada è in salita, visto che il giudice Elena Riva Crugnola è entrata nel merito nel motivare il rigetto delle istanze francesi. La sintesi è che in sostanza il pregiudizio che sarebbe derivato a Mediaset nel sospendere le delibere, come chiesto da Vivendi, sarebbe stato superiore a quello reclamato dal gruppo che fa capo a Vincent Bolloré. «Irreparabile», secondo il giudice, il danno che deriverebbe dallo stop all’operazione Mfe al funzionamento della società e alle sue prospettive di sviluppo in chiave internazionale. Mentre invece l’eventuale minor valore della partecipazione di Vivendi post-fusione sarebbe quantificabile e quindi compensabile.

Tutto da vedere peraltro che la fusione olandese sia “dannosa” per le quotazioni (sulla carta, considerate le sole sinergie di costi tra le due Mediaset, semmai è il contrario), mentre il peso specifico della minoranza Vivendi, a statuto emedato, non sarebbe inferiore in Olanda rispetto a quello che sarebbe in Italia. In Olanda l’azionariato di Media for Europe partirebbe con Fininvest al 35,31% e Vivendi al 7,68% direttamente e con un ulteriore 15,34% detenuto tramite Simon fiduciaria. Il voto maggiorato, che si applicherebbe nell’immediato a entrambe, porterebbe la holding di casa Berlusconi al 47,88%, Simon al 20,81% e Vivendi al 10,42%. Se invece la fusione olandese saltasse, in Mediaset Spa dal prossimo anno diventerebbe efficace il voto doppio all’italiana con Fininvest che passerebbe dal 45,89% dei diritti di voto attuali (44,18% la quota di capitale detenuta) alla maggioranza assoluta del 52,19%, Simon salirebbe dal 19,94% dei diritti di voto (19,19% la quota di capitale) al 22,67%, Vivendi dal 9,98% (9,61% la quota) all’11,36%.

Ad ogni modo, Vivendi ora non ha altra scelta tattica che quella di sparare tutte le cartucce legali prima del 19 marzo, e infatti il comunicato da Parigi preannuncia altre iniziative legali a tutto campo. Di fatto la variabile più rilevante sarà la Spagna. Vivendi ha ottenuto la sospensione della delibera di fusione di Mediaset Spagna, ma Mediaset ha fatto reclamo contro la decisione. La risposta del Tribunale di Madrid è attesa dopo l’assemblea di Mediaset Spagna che, domani, si riunirà a sua volta per valutare le modifiche allo statuto di Mfe. Se la risposta dovesse tardare Mediaset potrebbe invocare l’urgenza della scadenza del 19 marzo per sollecitare la decisione. Giovedì comunque è fissata a Madrid un’udienza nel merito per la causa intentata da Vivendi che potrebbe produrre qualche novità. Nel frattempo Vivendi proverà ad attaccare anche in Olanda. Già il 10 è fissata un’udienza ad Amsterdam per cercare di bloccare cautelarmente la fusione in Mfe.

Con la nascita di Mfe è indubbio comunque che l’urgenza di trattare verrebbe meno. Non si capisce perchè Bolloré prima di Natale abbia mandato a monte un accordo “tombale” già raggiunto rifiutandosi di impegnarsi per il futuro a non ritentare la scalata, nè a mettere in piedi altre azioni di disturbo.

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