Cassazione

Niente vitalizio anticipato per gli ex parlamentari: ricorso inammissibile

Per la Suprema corte è inammissibile il ricorso di Alfano e di altri tre ex parlamentari contro il Regolamento del 2012 che fissa la “pensione” a 60 anni

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

La Sentenza

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Si allontana la possibilità del vitalizio anticipato per gli ex parlamentari, che avevano presentato ricorso in Cassazione contro le pronunce adottate in sede di autodichia parlamentare dalla Camera, contro il regolamento del 2012 di Montecitorio che fissa la “pensione” a 60 anni. Le Sezioni unite civili della Suprema Corte hanno dichiarato

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inammissibile il ricorso presentato da Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Andrea Rigoni e Andrea Martella, «tutti deputati cessati dalla carica con un mandato parlamentare svolto dal 2001 al 2018 per quattro legislature o comunque con anzianità contributiva di più di 20 anni», si legge nella sentenza, che «hanno impugnato con ricorso straordinario ai sensi dell'articolo 111 della Costituzione, la sentenza del Collegio d'Appello della Camera dei Deputati del 17 ottobre 2019 che, confermando la sentenza del Consiglio di giurisdizione del 27 giugno 2019, aveva rigettato la domanda volta ad ottenere il vitalizio parlamentare immediatamente o in subordine al compimento 53 anni o in ulteriore subordine a 58 anni di età».La Cassazione, ha bollato il ricorso come inammissibile considerando che, «nel caso di specie, le censure sono state espressamente escluse dalla Corte costituzionale, in quanto le funzioni svolte dagli organi di autodichia nelle controversie di cui si tratta sono state configurate come “obiettivamente giurisdizionali” e quindi conformi agli artt. 3, 24, 101 e 111 della Costituzione invocati dagli attuali ricorrenti».

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Il regolamento finito nel mirino degli ex parlamentari

Il Supremo collegio ha inoltre escluso che rientri nel suo raggio d’azione l’esame delle ipotetiche violazioni come qualunque altra censura, chiarendo che «eventuali dubbi di legittimità costituzionale delle norme di legge cui i regolamenti parlamentari e le fonti di

autonomia in genere, fanno rinvio possono essere evidenziati davanti agli organi dell’autodichia stessa (cosa che avrebbe potuto essere fatta anche nella specie)». La Suprema Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha condannato i ricorrenti a pagare le spese di lite liquidate in 5.500 euro. È arrivata così l’ennesima bocciatura dopo quella del collegio di giurisdizione e d’appello, alla richiesta di disapplicare un regolamento, ad avviso dei ricorrenti, incostituzionale perché in violazione del principio del legittimo affidamento. Per il vitalizio però bisogna aspettare.

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