vivissime condoglianze

Nike nel nome del figlio


1' di lettura

In principio furono le Nike Air di Michael Jordan. Poi vennero le Adidas di Liam Gallagher e gli occhiali Moscot di Johnny Depp. Adesso siamo arrivati alla t-shirt di Sfera Ebbasta e alla mutanda di Cristiano Ronaldo. Che ve lo diciamo a fare: un cantante, un attore, uno sportivo, nell’epoca degli influencer di professione, influenzano meglio di chiunque altro il pubblico dei follower/consumatori. I brand lo sanno e sono disposti a mettersi in fila pur di strappare un autografo su una signature edition a questa o quella celebrità. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo se avessero avuto a portata di firma l’uomo che ha avuto più follower (nel senso di seguaci) della storia: Gesù di Nazareth. Deve esserselo chiesto pure lo startupper americano Daniel Greenberg che si è inventato le Nike MSCHF x INRI, particolarissime scarpe da ginnastica dedicate a Cristo con un concept che è tutto un programma: croce dorata intrecciata ai lacci, suola gommosa azzurra contenente vera acqua del fiume Giordano. Benedetta da prete cattolico, a quanto pare. Una signature edition non autorizzata, evidentemente: né dalla Nike, tanto meno dal Vaticano. Una provocazione, quella di Greenberg , che punta il dito contro le storture della politica delle collaborazioni tra marchi e grandi star. Non fosse stato per il fatto che, messe in vendita in edizione limitata a 3mila dollari al paio, le Jesus Sneaker sono finite rapidamente sold out. E pensare che Lennon ebbe non pochi problemi per aver detto che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo. Ma Lennon era un artista: di marketing non ne capiva granché.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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