i conti trimestrali

Nike, profitti sopra le attese e giro d’affari in crescita del 7%

di Marco Valsania


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(Reuters)

3' di lettura

NEW YORK - Nike ha messo a segno profitti leggermente sopra le attese nell’ultimo trimestre, il suo terzo fiscale, pari a 65 dollari per azione. Gli utili netti di 1,1 miliardi hanno anche ribaltato perdite per 921 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. E il giro d’affari è stato in linea con le attese, pari a 9,611 miliardi di dollari e lievitato del 7 per cento. Abbastanza da far dichiarare al suo amministratore delegato Mark Parker che «la spinta del nostro business viene accelerata dalla nostra capacita di innovare sul larga scala e di espandere l’esperienza digitale dei consumatori a livello mondiale». Anche se non sufficienti, assieme al rischio che le battaglie concorrenziali e gli sforzi di espansione impongano crescenti costi, a evitare una flessione del 3,5% nel dopo mercato del titolo, che aveva però ha chiuso la seduta al massimo storico di 88,01 dollari.

Nike, uno dei simboli della forza e dell’esposizione globale della Corporate America, era attesa a utili trimestrali per azione in crescita attorno ai 64 centesimi di dollaro e a un giro d’affari di 9,6 miliardi, in rialzo del 6,5% rispetto all'anno scorso. Molti investitori scommettevano però su una sorpresa positiva piuttosto che negativa al momento dell’annuncio: il colosso dell'abbigliamento e delle scarpe sportive ha una storia di simili esiti all’insegna dell'ottimismo, battendo in media le stime di profitto della vigilia di ben il 15,6% negli ultimi quattro bilanci trimestrali. Stando a Bloomberg, gli utili annuali relativi all'intero 2019 dovrebbero, a conti fatti fra qualche mese, dimostrare un incremento complessivo del 13 per cento.
La sua strategie di business - basata su continua innovazione, rapidità di esecuzione e marketing aggressivo (nel linguaggio aziendale definiti come “raddoppi”) - l'ha vista sempre più impegnata in vendite dirette in negozi propri e online su propri siti. Iniziative che hanno guidato una crescita dei volumi grazie in particolare al contributo realizzato dalle piattaforme e dai canali digitali (+30% negli Usa).

Nike è parsa stabilizzare la sua attività sul mercato domestico Nordamericano, reduce da un incremento delle entrate del 9% nel secondo trimestre fiscale anche se nel terzo hanno faticato di più salendo del 7 per cento. Sul fronte estero ha contemporaneamente mostrato un passo a doppia cifra percentuale, guidato dalla regione della Grande Cina (+19% negli ultimi tre mesi dopo un +26% appena precedente).
L’Emea brilla meno ed era già reduce da un contribuito più modesto pari al +8 per cento. In termini di segmenti, in accelerazione anzitutto quello femminile, con una recente crescita a sua volta in doppia cifra e migliore di quella del segmento maschile. E con un potenziale ancora da sfruttare e sul quale l'azienda punta apertamente: il mercato è calcolato in una volta e mezza quello dei prodotti per gli uomini e rappresenta ad oggi solo il 19% delle revenue totali del gruppo.

Quest’anno Nike sponsorizzerà ben 14 squadre per il Campionato mondiale di calcio femminile della Fifa in estate in Francia.
Sono stati tutti risultati premiati dal mercato, che nonostante le tensioni crescenti su economica globale e commercio, con un rialzo del 32% del titolo a Wall Street nell'arco degli ultimi dodici mesi - e del 18% da gennaio.

Una marcia che ha ripetutamente spinto le quotazioni a raggiungere livelli record. L'appeal di marchi popolari e dimostrativi capaci di successo nell'abbigliamento di largo consumo e retail e' stata inoltre dimostrata dal ritorno in Borsa del re dei jeans Levi Strauss, balzato nel corso della seduta di giovedì anche di oltre il 30% dal prezzo di collocamento. Altri marchi minori e rivali di Nike hanno di recente a loro volta fatto bene, nel business e in Borsa: Under Armour e Lululemon Athletica hanno battuto le previsioni con titoli in rialzo rispettivamente del 40% e del 78% in un anno.
Le incognite però non sono svanite. Nike aveva finora minimizzato le ripercussioni delle bufere sull'interscambio. Ma soltanto nelle ore precedenti le scosse commerciali - in particolare con la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina - e alla prospettive dell'espansione su scala internazionale avevano costretto il colosso delle spedizioni FedEx a lanciare un allarme sull'outlook. Nike ha sicuramente un'elevata posta in gioco sul palcoscenico globale: dei suoi 36 miliardi di revenue l’anno, ben 20 miliardi, vale a dire oltre la metà, arrivano da oltre confine.

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