Anniversari

Nilde Iotti, una lezione di grande modernità

Cento anni fa nasceva la costituente: le donne, i diritti, l’Europa

di Eliana Di Caro

(ANSA)

3' di lettura

Un viaggio al Parlamento europeo. È questo il premio che spetta alla classe delle scuole superiori di Reggio Emilia che risulterà vincitrice per il miglior progetto dedicato a Nilde Iotti: un tema, un video, un disegno... il Comune, dove l’esponente politica comunista nacque il 10 aprile 1920, promotore dell’iniziativa, ha lasciato libertà d’espressione ai ragazzi.

La costituente, deputata, prima presidente donna a Montecitorio (per tre mandati consecutivi), parlamentare europea, avrebbe certamente approvato la visita nel cuore delle istituzioni comunitarie, lei che era un’europeista convinta. Tutto questo accadrà in autunno, per via dell’emergenza del coronavirus che ha impedito di ricordare in queste settimane (e ugualmente non lo permetterà nel giorno dell’anniversario, venerdì prossimo), una donna destinata a rimanere nella storia della Repubblica italiana. Non solo per la sua militanza politica in un partito che non fu propriamente generoso con lei (l’approccio conservatore e ostile del Pci rispetto al suo rapporto con Palmiro Togliatti - sposato con la “compagna” Rita Montagnana in tempi in cui non si parlava di divorzio - non può che apparire, oggi, ipocrita). Ma soprattutto per le battaglie che Iotti ha combattuto e i risultati che ha conquistato, sul fronte dei diritti delle donne, della riforma del diritto di famiglia, della rappresentanza politica femminile, del superamento delle logiche di partito in nome del bene comune (fu lei a indicare la democristiana Tina Anselmi a capo della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2).

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Quando giunge alla Costituente, forte di quasi 16mila voti, Nilde Iotti ha appena compiuto 26 anni: più giovane di lei c’è solo un’altra donna altrettanto intelligente e battagliera, Teresa Mattei. Nilde ha origini umili, il papà ferroviere, la mamma casalinga. Frequenta l’istituto magistrale e si laurea in Lettere, grazie a una borsa di studio, alla Cattolica di Milano. Comincia subito a insegnare in un istituto tecnico ma la politica entra nella sua vita, in parallelo con l’impegno per l’emancipazione femminile che la porta a guidare l’Udi di Reggio Emilia. Due binari che si sovrappongono fin quasi a fondersi, quando entra nel gruppo ristretto dei 75 dell’Assemblea costituente: precisamente, nella sottocommissione dedicata ai “Diritti e doveri dei cittadini”, dove le viene affidato il tema della famiglia. Vuol dire ridisegnare il ruolo della donna all’interno della società, liberarla dall’impostazione di leggi che ne sancivano la minorità giuridica (c’erano, all’epoca, la patria potestà, il carcere per l’adulterio e molto altro), battersi anche per la condizione e lo status dei figli, equiparando quelli nati nel matrimonio a quelli concepiti fuori dalle nozze. Dalla lungimiranza e dalla straordinaria modernità di quel lavoro, a partire dal principio di uguaglianza scolpito nell’articolo 3, sarebbero discese le battaglie successive, le leggi sul divorzio, sulla parità salariale (codificata da un’altra protagonista della Repubblica, quell’Anselmi legata a Iotti da reciproca stima), la 194 che regola l’interruzione di gravidanza.

Dopo la morte improvvisa di Togliatti, nel ’64, anche i più scettici e maschilisti devono riconoscere lo spessore e la statura politica di Nilde Iotti, che accresce progressivamente il proprio peso nel partito. La fermezza e la finezza con cui guida la Camera dei deputati, dal 1979 al 1992, si riflettono nei discorsi parlamentari (si possono leggere sul sito della biblioteca della Camera). Come ricorda Livia Turco nella prefazione alla nuova edizione della biografia di Luisa Lama (Nilde Iotti. Una storia politica al femminile, Donzelli, presto in libreria), già nel ’92 Iotti profeticamente sottolinea la necessità del cambiamento della politica: «La strada è quella del rinnovamento dei partiti, radicale e profonda, fatto a viso scoperto, in modo trasparente, sotto il controllo dell’opinione pubblica, che deve veder cambiare non tanto e solo le facce ma i metodi di azione, i comportamenti (...), la selezione dei gruppi dirigenti».

Nel dicembre del 1999 muore, a pochi giorni dalla laurea del nipote Alfredo: a lui e alla sorella Alessandra, figli di Marisa Malagoli Togliatti, Iotti era molto legata. A Montecitorio vanno a salutarla in 20mila, per l’ultima volta. Dopo i funerali di Stato, sarà sepolta al Verano. Accanto a Togliatti.

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