L’alleato giapponese

Nissan affronta Brexit e prepara Qashqai 3

La marca ha appena lanciato la nuova Juke e deve gestire la fabbrica inglese

di Nicola Desiderio


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3' di lettura

Essere o non essere, questo è il problema. Dopo la Brexit, il dilemma è rimanere o non rimanere dall’altra parte della Manica per molti costruttori, compresa la Nissan che nel suo storico stabilimento di Sunderland produce la nuova Juke, la Leaf e continuerà a produrre anche la Qashqai di terza generazione il cui lancio è previsto entro il 2020.

Al contrario, Nissan aveva già annunciato che la X-Trail cambierà casa e questo aveva fatto presagire uno smantellamento dell’impianto attivo dal 1986 dove lavorano 7mila persone: da allora vi sono state prodotte oltre 10 milioni di vetture (3,6 milioni solo Qashqai) e investiti oltre 4 miliardi di sterline.

A questi, si aggiungono i 100 milioni per la nuova Juke e i 400 milioni in vista del lancio della Qashqai rilanciando un modello che fino a pochi anni fa doppiava i concorrenti. Nissan ha visto scendere la propria quota di mercato nel Vecchio Continente dal 3,9% del 2012 al 2,5% del 2019, segnando a livello globale il suo peggior bilancio da molti anni a questa parte e annunciando il taglio di 12.500 persone pari al 9% della sua forza lavoro.

I primi effetti in Europa si sono visti presso lo stabilimento di Barcellona, con 600 dipendenti in meno pari al 20% del totale, e a Rolle, in Svizzera dove sarà chiusa la sede storica portando le attività di ricerca e commerciali a Montigny-le-Brettoneux, a Ovest di Parigi. i media inglesi hanno persino sostenuto con un articolo che Nissan si starebbe preparando a lasciare l’UE (dove va il 70% della produzione di Sunderland) per concentrarsi solo sul mercato britannico puntando a conquistare una quota del 20%.

Ipotesi estrema che per un’Hard Brexit che, secondo le regole del WTO, porterebbe ad un 10% di tariffe doganali rendendo di fatto il business di Nissan «insostenibile», come recentemente dichiarato da Gianluca De Ficchy, presidente di Nissan Europe.

Tutte da verificare sono l’alleanza con Renault, dove pesa il caso Ghosn, l’integrazione con Mitsubishi e i rapporti con Daimler. Al netto di tutto questo, Nissan conta di recuperare le posizioni entro il 2022 attraverso il rinnovamento di tutta la gamma nell’arco di un anno e mezzo e una massiccia campagna di elettrificazione che riguarderà il 42% delle vendite.

Il primo passo è la nuova Juke, al lancio solo con il mille 3 cilindri da 117 cv, ma ci sarà presto una versione ibrida e dotata dell’E-Power, un sistema ibrido in serie. Anche la Qashqai avrà una versione E-Power accanto ad un’ibrida plug-in. Nel 2021 sarà invece il turno della nuova X-Trail. Nissan dunque vuole spingere sui veicoli a ruote alte, anche per l’elettrico. Entro l’anno infatti debutterà un inedito crossover ad emissioni zero, annunciato fin dal Salone di Tokyo del 2017 con il concept IMx e molto più vicino alla realtà con Ariya, presentato nella stessa sede giusto 2 anni dopo. Se si chiamerà così oppure no, Ariya sarà uno degli 8 modelli elettrici che Nissan vuole lanciare a livello globale entro il 2022.

Nascerà sulla piattaforma Cmf-ev e avrà il sistema di trazione integrale e-4orce, con un motore elettrico per assale, ma soprattutto una connotazione premium e sportiva, messaggio che Nissan sta cercando di promuovere attraverso la sua partecipazione in Formula E e la Leaf RC Nismo, auto da pista laboratorio che utilizza la batteria da 62 kWh e due motori della nuova versione E+ da 160 kW.

E la Leaf continua ad essere comunque la bandiera di Nissan sia per volumi (oltre 450mila unità vendute) sia per la tecnologia disponibile. Un prototipo su base Leaf ha infatti appena stabilito il record di percorrenza in guida autonoma nel Regno Unito: 230 miglia (370 km) che separano Cranfield da Sunderland. Un viaggio verso il futuro o verso il passato? Questo è il dilemma.

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