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«Nissan vende la quota in Mitsubishi». Ma la casa di Yokohama smentisce

In Nissan cresce la preoccupazione che ci vorrà più tempo per la società per riprendersi dalla crisi indotta dalla pandemia, ma la mossa costringerebbe a sostanziali svalutazioni e potrebbe rimettere in discussione l’alleanza con Renault

(AFP)

3' di lettura

Nissan ha smentito i rumor secondo cui la casa automobilistica giapponese starebbe valutando la possibilità di ridurre la propria partecipazione in Mitsubishi Motors, di cui detiene il 34% dal 2016. «Non ci sono piani per cambiare la struttura del capitale di Mitsubishi» ha risposto Nissan in una breve dichiarazione inviata ad Afp. E una fonte vicina a Nissan ha ulteriormente chiarito che una decisione del genere non avrebbe «nè testa nè coda» perché costringerebbe Nissan a sostanziali svalutazioni poiché la capitalizzazione di mercato di Mitsubishi Motors si attesta attualmente a 300 miliardi di yen (2,4 miliardi di euro), poco più dei 2,1 miliardi di euro erogati nel 2016 da Nissan per acquistare il 34%. Inoltre, «Nissan non ha problemi di liquidità», ha detto la stessa fonte.

Secondo fonti citate da Bloomberg, Nissan starebbe «esplorando al possibilità di vendere» la sua quota del 34% temendo di essere definitivamente appesantita da Mitsubishi Motors, anch'essa in rosso e il cui recupero dalla pandemia potrebbe richiedere più tempo.

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Tutto questo a due anni dallo spettacolare arresto dell’ex presidente Carlos Ghosn. Se le indiscrezioni fossero confermate la casa automobilistica di Yokohama starebbe esplorando modi per vendere una parte o tutta la sua partecipazione del 34% in Mitsubishi Motors. La ragione sarebbe che in Nissan cresce la preoccupazione che ci vorrà più tempo per la società per riprendersi dalla crisi indotta dalla pandemia. Una vendita potrebbe essere il primo passo di una revisione più ampia dell'alleanza a tre che include anche Renault, hanno detto ancora le fonti a Bloomberg. L'alleanza è iniziata due decenni fa, quando la Renault è intervenuta per salvare Nissan con un'iniezione di liquidità, salvando la più grande casa automobilistica dalla bancarotta.

I rappresentanti di Mitsubishi Motors e Renault hanno rifiutato di commentare.

Quando Ghosn ha salvato Mitsubishi Motors nel 2016 con un investimento di 2,3 miliardi di dollari e un invito all'alleanza, non ci è voluto molto perché si vantasse della «nuova protagonista dell'industria automobilistica globale». Aveva piani ancora più grandi: creare una holding per un impero in grado di detronizzare Toyota e Volkswagen, diventando il più grande produttore mondiale di automobili.Tutto è cambiato il 19 novembre 2018, quando Ghosn e l'ex direttore di Nissan Greg Kelly sono stati arrestati a Tokyo e accusati di aver sottostimato i compensi nei report alle autorità di borsa, oltre che di aver utilizzato beni aziendali a fini personali. Entrambi hanno negato l’addebito. Ghosn è stato rilasciato, nuovamente arrestato e nuovamente liberato su cauzione nel 2019. È sfuggito al processo compiendo un'audace fuga sotto copertura nel dicembre dello stesso anno su un jet privato e si è rifugiato in Libano.

Poi l'uno-due del calo della domanda automobilistica globale e la pandemia hanno cancellato più di 44 miliardi di dollari dal valore di mercato combinato dei tre partner dell'alleanza.«La cosa migliore è porre fine all'alleanza», ha commentato l'analista di Tokyo Tokai Research Seiji Sugiura, aspro critico della partnership.

In realtà una vendita porterebbe una somma di denaro relativamente modesta. La partecipazione valeva poco più di 800 milioni di dollari alla chiusura delle contrattazioni la scorsa settimana, meno della metà di quanto Nissan ha pagato quattro anni fa. Mitsubishi Motors ha previsto una perdita operativa di 1,3 miliardi per l'anno fiscale che termina a marzo ed è stata costretta all'inizio di quest'anno a interrompere la produzione del Suv Pajero e di altre linee di veicoli più grandi, concentrandosi su auto più piccole e mercati nel sud-est asiatico.I risultati di Nissan, pubblicati la scorsa settimana, suggeriscono che gli sforzi di ristrutturazione stanno dando frutti, sebbene la casa automobilistica stia ancora prevedendo una perdita operativa di 3,2 miliardi di dollari per l'anno fiscale.

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