Cassazione

No all’arresto del padre che punta un dito contro il carabiniere che non lo aiuta a vedere il figlio

Non va convalidato l’arresto dell’uomo che mette un dito sul mento del militare e lo invita a vergognarsi nel caso anche lui fosse un papà. Esclusa la violenza e la minaccia

di Patrizia Maciocchi

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(Konstantin Yuganov - stock.adobe.com)

Non va convalidato l’arresto dell’uomo che mette un dito sul mento del militare e lo invita a vergognarsi nel caso anche lui fosse un papà. Esclusa la violenza e la minaccia


2' di lettura

Niente affido al padre che «parcheggia» i figli dai nonni

Non può essere arrestato, per resistenza, il papà che si rivolge ai carabinieri per chiedere un intervento per far rispettare il suo diritto di vedere il figlio e, non soddisfatto della risposta, punta il dito sul mento del militare invitandolo a vergognarsi nel caso anche lui fosse padre. La Cassazione (sentenza 20320) respinge il ricorso del Pubblico ministero contro la decisione di non convalidare l’arresto in flagranza dell’uomo, classe 1985, per il reato di resistenza, con violenza e minaccia.

Il dito puntato e la frase incriminata

A far scattare le “manette” erano stati gli stessi carabinieri, all’interno della caserma dove il padre era andato per chiedere un intervento delle forze dell’ordine con la speranza che lo aiutassero a vedere il suo bambino. I militari però, pur convenendo con le sue ragioni, gli avevano fatto presente che non potevano costringere la madre a consegnargli il figlio. Il

“consiglio” era stato di recarsi a casa della sue ex moglie per parlarci. Un suggerimento non gradito che aveva fatto scattare la reazione incriminata. L’uomo aveva messo un dito sul mento di un carabiniere pronunciando la frase «Lei è un padre? ha un bambino? vergognati». Il gesto aveva indotto i militari ad arrestarlo, ma il provvedimento non era stato convalidato dal Gip, che aveva negato il reato, come la gravità del fatto o la pericolosità sociale del soggetto. Elementi necessari per l’arresto facoltativo in flagranza.

La sentenza

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Per la pubblica accusa un gesto di allarme sociale

Per la pubblica accusa invece il reato contestato c’era, integrato dalla violenza e dalla minaccia. Ad avviso del Pm l’azione era tale da suscitare allarme sociale, anche perché commessa all’interno di uno spazio militare nei confronti di uomini in divisa. Di diverso avviso la Suprema corte. I giudici di legittimità sottolineano, infatti, che il reato di resistenza, alla base dell’arresto «implica una condotta oppositiva, connotata da minaccia o violenza e finalizzata ad impedire il compimento di atti dell’ufficio».

Per la Cassazione un rimprovero

Ma non è questo il caso. È irrilevante che il fatto sia avvenuto in caserma, e le espressioni pronunciate, sono più un rimprovero che una minaccia. Anche il dito sul mento del pubblico ufficiale, pur ammettendo una pressione, non può essere considerato un atto violento utile a opporsi ad un’attività di servizio.

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