Rifiuti

No all’uso degli oli vegetali esausti come combustibile al posto del metano

La Corte europea nega l’autorizzazione all’impiego degli oli esausti per alimentare una centrale elettrica in sostituzione del metano perché il prodotto classificato come <i>end of waste </i>non è presente nell’elenco dei combustibili autorizzati . Necessario un decreto ad hoc

di Paola Ficco


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(© Carlo Morucchio)

2' di lettura

Se non è presente nell'elenco dei combustibili autorizzati, un prodotto ottenuto dal trattamento chimico di oli vegetali esausti non può sostituire il metano.  Per questo serve un decreto ad hoc. Se lo Stato membro ritiene che non è dimostrata l'assenza di qualsiasi possibile effetto nocivo sull'ambiente e sulla salute umana, la procedura di adozione del decreto non è coordinata con quella di autorizzazione dell'uso di tale sostanza come combustibile.
Con questo principio si è espressa la Corte europea di Strasburgo che, con la sentenza del 24 ottobre 2019 (C-212/18), ha risposto alla domanda di pronuncia pregiudiziale avanzata dal Tar Piemonte con ordinanza del 14 febbraio 2018.

La vicenda

Il contenzioso amministrativo era insorto tra la Provincia di Cuneo, l' Arpa e un'azienda locale la quale, per alimentare la sua centrale di produzione di energia termica ed elettrica, aveva chiesto l'autorizzazione a sostituire il metano con un bioliquido ottenuto dal trattamento chimico di oli vegetali esausti. La Provincia aveva rigettato l'istanza di autorizzazione. Il bioliquido che l'azienda voleva utilizzare era prodotto da un terzo come “ end of waste ” e poteva essere commercializzato solo con la dicitura “prodotto da recupero rifiuti ad uso vincolato per la produzione di biodiesel”. La provincia aveva negato l'autorizzazione perché il combustibile non figurava nell'allegato X alla parte Quinta del “Codice ambientale” (Dlgs 152/2006) e, pertanto, continuava a considerare l'olio vegetale come un rifiuto. Il Tar Piemonte aveva chiesto alla Corte se quanto non previsto dall’ allegato X dovesse essere considerato rifiuto e se fosse corretto che il materiale non potesse essere considerato combustibile nell'ambito della procedura di autorizzazione dell'impianto.

La sentenza

La Corte Ue si pronuncia sull'interpretazione del combinato disposto dell'articolo 6 della direttiva sui rifiuti (2008/98) sulla cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste) e dell'articolo 13 della direttiva sull'energia da fonti rinnovabili (2009/28) sulla proporzionalità e il coordinamento delle norme sulle autorizzazioni energetiche. La Corte ricorda la norma italiana sull'end of waste (come all'epoca vigente) e, soprattutto, la definizione nazionale di “combustibile” di cui all'articolo 268, lett. eee-bis, Dlgs 152/2006 che esclude espressamente i rifiuti.

La norma italiana

L'allegato X indica i combustibili da biomassa che possono essere usati in un impianto che produce emissioni in atmosfera senza dover rispettare le norme in materia di recupero energetico di rifiuti. Poiché in tale allegato X gli oli vegetali non figurano tra i combustibili autorizzati, ne discende che debbano essere considerati rifiuti e non combustibili e tale qualifica non può essere modificata dal procedimento autorizzatorio per la centrale a biomasse. Del resto, se un determinato rifiuto cessa di essere tale in relazione a un particolare uso, questo “non comporta che detto rifiuto cessi di essere tale quando è destinato ad altri fini”.
La Corte ricorda che è il giudice nazionale a dover determinare se l'uso degli oli vegetali sia privo di qualsiasi effetto nocivo sull'ambiente e sulla salute umana e verificare che la mancata iscrizione degli oli nell'elenco nazionale risulta da un'applicazione giustificata del principio di precauzione.

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