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“No Bears”, un atto politico sul valore della libertà

In concorso alla Mostra di Venezia il nuovo film di Jafar Panahi. Sempre all'interno della competizione principale è stato presentato “Chiara” di Susanna Nicchiarelli.

di Andrea Chimento

Una scena tratta da “No Bears” di Jafar Panahi

2' di lettura

Un inno alla libertà e al potere del cinema, firmato da Jafar Panahi: alla Mostra di Venezia è stato presentato in concorso “No Bears”, il nuovo lungometraggio del grande regista iraniano, arrestato lo scorso luglio dal governo del suo paese per scontare la condanna a sei anni di reclusione inflittagli nel 2010 perché accusato di lavorare a film anti-regime.

Nel 2010 a Panahi era stato inoltre vietato di realizzare nuovi film, di viaggiare e di rilasciare interviste sia in Iran che all'estero per vent'anni con l'accusa di “propaganda contro il regime”: da quel momento l'autore ha girato in clandestinità, firmando lungometraggi importanti come “This Is Not a Film” del 2011 o “Taxi Teheran” del 2015, con cui ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino.

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Con queste pellicole Panahi è sempre riuscito a far sentire la sua voce e non fa eccezione questa sua nuova opera, in cui sposta l'attenzione dalle contraddizioni e ingiustizie della città di Teheran a quelle dell'Iran rurale.Come nei suoi lavori precedenti, il regista è anche il principale interprete dei suoi film, capaci di combinare con equilibrio realtà e finzione: in “No Bears” Panahi si trova in un villaggio al confine con la Turchia, mentre da remoto segue la lavorazione di una pellicola che la sua troupe sta girando nella capitale.

Un film sul potere del cinema

Ci sono numerosi spunti in questo prodotto, che mescolano giustizia sociale e desideri di fuga: tra le sequenze più rilevanti di “No Bears” c'è un momento in cui il regista si trova prossimo a superare il confine iraniano, salvo poi tornare indietro in una sorta di anticipazione della parte conclusiva in cui sceglie di restare, nonostante il rapporto non facile con gli abitanti del luogo.Seppur la messinscena sia molto semplice, Panahi riesce a dare comunque vita a un'interessante riflessione sul potere dell'immagine, sulla fotografia e sul cinema stesso: durante un processo locale, in cui è imputato, rompe le tradizioni locali e sceglie di filmarsi così da sottolineare ancora quanto la verità debba essere documentata e non possa essere mai taciuta.

Un messaggio che trascende dal film stesso e diventa metafora dell'intera situazione che il regista, purtroppo, sta ancora vivendo.“No Bears”, così, è un vero e proprio atto politico, che merita un posto in palmarès.

Una scena tratta da “Chiara” di Susanna Nicchiarelli

Chiara

L'ultimo lungometraggio italiano presentato in concorso è invece “Chiara” di Susanna Nicchiarelli.Siamo ad Assisi nel 1211: Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco. Da quel momento la sua vita cambia per sempre: non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si opporrà persino al Papa.Dopo “Nico 1988” e “Miss Marx”, Susanna Nicchiarelli firma il suo terzo ritratto cinematografico al femminile, dando vita a un altro biopic indubbiamente anticonvenzionale.Partendo dalla vicenda di una ragazza che non vuole sottomettersi a una vita già prefissata, Nicchiarelli sceglie di raccontare una santa per parlare del suo sogno di libertà e della sua rivoluzione.L'operazione è suggestiva e interessante, ma ci sono troppe sequenze sopra le righe e scelte stilistiche (musicali, ma anche narrative) eccessivamente azzardate e che tolgono spessore alle riflessioni proposte. Resta un prodotto curioso ma troppo altalenante per convincere del tutto.


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