dati, reti e democrazia

No a compromessi sulla sovranità tecnologica

di Marco Carrai

default onloading pic


2' di lettura

Le cronache recenti si sono occupate in maniera diffusa di due temi apparentemente lontani ma che, a ben vedere, si incontrano nella società del futuro: l’introduzione del 5G e l’epidemia di Coronavirus partita dalla Cina.

È chiaro che, almeno in superficie, una nuova forma di tecnologia che stravolgerà le comunicazioni sociali e un virus nulla possono avere in comune ma, analizzando bene i fatti, scopriremo invece che nel prossimo futuro il mondo sarà plasmato anche da questi due eventi.

Fino a oggi l’uomo utilizzava la Rete per le proprie comunicazioni. Con il 5G, vi sarà invece immerso. La nuvola dei nostri dati sarà intorno a noi e noi faremo parte di una nuova dimensione tecnosociale. Realtà aumentata, Internet of Things, Artificial Intelligence in real time sono rivoluzioni che metteranno l’uomo non al centro dell’universo, come l’umanesimo e il rinascimento ci hanno tramandato, ma lo fonderanno con la tecnologia. L’uomo tecnologico non sfrutta la tecnologia, ne è parte integrante.

Dall’altra parte il Coronavirus sta cominciando a incidere su una società, come quella cinese, abituata fin dalla rivoluzione culturale a cambiamenti repentini e al contempo profondi. In questi giorni di coprifuoco, i cinesi hanno continuato a comprare e mangiare attraverso l’e-commerce e le consegne dei rider a domicilio. Le scuole hanno ripreso le attività attraverso lezioni via Skype che ognuno può seguire da casa propria. È l’embrione di uno spostamento da una dimensione fondata sulla relazione sociale classica a una nuova forma di società che invece ha come base l’immersione e la fusione con la tecnologia.

Che sia il Coronavirus o un altro fattore ad accelerare questa tendenza, essa indica dove si dirige il mondo. Ecco allora che la visione di potere e di dominio che un tempo passava per la protezione dei confini nazionali oggi passa per il controllo delle reti tecnologiche. È lì che si combatte la nuova battaglia. È lì che l’Europa, mai riuscita nel suo progetto politico, mai in grado di pensare in termini di difesa comune, deve assolutamente giocare un ruolo.

La visione umanistica, antropocentrica non può lasciare il campo vuoto perché i vuoti vengono riempiti. Chi controlla la Rete controlla i nostri dati, e in definitiva le nostre vite. È allora quanto mai indispensabile dotarsi di una società tecnologica in Europa che metta insieme il meglio delle nostre menti e dei nostri mezzi per realizzare la nostra infrastruttura di rete e controllarla. È lì che si gioca il nostro futuro e il futuro della nostra cultura.

L’unità nasce spesso dalle guerre e quella in atto oggi non fa morti, ma rischia di determinare il destino delle società democratiche senza che esse riescano ad accorgersene. Il controllo dei dati e il loro utilizzo, unito a campagne di informazione e la capacità di influenzare scelte o decisioni è un’arma profondamente asimmetrica. Un soft power subdolo e potentissimo.

Chi crede nella privacy e nella tutela dei dati personali sarà sempre sconfitto da chi ha un sistema etico che non si fonda sull’antropocentrismo. Ciò che valeva nella deterrenza nucleare qui non vale perché i sistemi valoriali sono diversi. Ecco allora che non si può concedere nulla sul controllo delle reti tecnologiche. Ne va della nostra identità.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...