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No ai limiti di sosta ai caravan, anche in zone turistiche

Parcheggiati senza veranda né scarico liquidi sono come gli altri veicoli

di Gian Lorenzo Saporito

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(AdobeStock)

Parcheggiati senza veranda né scarico liquidi sono come gli altri veicoli


2' di lettura

Parcheggio libero per i camper, anche nelle zone turistiche in cui i Comuni vorrebbero introdurre vincoli alla tipologia di utenti. Lo sottolinea il giudice amministrativo di Trento, nella sentenza 27 ottobre 179, ottenuta dall’Associazione nazionale coordinamento camperisti nei confronti di un Comune trentino, che si presentava forte di un parere del ministero delle Infrastrutture (Mit), chiamato in causa anch’esso.

Il parere è stato smentito seccamente dai giudici, tanto che sia il Mit sia il Comune sono stati condannati alle spese. Una decisione piuttosto inusuale quando le parti pubbliche soccombono.

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Il problema riguardava due stalli di sosta su un totale di dieci (più altri 10 per motoveicoli). Uno spazio limitato adiacente una zona di forte richiamo turistico. Nei due stalli per autocaravan, il Comune aveva imposto una permanenza massima di tre ore; quindi, una rotazione obbligatoria che non si applicava agli otto stalli per autoveicoli e ai 10 per moto.

Ciò, secondo i magistrati, genera una disparità di trattamento tra vetture e autocaravan. La motivazione della sentenza richiama il principio ormai consolidato che equipara gli autocaravan alle autovetture, tutte le volte che i primi si appoggiano solo sulle proprie ruote, non emettono effluvi liquidi o gassosi e non occupano la sede stradale in misura eccedente l’ingombro del veicolo stesso. Di fatto, quindi, l’attrezzatura interna e l’utilizzo degli autocaravan non possono generare discriminazioni, se il veicolo è utilizzato solo per il trasporto ed infatti si appoggia solo sulle ruote e non viene utilizzato per una permanenza stabile con scarichi, cucine o verande esterne.

Tenendo presente il Codice della strada (articolo 185), non si possono quindi esigere dagli autocaravan comportamenti diversi da quelli imposti ai normali autoveicoli. Del resto, per ambedue le categorie operano le stesse tecniche di guida e regole di circolazione, sicché non si può diversificare nel solo momento del parcheggio.

Quindi, una vittoria per i camperisti, spesso boicottati con strumenti quali le sbarre poste ad una certa altezza (in genere, 2,50 metri) o altri impedimenti all’accesso. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: spesso le zone più panoramiche e i luoghi dove iniziano percorsi pedonali o escursionistici hanno ridotti spazi di sosta, nei quali occorre garantire una ragionevole rotazione. Sotto questo aspetto, i Comuni possono, con un’adeguata e ragionevole motivazione, prevedere sistemi di controllo che la garantiscano.

Anche se non scaricano fluidi o se non aprono verande, gli autocaravan consentono una più lunga permanenza, cioè implicitamente una minore fruibilità degli spazi di sosta, in proporzione al numero dei potenziali utenti del parcheggio. Quindi, se è vero che - come afferma il Tribunale di Trento - i camper non possono essere discriminati rispetto agli altri autoveicoli, è anche vero che in presenza di superfici di sosta molto ridotte è possibile imporre una rotazione e cioè un limite massimo di permanenza.

Il limite deve però essere uguale per tutti, cioè sia per le autovetture sia per gli autocaravan, come del resto accade anche per le spiagge libere, dove ogni sera occorre togliere gli ombrelloni.

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