ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCassazione

No mask in Cassazione, inammissibile il ricorso pasticciato «fai da te»

Un’istanza presentata senza l’assistenza di un difensore e senza indicare censure specifiche: nel mirino il Dpcm 2020 da abrogare invocando la legge Lanza del 1865

di Patrizia Maciocchi

Coronavirus, No Mask in piazza contro la "dittatura sanitaria"

2' di lettura

Un ricorso indirizzato direttamente alle Sezioni unite per decidere su un regolamento necessario di competenza. Ad invocare l’intervento del Supremo consesso un “no mask” che combatteva la sua lotta contro l’odioso “bavaglio”, imposto nel 2020 con un decreto della presidenza del Consiglio.
La decisione sul regolamento di competenza, si imponeva, a suo avviso, dopo che il giudice tutelare, al quale si era rivolto in prima battuta, aveva negato che rientrasse nella sua giurisdizione decidere sulla possibilità, invocata dal ricorrente, di passare un colpo di spugna sul provvedimento adottato durante l’ emergenza sanitaria .

Il ricorso in Cassazione

Contro il decreto del giudice tutelare, il ricorrente, aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo l’intervento delle Sezioni unite in tema di giurisdizione. Il no mask chiedeva che venisse tutelato «il suo diritto di recarsi liberamente nei luoghi pubblici senza mascherina e di girare liberamente tutto il territorio nazionale, illegittimamente limitato, a suo avviso, dai provvedimenti adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri per far fronte all’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione dell’epidemia da virus Covid-19 , con conseguente sottoposizione di esso ricorrente a curatela, senza l’autorizzazione del giudice tutelare».

Loading...

Per i diritti fondamentali serve il difensore

Per la Suprema corte il ricorso - presentato senza l’assistenza di un difensore, necessaria quando è in gioco la tutela dei diritti fondamentali della persona - è privo dei requisiti della forma e dei contenuti prescritti dal Codice di rito civile, applicabili al regolamento necessario di competenza.
L’unica cosa chiara, precisa la Suprema corte, è l’avversione per il provvedimento con il quale il premier aveva imposto la mascherina. Ma detto questo non vengono mosse censure specifiche al decreto del quale si chiede l’abolizione invocando una legge del 1865 la n.2248, e in particolare l’allegato E sul contenzioso amministrativo.

La legge del 1865

La norma nota come legge Lanza - dal nome del ministro dell’interno del Governo La Marmora II che ne fu promotore è stata una legge del Regno d’Italia tesa all’unificazione amministrativa - è ancora in vigore, ma purtroppo non è utile, come richiesto per disapplicare il Dpcm.
Nel ricorso non si individua neppure una controparte, in compenso si chiede una pronuncia di illegittimità costituzionale del decreto del presidente del Consiglio, per violazione degli articoli 13, 16 e 32 della Carta. Norme a tutela della libertà inviolabile della persona, del diritto alla libera circolazione e contro il divieto dei trattamenti sanitari imposti.
Articoli che comunque prevedono delle deroghe per ragioni sanitarie, ma questo nel ricorso non c’è. Per il ricorrente c’è solo la condanna a pagare anche il doppio del contributo unificato.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti