le sentenze della cassazione

No al sequestro per equivalente se il riciclaggio non è adeguatamente provato

della redazione Norme

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(Stefano Scarpiello / IMAGOECONOMICA)


1' di lettura

Un indagato riceve sul conto in banca circa 300mila euro senza adottare alcun espediente per impedire che sia accertata l'origine illecita del denaro.

Ora il delitto di riciclaggio si distingue da quello di ricettazione in base a un elemento materiale e a un altro soggettivo:
- da una parte l'idoneità della condotta a ostacolare l'identificazione della provenienza del bene;
- dall'altra il dolo generico di trasformazione della cosa per impedirne l'individuazione.

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L'elemento essenziale è la condotta, di fronte alla quale il concreto intento di lucro può valere a rafforzare ma non a escludere il dolo generico del riciclaggio.
Va poi approfondita la posizione dell'indagato, che peraltro non rivestiva alcuna carica nelle società fallite.

In conclusione
Non riciclaggio ma ricettazione. E la conseguenza è che deve cadere il sequestro per equivalente perché risulta applicabile al reato di cui all'articolo 648 bis e non a quello ex articolo 684 del codice penale. Il primo, infatti, si differenzia dal secondo perché presuppone una condotta che punta a ostacolare la tracciabilità del denaro. Il che non sussiste quando le somme oggetto di distrazione nell'ambito della presunta bancarotta fraudolenta finiscono su di un conto corrente.

Corte cassazione - Sentenza 5459/2018

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La parola passa al giudice del rinvio secondo quanto stabilito dalla sentenza 5459/18, pubblicata il 6 febbraio dalla quinta sezione penale della Cassazione.

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