Berit Reiss-Andersen ALL’ACCADEMIA DEI LINCEI 

Nobel per la pace, la presidente del Comitato: già nel 2013 un premio contro le armi chimiche

di Andrea Carli

2' di lettura

La domanda, alla fine, arriva. «A suo avviso, chi potrebbe vincere il premio Nobel per la pace quest’anno? Ritiene che la scelta finale debba prendere in considerazione quello che sta accadendo in Siria e più in generale in Medio Oriente?». «È un’opinione che non posso esprimere. Le posso solo dire che a febbraio abbiamo fatto un primo incontro per definire una rosa di nomi. Stiamo già discutendo. La scelta sarà comunicata a ottobre».

Seduta su una poltrona, in una delle stanze di Palazzo Corsini alla Lungara che danno sul giardino sede dell’Orto botanico di Roma Berit Reiss-Andersen, presidente del Comitato per l’assegnazione del Nobel, a un tratto si rabbuia, nonostante la luce che irradia dalla vetrata, e ricorre al suo sguardo più inflessibile. Il messaggio è chiaro: non è lecito conoscere in anticipo il vincitore o la vincitrice del Nobel per la pace 2018.

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Nel 2013 il riconoscimento all’impegno contro le armi chimiche
Di passaggio a Roma, pochi minuti prima la consulente legale presso il Ministero Reale della Giustizia di Oslo ha effettuato un intervento davanti alla platea dell’Accademia dei Lincei, presieduta da Alberto Quadrio Curzio, nel quale ha spiegato come è cambiato il concetto di pace negli anni e come si è evoluto il Premio Nobel per la Pace passando attraverso le diverse tendenze e interpretazioni. I riferimenti all’attualità internazionale, per chi li ha voluti cogliere, ci sono stati, anche se indiretti. Berit Reiss-Andersen ha ricordato che «l’uso di armi chimiche è proibito dal diritto internazionale, che nel 2013 è stata premiata l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, seguita nel 2017 dalla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari». Ha anche spiegato che il Premio Nobel per la pace deve essere assegnato a chi con la sua azione ha prodotto benefici all’umanità nel suo complesso.

Il premio e le controversie
Alla base di tutto c’è la considerazione che questo riconoscimento sia «il più prestigioso premio al mondo», a dispetto anche delle controversie che talvolta lo hanno accompagnato, non ultima quella che ha coinvolto la birmana Aung San Suu Kyi, insignita dell’importante riconoscimento nel 1991, e al centro di critiche da parte di un altro premio Nobel per la pace, la pakistana Malala Yousafzai, che, a proposito delle violenze perpetrate dall’esercito birmano contro la minoranza musulmana Rohingya, la ha accusata di non averle condannate.

«Spero che il riconoscimento vada a un maggior numero di donne»
«Dalla sua nascita ad oggi - ha sottolineato Berit Reiss-Andrsen - è andato solo 13 volte a una o più donne», nonostante proprio una donna, la pacifista Bertha von Suttner (premiata nel 1905), fosse tra le ispiratrici del fondatore Alfred Nobel. «Nel futuro - ha confidato - spero di vedere più donne ricevere il Nobel per la Pace. Non per una forzatura, i premiati devono essere eccellenze nel loro operato. Ma perché spero che nei fatti le donne possano avere ruoli maggiori nella vita». A vincere nel 2018 potrebbe essere una donna? Impossibile saperlo. Almeno per ora.

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