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Nobu svela i segreti dell’alta ospitalità (dalla colazione al letto perfetto)

di Sara Magro


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3' di lettura

Fino a qualche tempo fa, Nobu era sinonimo del miglior sushi del mondo. Oggi è anche una compagnia alberghiera fondata dagli stessi soci: lo chef Matshuisa, l’attore Robert De Niro e il produttore Meir Teper. Trovando molte similitudini tra i loro ristoranti e l’alta ospitalità, De Niro ha convinto i colleghi a sperimentare un modello di hotel in stile “Nobu”, e nel 2013, hanno allestito un’ala del Ceasars Palace di Las Vegas. Fu un successo, e dopo quel primo esperimento, la neonata Nobu Hotels (nobuhospitality.com) era pronta per aprire un albergo tutto suo.

L’occasione si presentò a Manila nel 2014, poi a Miami e Malibu. Da lì in poi la compagnia di gestione non si è più fermata, e con l’apertura di Barcellona da pochi giorni è a quota 17 alberghi. Chicago, Varsavia e Londra sono già in cantiere, ma non saranno gli ultimi, come racconta a Il Sole 24 Ore lo chef Nobu Matshuisa.

Nobu è un’impresa a tre: lei, De Niro e Teper. Come vi siete trovati?
A dire il vero sono loro che mi hanno cercato. 25 anni fa, De Niro mi ha proposto di fare un ristorante insieme a New York e di chiamarlo col mio nome. Abbiamo cominciato così, e funziona. Tuttora condividiamo la stessa filosofia, e ci compensiamo a vicenda. Io viaggio tra le strutture, Meir e Robert si occupano di gestione, contratti e new business. Il nostro è quel che si dice un matrimonio riuscito.

Qual è il comun denominatore tra i ristoranti e gli hotel Nobu?
Chi viene a cena da noi vuole essenzialmente mangiare bene e passare una bella serata. Analogamente, chi prenota una camera desidera un posto in cui rilassarsi, e godersi l’esperienza. È il minimo, e noi sappiamo come farlo.

Cosa rende confortevole una stanza d’albergo?
Innanzitutto, il letto deve essere comodissimo. Infatti abbiamo scelto materassi, cuscini e lenzuola che conciliano il sonno. Poi servono una doccia abbondante, lavandini profondi (casomai qualcuno volesse fare un piccolo bucato), qualche snack gustoso: noi offriamo sakè Hokusetsu, tè giapponese, cracker “senbei” tipici di Sugito, la mia città.

Nobu, lo chef imprenditore a quota 17 hotel nel mondo

Nobu, lo chef imprenditore a quota 17 hotel nel mondo

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Tutti i vostri hotel hanno il ristorante. È lì che si fa la prima colazione?
Nel nostro concept, la colazione viene servita in camera. L’ospite ordina da un menu con piatti giapponesi del mattino, per esempio, yudofu (tofu bollito per pochi minuti) e uova strapazzate donburi con fiocchi di salmone grigliato su alghe nori e riso bianco: è il nostro cavallo di battaglia. Facciamo anche i classici waffle, però al tè verde.

Come definirebbe lo stile degli hotel Nobu?
L’estetica è dichiaratamente giapponese: sandali “zori” invece delle pantofole in spugna, accappatoi-kimono e i famosi wc hi tech (solo nelle suite, ndr). Poi però decliniamo lo stile alla tradizione e al gusto locale.

Come scegliete le location?
La nostra è una compagnia di management: non possediamo gli alberghi, li gestiamo, quindi andiamo dove ci chiamano. Prossimamente in Arabia Saudita, a Toronto, Tel Aviv, San Paolo, e stiamo creando anche un concept residenziale.

Come spiega questo successo?
Semplicemente chiedono il nostro management perché vedono i risultati (ottima reputazione e camere piene) e riconoscono il nostro talento per gestione, team e stile.

Oltre a Nobu, lei è anche Matshuisa, altro gruppo di suoi ristoranti. Che differenza c’è?
Nobu è il mio nome di battesimo, Matshuisa il mio cognome. Il mio primo ristorante, a Beverly Hills dal 1987, era Matshuisa. E quando De Niro mi ha proposto di aprirne uno insieme a New York lo abbiamo chiamato Nobu, per evitare confusioni. Sono sempre io, ma Matshuisa è un brand più intimo.

Viene spesso in Italia?
Sì, per i ristoranti di Porto Cervo e Milano.

Le piace la nuova Milano?
Molto, anche se quando vengo sono sempre al ristorante per fare nuovi piatti, assaggi, team building.

Fa così ovunque?
Non ho alternative: il mio mestiere consiste nel girare tra i locali per mantenere qualità e uniformità. Quando sono a Milano, per esempio, mi tengo un po’ di tempo per godermi l’hotel Armani, che ospita il ristorante Nobu: è accogliente, con una posizione centralissima.

Non si stanca mai di viaggiare?
Viaggio 10 mesi all’anno, ma alla fine torno sempre a casa, a Los Angeles. E lì c’è mia moglie, la stessa da 45 anni.

Altro matrimonio riuscito?
Certo, e sa qual è il segreto? Ci vediamo così raramente che non abbiamo tempo di litigare né di annoiarci.

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