il report 2018 della banca d'italia

Nodo produttività per l'Abruzzo che cresce un terzo del 2017

Tra i volani di crescita spiccano le vendite all'estero del settore manifatturiero, che già nel 2015 hanno recuperato i livelli pre-crisi, anche se con andamenti molto differenziati tra i vari settori.Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro Istat, nella media del 2018 l'occupazione in Abruzzo è infatti cresciuta dell'1,6%, quindi più di quanto registrato in Italia e nel Sud, anche se la fase espansiva si è interrotta nella seconda parte dell'anno

di Vittorio Nuti


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Piazza del Duomo, L'Aquila, 2 aprile 2019 (Ansa)

4' di lettura

Nel 2018 l'economia dell'Abruzzo ha continuato a crescere, sebbene a un ritmo inferiore rispetto all'anno precedente: in base alle stime di Prometeia, il Pil è aumentato dello 0,5%, circa un terzo di quanto registrato nel 2017. Induce a un maggiore ottimismo lo stato di salute dell'occupazione umbra, così come emerge dal Rapporto annuale sull'economia regionale della Banca d'Italia. Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro Istat, nella media del 2018 l'occupazione in Abruzzo è infatti cresciuta dell'1,6%, quindi più di quanto registrato in Italia e nel Sud, anche se la fase espansiva si è interrotta nella seconda parte dell'anno. Tra i volani di crescita, qui come in molte altre Regioni, spiccano le vendite all'estero del settore manifatturiero, che già nel 2015 hanno recuperato i livelli pre-crisi, anche se con andamenti molto differenziati tra i vari settori. Nei comparti del made in Italy, nonostante la fase di recupero in atto dal 2016, l'export si colloca ancora su valori molto al di sotto di quelli del 2007, mentre nei settori dei mezzi di trasporto e degli alimentari li supera ampiamente.

Nodo produttività
L'analisi della Banca d'Italia segnala, tra i maggiori problemi dell'economia regionale, quello della bassa produttività. Se negli ultimi anni l'Italia ha effettivamente sperimentato una moderata ripresa (4,6 per cento tra il 2014 e il 2018), l'economia abruzzese «ha tardato ad allinearsi alla tendenza nazionale, crescendo nello stesso periodo solo del 2,2 per cento». Nel 2018 l'attività economica abruzzese «era quindi ancora inferiore del 3,6 per cento rispetto ai valori pre-crisi». La sostanziale tenuta dell'Abruzzo negli anni della grande crisi 2007-2014 (valore aggiunto regionale a -5,7%, con una flessione meno pronunciata rispetto alla media nazionale e pari a circa la metà del calo registrato nel Mezzogiorno) era sostanzialmente dovuta a due fattori: minore caduta dell'occupazione e lieve incremento della produttività. Negli anni successivi il «ritardo di produttività rispetto alla dinamica nazionale», dovuto al forte calo dei residenti, al saldo migratorio negativo (soprattutto tra i 14-44enni) e del calo delle persone in età lavorativa, ha creato il divario della produttività, inferiore di 12 punti percentuali rispetto a quella italiana.

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L'Aquila e cratere sisma "capitale" delle start up
A dieci anni dal sisma del 6 aprile 2009 che danneggiò gravemente gran parte del centro storico (309 vittime, oltre 1.600 feriti e 10 miliardi di euro di danni stimati) l'economia dell'Aquila ha registrato nel 2018 una crescita significativa nell'edilizia e nel terziario che hanno evidentemente beneficiato dei lavori di ricostruzione e di ripristino del patrimonio immobiliare. Le risorse a disposizione, secondo l'ultima stima, ammontano a circa 17,5 miliardi di euro, pari a oltre la metà del Pil abruzzese. Dei 6,9 miliardi di euro concessi finora ai privati per la ricostruzione, l'83,1% risulta già erogato ai beneficiari. Confermato invece l'arretramento dell'industria, iniziato già negli anni pre-sisma, anche se lo studio di via Nazionale evidenzia la sostanziale tenuta della manifattura specializzata in comparti avanzati quali il farmaceutico e l'aerospaziale. Il numero di start-up innovative create nella provincia dell'Aquila è in costante crescita da cinque anni, superando le 60 unità alla fine del 2018, pari a quasi il 30 per cento del totale regionale. Pressoché raddoppiate infine nell'ultimo triennio le imprese iscritte alla sezione Start-up del Registro delle imprese: 220, di cui il 70% nel settore servizi (produzione di software-R&S).

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Fondi Ue, attuazione sotto la media
Sul fronte dei Fondi europei, nonostante qualche buona notiviza, si confermano ampi margini di miglioramento su diversi fronti. A fine 2018, secondo il monitoraggio della Ragioneria dello Stato, i Programmi operativi regionali Fesr e Fse 2014-2020 gestiti dalla Regione Abruzzo hanno registrato infatti una percentuale di avanzamento finanziario in netto aumento sull'anno precedente: «Su una dotazione complessiva di 414 milioni, i pagamenti cumulati ammontavano al 12,4%, rispetto allo 0,9 di fine 2017». Come altre Regioni, con un'accelerazione di spesa a fine anno anche l'Abruzzo ha quindi raggiunto il target previsto scavallando senza conseguenze la scadenza legata alla regola dell'"n+3" «evitando il disimpegno automatico delle risorse non spese entro tre anni dall'impegno sul bilancio comunitario».
Il grado di attuazione finanziaria dei Pon, sottolinea però il Rapporto Bankitalia, risulta però «ancora inferiore rispetto alla media delle regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) e al dato nazionale», e la loro percentuale di avanzamento «inferiore a quella raggiunta alla fine del quinto anno del precedente ciclo di programmazione (33,4%)». Quanto al processo di selezione dei progetti, risulta impegnato solo un terzo della dotazione Por, piazzando l'Abruzzo sotto la media delle Regioni in transizione. A fine 2018, i progetti co-finanziati erano più di 4mila (il 23,3% realizzazione di lavori pubblici), ma quelli conclusi o prossimi alla conclusione erano ancora soltanto il 5,1% dei finanziamenti.

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