Emergenza coronavirus

Nodo risorse, il Governo pronto a fare piu deficit cerca l’ok di Bruxelles

Da Palazzo Chigi al Mef è caccia ai fondi per andare oltre le prime misure tampone e presentare piano più ampio per l’economia

di Manuela Perrone

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Il premier Giuseppe Conte al lavoro a palazzo Chigi per un vertice interministeriale sull'emergenza coronavirus

Da Palazzo Chigi al Mef è caccia ai fondi per andare oltre le prime misure tampone e presentare piano più ampio per l’economia


3' di lettura

Per ora si parla di alcune centinaia di milioni: 50 per rimpinguare il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, 21 per la Cig in deroga per le aziende sotto i sei addetti delle zone rosse, 300 già previsti per il sostegno all’export. Ma per sostenere la spallata a un’economia già fragile arrivata con l'emergenza coronavirus servirà ben altro. Il Governo lo sa ed è pronto a fare più deficit, cercando il via libera di Bruxelles a una maggiore flessibilità «per eventi eccezionali».

La prudenza di Gualtieri
Al lavoro sul dossier economico, in prima battuta, c'è il ministero dell'Economia guidato dal dem Roberto Gualtieri. Che si muove con estrema prudenza e non vuole scoprire le carte. Sia in un'intervista al Messaggero sia ai microfoni di Radio24 all’indomani del grido di dolore degli industriali del Nord, si limita a confermare che il piano sarà in due mosse - subito un decreto con misure tampone per le zone più colpite, poi forse già la prossima settimana un provvedimento più ampio per la crescita - e che all’Europa sarà chiesta flessibilità sul deficit appellandosi alle clausole «per eventi eccezionali». 

Di Maio promette 650 milioni
Con Gualtieri, sono in molti a contribuire alla definizione dei primi interventi da portare in Consiglio dei ministri probabilmente sabato 29 febbraio. Si va dal ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che ha individuato 100 milioni di residui da impiegare per le nuove misure, alla titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo che ha parlato alle parti sociali di 21 milioni per la cassa integrazione in deroga, fino al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. È stato lui a rilanciare i 300 milioni a supporto delle esportazioni, che erano già pronti (si veda l'intervista al Sole 24 Ore dell'11 febbraio) e ad annunciare che altri 350 milioni saranno stanziati sul Fondo Sace-Simest. Ma per quest'ultima posta, come si spiega sul Sole 24 Ore in edicola il 27 febbraio, mancano le coperture e si ipotizza di recuperare un emendamento M5S alla legge di bilancio per finanziamenti a tassi agevolati alle imprese esportatrici.

Il ruolo di Conte
Sindacati e imprese sono rimasti disorientati dai tanti tavoli sparsi. Per questo Giuseppe Conte aveva manifestato l’intenzione di convocarli anche lui prima del varo dei decreti. Lo stesso premier mercoledì 26 febbraio ha riunito in mattinata il suo staff economico e si è dotato di due nuovi consiglieri, il teorico della blue economy Gunter Paoli e l’economista dell'University College of London Mariana Mazzucato. «Hanno iniziato a lavorare per forme innovative di partenariato pubblico-privato e per rendere più incisivo il green new deal», spiegano da Palazzo Chigi. 

L’urgenza di un piano di rilancio
È sul piano verde, con il maxi fondo per gli investimenti pubblici da quasi 21 miliardi in 15 anni e con i 4,2 miliardi da destinare ai progetti per la riduzione delle emissioni (470 milioni per il 2020 e 930 per il 2021), che Conte contava e conta per presentare la sua “cura da cavallo” per la crescita. Ma il contesto, con le misure di contenimento del coronavirus e i danni tutti ancora da quantificare su turismo, industria, export, logistica, automotive, moda e tessile, la rende ora estremamente urgente. Come dimostrano le fibrillazioni su eventuali governissimi di scopo per fronteggiare la crisi, ne va del destino stesso dell'Esecutivo.

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