Interventi

Noi italiani chiamati a uno scatto di orgoglio: investiamo nella nostra economia

Gli italiani non investono in azioni e, men che meno, nelle azioni del loro paese. Le banche italiane rimettono solo parzialmente in circolazione nell'economia reale i depositi della clientela. Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook

di Alberto Foa *

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(ANSA)

Gli italiani non investono in azioni e, men che meno, nelle azioni del loro paese. Le banche italiane rimettono solo parzialmente in circolazione nell'economia reale i depositi della clientela. Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook


4' di lettura

In base agli ultimi dati pubblicati dalla Banca d'Italia, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 9.743 miliardi di euro, 8 volte il loro reddito disponibile.

Le abitazioni hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie e, con un valore di 5.246 miliardi di euro, hanno rappresentato la metà della ricchezza lorda. Il totale delle passività delle famiglie è stato pari a 926 miliardi di euro (principalmente mutui casa). Le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all'anno precedente.

Il rapporto fra la ricchezza netta delle famiglie e il reddito disponibile è più alto in Italia che negli USA, in Germania, in Francia o nel Regno Unito.

La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, cioè la parte non investita in immobili, è investita principalmente in obbligazioni, polizze assicurative e, soprattutto, giace in misura rilevante (circa 1.500 miliardi di euro, quasi il 100% del PIL) nei depositi bancari.

Secondo i dati più aggiornati dell'Associazione bancaria italiana, in Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a febbraio 2020, rispetto a un anno prima, di oltre 89 miliardi (!!!) di euro.

I dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) mostrano che le imprese italiane sono fra quelle che mostrano, nel confronto mondiale, un più basso rapporto di indebitamento in rapporto al PIL: in Cina 150%, USA 75%, Media UE 108%, Italia 69%.

I risparmi degli italiani depositati nei conti correnti delle banche o investiti nelle obbligazioni bancarie affluiscono solo in parte al sistema produttivo e delle imprese. Gli italiani non investono in azioni e, men che meno, nelle azioni del loro paese. Le banche italiane rimettono solo parzialmente in circolazione nell'economia reale i depositi della clientela.

Il rapporto fra capitalizzazione di Borsa e Pil in Italia è fra i più bassi del mondo occidentale; questo rapporto, a fine 2018, era pari al 36% contro il 148% degli USA, il 107% del Regno Unito, il 55% della Germania, l'88% della Francia, il 66% del Brasile e il 46% dell'Indonesia. Le basse valutazioni borsistiche delle aziende italiane costituiscono un fattore di svantaggio nello scenario competitivo internazionale e rendono più difficile per le nostre imprese raccogliere capitali freschi per investimenti sul mercato. In questo ultimo mese, le valutazioni hanno toccato i minimi degli ultimi 20 anni.

La Borsa costituisce per le aziende il canale principe di finanziamento dei progetti di investimento, uno strumento fenomenale per l'espansione e l'internazionalizzazione.

Lo scarso peso di una solida base di investitori domestici rende la nostra Borsa preda di flussi di investimenti e disinvestimenti a corrente alternata degli investitori esteri per i quali le azioni italiane rappresentano un investimento marginale.

In Italia, migliaia di imprese, asse portante della crescita economica del paese, hanno reso ineguagliabile la fama del marchio “Made in Italy” in ogni angolo del pianeta; “Made in Italy è il brand più riconosciuto a livello mondiale. In settori come la moda, il cibo, il design, la meccanica di precisione e l'automobile, siamo in grado di raccontare storie ed esempi imprenditoriali di successo e portatori di un inestimabile valore sociale ed economico. Dietro ad ogni impresa c'è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa, ci sono famiglie legate da un filo comune: il valore del lavoro e dell'impresa.

Per gli italiani è giunto il momento di uno scatto di orgoglio, di diventare protagonisti della vita economica nazionale, di assumere le proprie responsabilità di cittadini. L'andamento dell'economia è il risultato di un fenomeno path-dependent, non è un fenomeno naturale che si evolve in modo indipendente, dipende dalla fiducia e dalla partecipazione dei soggetti coinvolti, dal nostro impegno in prima persona.

La fiducia è un elemento fondamentale degli investimenti e della crescita: pensiamo alla stessa radice etimologica della parola credito. Per noi e per i nostri figli, non possiamo e non dobbiamo più attenderci solo che sia un'entità terza, lo Stato, le banche, l'Europa, a cavarci dai guai.

Agli attuali livelli di quotazione, l'investimento sulla Borsa di Milano avviene a livelli di valutazione particolarmente bassi: il P/BV del FTSE All Share è pari a 0,90, cioè il valore delle aziende quotate espresso dai prezzi attuali è inferiore al valore contabile dei mezzi propri. In nessun paese europeo questo rapporto è inferiore a 1.

A questi livelli di quotazione nessun imprenditore ragionevole può varare un aumento di capitale. Il valore totale delle aziende quotate sulla Borsa Italiana è pari, oggi, a meno di 500 miliardi di euro. Il valore totale delle imprese italiane quotate è oggi uguale al valore di Facebook!

In questo contesto, il dibattito sugli Eurobond diventa surreale: è giusto chiedere il coinvolgimento dei contribuenti e degli elettori degli altri Paesi Europei mentre noi, cittadini e risparmiatori italiani, rimaniamo abbarbicati ai nostri depositi bancari e non siamo disponibili a investire nella nostra economia e nelle nostre aziende neanche quando sono valutate meno dei mezzi propri ?

In questi giorni, di fronte all'emergenza economica e sanitaria, ci sentiamo più uniti, più solidali; sulle facciate di molti palazzi sventola il tricolore. Pur tenendo conto che la ricchezza, ovviamente, è distribuita in maniera diseguale, facciamo questo conto: se 20 milioni di italiani investissero ognuno 2.500 euro, alla Borsa affluirebbero 50 miliardi di euro, se 10 milioni di italiani investissero ognuno 10.000 euro in azioni italiane, alla Borsa affluirebbero 100 miliardi di euro.

Credere ed investire in noi stessi e nella nostra economia oggi è un'opportunità collettiva. Orgoglio nazionale non è nazionalismo, fiducia in sé stessi n è arroganza: la finanza è un terreno fondamentale per rendersi parte attiva della ripresa come Comunità nazionale.

* Presidente AcomeA SGR

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