Circolazione stradale

MULTE

Noleggio, responsabilità esclusiva per il guidatore


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2' di lettura

C’è un lato nascosto dietro i dati 2018 sulla mobilità condivisa resi noti la settimana scorsa, che danno le auto in car sharing a quota 8mila unità, gli scooter oltre i 2mila e il totale degli spostamenti a 33 milioni. Aumentano anche le multe e molte restano a carico degli operatori. Di qui una proposta di modifica al Codice della strada, che però ora segna il passo assieme al resto del testo unificato elaborato dalla commissione Trasporti della Camera prima delle elezioni europee.

Il numero di multe cresce non solo perché aumentano gli spostamenti con la mobilità condivisa. Pesa anche il fatto che il car sharing giuridicamente è inquadrato come noleggio senza conducente (articolo 84 del Codice della strada), ma si rivolge a un’utenza in buona parte diversa. Essendo un servizio prevalentemente urbano a basso costo, è molto utilizzato anche da persone che in altri contesti non sceglierebbero mai il noleggio. Inoltre in città, non di rado, si ha molta fretta e quindi si tende a commettere più infrazioni della media. Anche solo divieti di sosta quando, giunti a destinazione, non si trova un parcheggio regolare e il contatore del prezzo della corsa continua a scorrere.

In questa moltitudine di utenti, si è creata una fascia di “disinvolti” che si rende irrintracciabile per la notifica delle multe. Questa fascia è più consistente rispetto a quella degli utenti inaffidabili del noleggio inteso in senso tradizionale.

In ogni caso, attualmente la sanzione resta a carico dell’operatore. Infatti, il penultimo periodo dell’articolo 196, comma 1, del Codice stabilisce chiaramente che tra il noleggiatore e il locatario la responsabilità è solidale tra locatore e locatario.

Così nell’articolo 5 del testo unificato è previsto che la responsabilità diventi del solo locatario, presunto autore materiale della violazione.

Questo andrebbe a chiarire anche un dubbio creato lo scorso dicembre dal primo decreto sicurezza (Dl 113/2018), che ha cambiato le regole di solidarietà nel caso di utilizzo di veicoli immatricolati all’estero da parte di residenti in Italia (uso che il Dl vieta in molti casi). A febbraio la Polizia stradale, in audizione alla Camera, aveva auspicato che il futuro Codice stabilisse chiaramente l’esclusione della responsabilità del proprietario se il veicolo è immatricolato all’estero.

Ma l’iter delle modifiche al Codice ha subìto una battuta di arresto: l’accelerazione che aveva portato al testo unificato era probabilmente dovuta all’imminenza delle elezioni europee, che nelle forze politiche aveva creato la consueta esigenza di fare annunci.

Sullo stop potrebbero aver pesato i contrasti sull’emendamento (poi ritirato) che avrebbe introdotto la condivisione temporanea tra privati. In pratica, tramite app che costituiscono una rete tra comuni automobilisti, creando vari problemi di tracciabilità e responsabilità. Tanto che il ministero dei Trasporti si è opposto, nonostante il tema della mobilità condivisa stia molto a cuore ai M5S.

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