L’intervento

Nominato dopo 9 anni il Consiglio nazionale per l’Alta formazione artistica e musicale

Le funzioni di questo organo tecnico serviranno per facilitare il processo di cambiamento e innovazione in atto

di Antonio Bisaccia*

5' di lettura

In un Paese dove vengono presentati 3 disegni di legge sul pittore Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino, e un disegno di legge per l'istituzione del ministero della Bellezza, e in un Paese in cui il presidente della Repubblica Mattarella afferma, il 9 aprile a Procida, in occasione della celebrazione della capitale italiana della cultura 2022, che «(…) la cultura è un capitale da valorizzare e da investire, è un patrimonio della comunità, è motore di crescita, è spinta all'apertura, è moltiplicatore di energie civili, e non è un luogo separato dal contesto sociale o nicchia di attività umane voluttuarie e superflue, bensì è bellezza che si trasmette, pensiero che arricchisce e conoscenza, etica, dialogo, emozione», non si può non convenire che l'alta formazione artistica sia il campo dove queste energie prendono forma, producendo costrutti di civiltà per il futuro. Ma è anche il campo in cui le contraddizioni dei mancati investimenti (su cui si stanno facendo passi avanti) sui talenti e la loro formazione, se non decisamente virati secondo un principio che sia conseguente alle parole del presidente, continueranno a produrre uno iato esiziale – non sostenibile e incomprensibile – nei confronti dell'altra metà del mappamondo della formazione superiore.

Il Cnam riprende il suo ruolo

Il ministro del Mur Maria Cristina Messa ha firmato il decreto di nomina, inviato agli organi di controllo, dei 27 componenti del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e Musicale (Cnam). L'assenza di questo organo per nove lunghi anni (anche se ha operato la commissione cosiddetta ex ordinamenti) ha contribuito a ingessare il sistema Afam dentro un opificio sofferto di provvisorietà (fluctuat nec mergitur). Questo senso di esperienza sospesa, relativamente alla tipologia di attività previste per l'organo, si è diffusa a macchia d'olio e ha campeggiato nel cuore delle istituzioni provocando aritmie divenute stanziali. «Sapere come aspettare è il grande segreto del successo». De Maistre ci ha insegnato che l'attesa è il coefficiente operativo implicito in ogni destino di svolta. Negli ultimi due anni le istituzioni dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica sono state titolari di un rinnovato interesse politico e amministrativo concretizzatosi in diversi atti che hanno sbloccato alcuni nodi importanti (ampliamento dell'organico, passaggi di fascia, stabilizzazione precariato, previsione dei dottorati di ricerca per gli studenti, possibilità di partecipare ai progetti di ricerca e altro). Con il Cnam le competenze e le esperienze – esercitate da chi queste istituzioni le vive e le fa vivere – potranno servire per testare la stessa logica autonomistica sottesa alla norma sopra citata.

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Cosa farà il Cnam

«Un sistema d'idee è costituito da una costellazione di concetti associati in maniera solidale (…). Mediatori tra mente e mondo, i sistemi d'idee prendono consistenza e realtà oggettiva a partire dalla loro organizzazione». Edgar Morin, in La méthode, sostiene che le idee isolate non possono avere esistenza se non in un rapporto – ampio e critico – che le renda operative, nell'ottica che solo un'organizzazione in grado di raccogliere tra tutte le istanze quelle pertinenti ha possibilità di costruire quanto necessario. Un organo come il Cnam deve costruire nessi e logiche che consentano alla legge 508/99 di aderire al suo spirito di autonomia presupposta. Se guardiamo al sistema universitario, il Cnam non potrà che lavorare sul concetto di analogia, ma sviluppato nel senso dell'isomorfismo: ovvero analogia strutturale tra i due sistemi che mostrano linee operative simili ma appartenenti ad ambiti differenti. Esso è chiamato – in estrema sintesi – a esprimere pareri e formulare proposte: pareri sui dispositivi in itinere e proposte sulle inedite modalità di sviluppo organico dell'Afam. Queste istituzioni negli ultimi dieci anni sono cresciute esponenzialmente, soprattutto sul versante dell'internazionalizzazione, e hanno necessità di usare nuovi strumenti più performativi anche per sostenere le sfide che l'Europa ci chiede. Gli ambiti di riflessione sono davvero tanti. Gli schemi dei regolamenti previsti dalla legge di riforma contengono discipline molto articolate: i requisiti di qualificazione delle istituzioni e dei docenti; le idoneità delle sedi; le modalità di accorpamento, fusione e convenzionamento con soggetti pubblici e privati (ivi compresa la possibilità di stabilire criteri per la costituzione di politecnici delle arti); reclutamento del personale; criteri per l'adozione degli statuti di autonomia; criteri per un pieno esercizio dell'autonomia regolamentare; le procedure e i tempi per programmazione e sviluppo; i criteri per l'attivazione dei corsi, per la formulazione degli ordinamenti didattici e la previsione degli accessi; fino al tema della valutazione che è ancora tutto da sviluppare e che servirà per uscire dalle sabbie mobili dall'autoreferenzialità.

Le quattro sfide immediate

Oltre tutta la panoplia di attività legate ai prescritti pareri per l'accreditamento e le modifiche dei corsi di diploma accademico di primo e secondo livello, il Cnam dovrà acquisire la conoscenza della bozza di modifica del Dpr 143/19 sul reclutamento del personale delle istituzioni Afam, ovvero quel regolamento che era stato adottato (e, per fortuna, sospeso) senza tenere conto dei rilievi di tutto il sistema e che contiene (adesso) il principio fondativo dell'Abilitazione artistica nazionale (cui si lega il necessario riordino dei Sad): che, se confermata, cambierà radicalmente l'anima del reclutamento. Tale bozza di Dpr è arrivata al Dagl e la sua discussione sarà calendarizzata al Cdm. Insieme, o a breve distanza, dovrebbe essere discussa anche la bozza di modifica del Dpr 212/2005, regolamento recante la disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici. Un coinvolgimento ancora superiore è previsto su altri due regolamenti fondamentali che rappresenteranno davvero gli assi cartesiani dello sviluppo del sistema. Il primo è quello che dovrà sistematizzare la programmazione, la valutazione e l'edilizia con l'intento di riequilibrare l'Afam e consentirne lo sviluppo, con lo scopo primario di completare il processo di riforma perché, ad oggi, dopo 23 anni, non è stato mai emanato il relativo regolamento. Il secondo, importante quanto e più del primo, è il regolamento che riguarda criteri per l'autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali. Su questo era stata già prodotta una prima bozza (modifica del Dpr 132/2003) ma sarà importante riconfigurarla, prima possibile, per dare ad essa una reale e coraggiosa spinta autonomista, nello spirito (non ancora inveratosi) dell'articolo 33 della Costituzione. «Noi troveremo una strada, oppure ne apriremo una nuova». Mi pare che questa disposizione di Annibale Barca contro le difficoltà oggettive, potrebbe essere la poetica in grado di consentire al Cnam di esercitare al meglio, e con spirito costruttivo, gli importanti obiettivi che attendono di essere raggiunti. Dictum, factum.

* Presidente della Conferenza nazionale dei direttori delle Accademie di Belle arti e Accademia d'Arte drammatica

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