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Nomine, da Fincantieri a Sace tutte le partite in casa Cdp

di Celestina Dominelli

Assiom Forex, Palermo (Cdp): puntare su volano risparmio e manifattura, Cdp può avere un ruolo

4' di lettura

Per il piatto più ghiotto, la poltrona di ad di Fincantieri, dove siede attualmente Giuseppe Bono, 75 anni, una vita al servizio dell’industria di Stato e da 16 anni al timone del gruppo triestino, la corsa è già partita. Alimentata dalle voci di un possibile ingresso nella plancia di comando dell’azienda da 5,5 miliardi di fatturato, dati 2018 alla mano, e con 19.274 dipendenti sparsi in quattro continenti (di cui 8.662 in Italia), di Paolo Simioni, presidente e dg di Atac, l’azienda municipalizzata dei trasporti romani, sponsorizzato dai Cinquestelle. Ma in casa Cdp, che detiene il 71,6% del gruppo cantieristico attraverso la controllata Fintecna, le nomine arrivate a scadenza sono diverse: nel biennio 2018-2019, ci sono 14 cda da rinnovare e 15 collegi sindacali (due dei quali si riferiscono però a due società come Cinecittà Luce e Cinque Cerchi spa che risultano in liquidazione). L’attenzione, però, è tutta concentrata sulle big: oltre a Fincantieri, Snam, Italgas, Ansaldo Energia, Sace e Simest.

Il primo step: Palermo e Tononi alla guida di Cdp Reti
Un primo tassello, però, è andato a traguardo proprio nei giorni scorsi, quando il cda di Cdp che ha deliberato l’aumento della quota in Tim ha dato altresì il via libera al nuovo tandem alla guida di Cdp Reti, il veicolo societario al quale fanno capo il 29,8% di Terna, il 30,3% di Snam e il 26,04% di Italgas, queste ultime due, come detto, nel novero delle aziende chiamate nelle prossime assemblee dei soci a rinnovare i vertici: così l’ad di Cassa Fabrizio Palermo e il presidente Massimo Tononi hanno preso, rispettivamente, il posto di Leone Pattofatto (uscito dalla spa di Via Goito nei mesi scorsi per nuove esperienze professionali) e di Carlo Baldocci, attualmente responsabile Public Affairs.

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Le liste di Cdp in arrivo il 6 marzo
Archiviata la pratica Cdp Reti, restano sul tavolo diverse caselle da riempire, tra cui, solo per citarne alcune, quelle di Cdp Equity, Cdp Immobiliare e Cdp Investimenti Sgr (queste ultime due con gli organi sociali scaduti già lo scorso anno). Ufficialmente il percorso dovrebbe chiudersi il prossimo 6 marzo quando è in calendario un cda della Cassa per deliberare le liste di candidati nelle principali partecipate, le cui assemblee sono fissate per gli inizi di aprile: oltre a Fincantieri (l’assise è in programma a Trieste il 5 aprile), sul tavolo figurano anche Snam (2 aprile) e Italgas (4 aprile). Mentre per Sace l’iter dovrebbe chiudersi in primavera, a valle comunque del cda chiamato ad approvare il bilancio (da ricordare che scadono anche i vertici delle sue controllate, Sace Bt, Sace Srv e Sace Fct oltre a Simest).

I tempi per il deposito delle candidature
L’articolo 147-ter del Testo unico della finanza stabilisce che le liste per i componenti del cda sono depositate «entro il venticinquesimo giorno precedente la data dell'assemblea convocata per deliberare sulla nomina dei componenti del consiglio di amministrazione e messe a disposizione del pubblico presso la sede sociale, sul sito Internet e con le altre modalità previste dalla Consob con regolamento almeno ventuno giorni prima della data dell’assemblea».

Il piatto più grosso: il rinnovo dei vertici di Fincantieri
Il match più importante, dunque, riguarda Fincantieri. Sulla riconferma di Bono al vertice del gruppo si è saldato un asse trasversale tra politica, mondo dell’impresa e sindacato - l’ultimo endorsement, in ordine di tempo, è quello giunto stamane dal sindaco di Genova, Marco Bucci («auspico che si possa continuare a generare ottimi risultati sotto la guida di Bono e del suo management team», ha detto il primo cittadino) - con il ceo non disponibile ad accettare un suo ridimensionamento, come sembrerebbero invece volere i cinquestelle che premono per un presidente con ampie deleghe (nella persona, come detto, di Simioni di Atac). Nell’intervista rilasciata oggi al Sole 24 Ore, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha messo in luce «i risultati straordinari» dell’attuale gestione, ma ha auspicato «qualche segnale di rinnovamento ma in un quadro che garantisca la continuità». Quale possa essere il punto di caduta è difficile dirlo, ma di certo i risultati del gruppo e il carico di lavoro record conseguito nel 2018, quasi 34 miliardi, non contemplano scelte affrettate.

I rinnovi di Snam, Italgas e Ansaldo Energia
Apparentemente più facili sembrerebbero le altre partite. Ma anche per Snam e Italgas, dove sulla poltrona di ad siedono attualmente Marco Alverà per la spa dei gasdotti (il presidente è Carlo Malacarne) e Paolo Gallo per la società di distribuzione gas (mentre la presidenza è affidata a Lorenzo Bini Smaghi), la decisione non potrà non tener conto dei risultati raggiunti dai due manager, entrambi al loro primo mandato, e dell’apprezzamento manifestato dal mercato in questi anni. Attesa dal rinnovo, poi, c’è anche Ansaldo Energia ora in mano al tandem Giuseppe Zampini (ad) e Guido Rivolta (presidente).

Il doppio nodo Sace-Simest
Tra le caselle da riempire nella spa di Via Goito , c’è anche quella di Sace, il gruppo assicurativo-finanziario al cui timone figura Alessandro Decio con Beniamino Quintieri nel ruolo di presidente. All’ex banchiere è spettato il compito di tradurre sul campo la direzione impressa alla Sace dagli ultimi piani industriali della Cdp, a cominciare dall’integrazione con Simest (la società che sostiene la crescita delle imprese italiane attraverso l'internazionalizzazione della loro attività, di cui il gruppo di Decio controlla il 76%) che ha portato alla nascita del polo per l’export e l’internazionalizzazione sotto le insegne di Cassa. Un’operazione che ha coinvolto anche la Simest, guidata attualmente da Alessandra Ricci, il cui mandato, insieme a quello del presidente Salvatore Rebecchini, è scaduto nella primavera dello scorso anno.

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