SALE IN ZUCCA

Nomine Ue, all’Italia resteranno le briciole

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

Vi ricordate quel motivetto che diceva: “se prima eravamo in tre a ballare l'hully gully …?” . Mi è venuta in mente la canzone di Edoardo Vianello pensando alle grandi manovre in corso in vista dei rinnovi europei: se finora, almeno sulla carta, potevamo contare, tra Bruxelles, Strasburgo e Francoforte, su almeno tre “pezzi da novanta” come la Mogherini, commissaria agli Esteri, Tajani, presidente del Parlamento Europeo, e Draghi alla guida della Bce, nella prossima corsa, checché ne dicano i gialloverdi, sarà molto se riusciremo a strappare uno strapuntino. Succederà, insomma, tutto il contrario di quanto continuano a sostenere molti euroscettici che, a parole, pongono l'aut-aut: noi smettiamo di criticare ad ogni pie' sospinto l'Europa a patto di contare di più a Bruxelles.

Fare la voce grossa non serve molto con i prossimi chiari di luna. Se è vero, infatti, che i rinnovi delle cariche comunitarie dovrebbero avvenire in questi giorni mentre il ricambio alla Banca centrale europea è in calendario solo in autunno, tutti i giochi si fanno adesso. E le ultime dichiarazioni del presidente francese Macron sono significative: l'Eliseo – che, all'apparenza, ha fatto una grande concessione a Berlino proponendo la Merkel alla guida della Commissione o, in alternativa, del Parlamento di Strasburgo - in realtà, ha posto una precisa condizione ai “partner”. Ha, infatti, detto implicitamente che se sarà tedesco il “numero uno” europeo, non potrà essere teutonico pure il successore di Draghi. Ci sarebbe, così, una specie di veto transalpino alla designazione del “falco” Jan Weidemann, l'attuale presidente della Bundesbank. Quando a breve ci saranno le fumate bianche per i vertici europei, dovrebbe quindi esserci anche un accordo di massima per la Bce e, se passerà la linea voluta da Macron, Weidemamm dovrebbe restare a Francoforte, ma non all'Eurotower.

Comunque andrà a finire, la morale è che all'Italia resteranno solo le briciole perché, al massimo, ci resterà un commissario magari economico: è vero che, chiunque sarà, dovrebbe fare meglio della Mogherini, ma, nella stagione che tramonta, eravamo comunque in tre. E, poi, come faremo senza avere più a Francoforte un Super Mario che mette in crisi anche Trump?

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